Berlusconi: «facciamo fuori il palazzo di giustizia di Milano»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Il quotidiano La Repubblica pubblica nuove intercettazioni tra Berlusconi e Lavitola. Le telefonate sono state registrate dalla procura di Pescara.

PESCARA. Il quotidiano La Repubblica pubblica nuove intercettazioni tra Berlusconi e Lavitola. Le telefonate sono state registrate dalla procura di Pescara.

Le conversazioni tra il premier e l'ex giornalista (recentemente radiato dall'ordine) risalgono al 2009 e secondo Repubblica sarebbero state depositate agli atti del processo per l'inchiesta sui fondi dell'«Avanti», di cui Lavitola era direttore prima di diventare latitante. «Portiamo in piazza milioni di persone, facciamo fuori il palazzo di Giustizia di Milano, assediamo Repubblica: cose di questo genere, non c'è un'alternativa...», si sfoga al telefono Berlusconi con l'amico Valter. La «telefonata shock» è una conversazione con il premier del 20 ottobre 2009 in cui il presidente del Consiglio si lamenta della situazione affermando anche «siamo nelle mani dei giudici di sinistra» che si appoggiano «a Repubblica e a tutti i giornali di sinistra, alla stampa estera...». Un lunghissimo sfogo che si conclude «per cui o io lascio... Che dato che non sto bene per niente ho anche pensato di fare, oppure facciamo la rivoluzione, ma la rivoluzione vera... Portiamo in piazza milioni di persone, facciamo fuori il palazzo di Giustizia di Milano, assediamo Repubblica: cose di questo genere, non c'è un'alternativa...». E Lavitola gli dice «Presidente, però se mi permette la prima opzione scordiamocela...per almeno un paio di motivi. Il primo si distrugge il paese, secondo  la fanno a fettine sottile… che in confronto la bresaola è doppia….ma mica solo a lei anche a tutti quelli che…».

La segretaria di Berlusconi, Marinella, pressata dal direttore dell'Avanti, riferisce ancora Repubblica, gli dice "lasciami vivere" e "togli il fiato". «Ma lui dà ordini su chi e come deve entrare dal Dottore. Parla con tutti i palazzi del potere, tutti gli rispondono, spesso con insofferenza e con fastidio, ma è evidente dai colloqui registrati che nessuno gli può dire di no. Sembra un plenipotenziario occulto, la cui frase preferita è: "Ne ho parlato con il capo"».


UN MESE FA L'ALTRA INTERCETTAZIONE

Questa intercettazione viene pubblicata dal quotidiano del gruppo L'Espresso ad esattamente un mese di distanza dalla prima conversazione telefonica tra Lavitola e il premier. Nella precedente conversazione i due parlavano di politica e del Lodo Alfano in particolare, che era stato da poco dichiarato incostituzionale. Lavitola suggerì di ripresentare il Lodo, Berlusconi disse che «non me lo approvano i fascisti, cioé Fini non ci sta», ma Lavitola replicò che «Fini mica non ci può non stare, mica è matto», ma Berlusconi risponde: «tanto non ce lo firma il presidente della Repubblica».

Berlusconi sottolineò inoltre di avere «tutti contro» «e in più ho una cosa che pende sulla testa di 750 milioni e dall'altra parte ho i giudici che mi odiano, che sono dei criminali, del Palazzo di giustizia di Milano, che hanno già ricominciato a muoversi con la Corte Costituzionale, che gli ha dato il via libera per tornare alla caccia all'uomo».

17/10/2011 9.26

LAVITOLA, SPADACCINI E L'APPALTO DEI CANADAIR

NESSUNA INCHIESTA A PESCARA SU L'AVANTI

Non c'è alcuna inchiesta sui fondi pubblici percepiti dal giornale L'Avanti. Le intercettazioni ormai non più segrete sono quelle inserite nel procedimento che contesta la maxievasione e l'associazone a delinquere dell'imprenditore aereo, Giuseppe Spadaccini. Nell'ambito di quella inchiesta si era saputo che Spadaccini aveva versato circa 3 milioni di euro per una pubblicità su un giornale che non si distribuiva in edicola, appunto L'Avanti di cui era editore Lavitola. Una cifra enorme che avrebbe insospettito chiunque. Di sicuro ha insospettito gli investigatori ed il pm Mirvana Di Serio che ha chiesto che si intercettassero le utenze di Lavitola per 45 giorni tra ottobre e novembre 2009.

Il risultato è stato magro per l'inchiesta pescarese sull'evasione fiscale visto che non si sarebbe mai parlato di Spadaccini o vicende connesse. Non si sarebbe mai parlato nemmeno di altre vicende degne di attenzione da parte della procura che non sembra, allo stato, aver disposto alcuno stralcio a vantaggio di altre procure. E' certo però che sono moltissime le telefonte intercettate dalle quali emerge un mondo variegato che è quello che ormai gli italiani hanno imparato a conoscere anche dagli altri procedimetni che riguardano Lavitola e Berlusconi.

Si parla di affari e di politica, di questoni nazionali ma anche internazionali, di leggi da approvare e di favori da chiedere ma nulla che sarebbe penalmente rilevante.

Le intercettazioni sono inserite nel fascicolo processuale anche se non riguardano i capi di imputazione e gli indagati. Infatti Lavitola non è mai stato nemmeno indagato ma solo intercettato.

  Il processo che vede coinvolto Spadccini e altre dieci persone prende il via il prossimo 24 gennaio 2012 con la prima udienza preliminare dal gup.

17/10/2011 13.52