E Aracu disse:«ti presento Lavitola, una persona per bene, ci aiuterà per qualche operazione»

Alessandro Biancardi

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E Aracu disse:«ti presento Lavitola, una persona per bene, ci aiuterà per qualche operazione»
ABRUZZO. Lavitola? «Una brava persona». Anche in gamba «può aiutarci a fare qualche operazione». La pubblicità? Certamente , la facciamo su “L’Avanti”.

I grandi affari del deputato Sabatino Aracu sono tutti negli atti dell'inchiesta Sanitopoli su presunte tangenti in quasi dieci anni. Gli inquirenti sul finire si sono dedicati anche all’iperattività imprenditoriale dell’ex coordinatore del Pdl abruzzese. Imprenditore con molti soci e prestanome che non lesinava regali importanti a Natale per omaggiare i vertici delle grandi società con le quali lavorava. Una delle società riconducibili ad Aracu è la 3G di Sulmona che si occupa di servizi di call center e che ha navigato anche in cattive acque. Poi è riuscita a mettersi in sesto anche con  grandi appalti (per esempio Telecom) che sono stati provvidenziali per i bilanci. Di questo e altro ha parlato la ex moglie, Maria Maurizio, fatti riscontrati in gran parte dalla procura di Pescara che ha sottolineato una miriade di operazioni sospette attraverso anche altre società, tutte riconducibili ad Aracu attraverso soci fittizi o teste di legno. Tra i soci “occulti” c’era proprio la ex moglie che, però, ha poi spifferato tutto al pool di Sanitopoli. Le aziende sono tra le tante la Esseci, la 3G ed un pugno di società dai nomi esotici a Madeira dove «le operazioni» evidentemente si facevano meglio.

Aracu aveva deciso di stabilire le sedi di quelle società nello stesso palazzo che aveva scelto l’amico Giuseppe Spadaccini nell’isola portoghese. Fu proprio Spadccini, d’estate, durante una gita sulla sua lussuosa barca a consigliare ad Aracu di sfruttare il Portogallo tanto che alla fine così fece e divennero soci al punto da dividere le spese di affitto dell’appartamento e della segretaria che curava la sede estera delle loro società. Per un periodo furono soci di una stessa società: la Bytols.

ARACU, AMICO DELL’AMICO

Spadaccini poi fu arrestato per la maxi evasione mentre Aracu la scampò. Al pm Mirvana di Serio Spadaccini raccontò di aver pagato pubblicità, circa 3 milioni, sul giornale L’Avanti, il cui editore era Valter Lavitola, una pubblicità ''strana'' che servì, disse l'imprenditore agli inquirenti, per evitare un attacco di Guido Bertolaso che «voleva avvantaggiare il fratello nella società Cai» e dunque affidare a questa società la gestione dei Canadair antincendio. Spadaccini vinse quell’appalto e grazie ad una raccolta di firme di 200 parlamentari del Pdl riuscì a neutralizzare le presunte manovre ai suoi danni dell’ex numero uno della protezione civile. Una vera e propria faida interna, lotte di potere che erano emerse e confermate più volte anche della intercettazioni telefoniche effettuate ai danni di Lavitola proprio nell’ambito dell’inchiesta spadaccini e che Repubblica sta sfornando ogni giorno, come quella di ieri con il questore Francesco Colucci… 

 Destini che si incrociano e storia che si ripete anche per Aracu che pagò ugualmente pubblicità a L’Avanti di Lavitola attraverso la 3G per una cifra di poco superiore a 200mila euro. C’era una gran voglia di pagare migliaia di euro per stare su un giornale che nessuno leggeva e che non era nemmeno distribuito in edicola.

IL SOCIO DI ARACU RACCONTA

Venceslao Di Persio è stato interrogato dal colonnello della finanza Mauro Odorisio il 29 settembre 2009 anche sui rapporti con i fornitori della 3G che sembrava emettere fatture giudicate «dubbie», «fittizie» o «per servizi inesistenti». Una società di cui hanno fatto parte anche Adele Caroli, attuale consigliere comunale di Pescara, suo marito (socio fondatore poi deceduto) e Mario Tortora uomo di fiducia di Aracu che questi volle anche alla Asl di Chieti ai tempi del governo Pace e delle cartolarizzazioni. I tempi del manager Luigi Conga.

La 3G lavorava molto con i media. Per esempio diverse centinaia di migliaia di euro furono pagate alla società Bvp Broadcast di Casoria per presunta pubblicità, una società che pare fosse riconducibile al senatore Sergio De Gregorio. Di queste spese della 3G l’amministratore Venceslao Di Persio non ne sapeva nulla e le riteneva fatture da non pagare. Furono invece liquidate nel 2006, forse proprio per mano di Tortora.

«A proposito di pubblicità», domanda il colonnello Odorisio, «la riconosce questa fattura della International press, società editrice de L’Avanti?». Di Persio: «no»

Poi però Di Persio ricordò: «non ho mai visto documenti che riguardassero questa società nè conosco i rapporti esistenti. Posso dire, però, che ho incontrato questo signore il cui nome è... era candidato all'epoca, mi sembra al Parlamento europeo…, venne a Pescara con cui sono stato addirittura a pranzo un paio di volte... il signor Lavitola. Me l'ha fatto incontrare Aracu dicendo “questa è una persona per bene, brava, ciò può dare una mano a fare qualche operazione”. Lui mi propose qualche fattura. Io alzai le mani e dissi “non se ne parla nemmeno di fatture nel modo più assoluto” e stoppai tutto, dopodiché non mi è stato detto più niente».

ODORISIO: «che significa “ di fare qualche fattura”?»

DI PERSIO: «se volevo fare un pò di pubblicità su L’Avanti. Dissi che non se ne parlava, non abbiamo una lira, non possiamo fare niente. Era circa il 2005. … me lo fece incontrare per strada, non ne abbiamo parlato al pranzo… lui era candidato e fece una piccola tavola rotonda con alcuni imprenditori, mangiammo in un locale di via Mazzini a Pescara».

ODORISIO: «si ricorda i nomi di qualche imprenditore presente?»

DI PERSIO: «no, era tutta gente presa così all'ultimo momento, imprenditori di spicco non me li ricordo. Erano tutti amici di bottega, di bicchiere, non c'erano imprenditori che io mi ricordo di spicco… può darsi pure che ci fossero buoni imprenditori ma io non conoscevo».

ODORISIO: «ma la 3G aveva necessità di pubblicità?»

DI PERSIO: «nel modo più assoluto no. La nostra attività non si rivolgeva direttamente al pubblico ma le nostre commesse arrivavano direttamente dalle gare di appalto, vincevamo le gare e prendevamo l'operatività di quello che andava fatto, la pubblicità non c'entrava»

ODORISIO: «quindi lei ritiene che fosse superfluo un'attività di proposta pubblicitaria?»

DI PERSIO: «senz'altro perché noi avevamo i maggiori enti che non è che dovevo fare pubblicità per l’Enel… ma che c'entra la pubblicità su un giornale della 3G? Non la vedevo assolutamente, infatti non l'ho mai vista, non l'ho mai pagata e l'ho sempre contestata».

La 3G ha poi corrisposto bonifici per un totale di 800mila euro ad una società Ssp, Servizi e soluzioni professionali di Pescara che aveva tra i dipendenti Maria Lavitola, parente di Valter, e tra i cui soci figurava anche Augusto Lino, (noto alla finanza come «uomo dell’onorevole Giampiero Catone»), ex vertice dell’Arit, l’agenzia regionale per l’informatica, che manco a farlo a posta ebbe rapporti anche con la 3G. Oggi Lino è al vertice di Pescara Innova una società partecipata dalla Provincia di Pescara.

Come detto la 3G versò 800mila euro alla Ssp «guarda caso subito dopo che la società trasferì la sua sede all’estero», annotano i finanzieri.

Alessandro Biancardi  21/10/2011 8.33