Le Case di cura private firmano i contratti con la Regione: arrivano 140 mln di budget annuo

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Le cliniche private abruzzesi dell’Aiop, l’associazione italiana dell’ospedalità privata, hanno sottoscritto i contratti regionali per il 2011 ed il 2012, accettando i relativi budget.

Si chiude così una vicenda che pure ha registrato qualche ritardo in più (siamo ad ottobre ed il budget di quest’anno è stato già consumato quasi tutto) ed uno strano appello finale del presidente Chiodi alle Cliniche per chiedere loro di uniformarsi alle regole stabilite dalla Regione. 

Il risultato ottenuto dalla Regione è comunque importante perché mette ordine nei conti della sanità e li tiene al riparo da sorprese, come negli anni passati. Con questo accordo, che però le Cliniche hanno firmato con riserva, il tetto complessivo annuo del budget ai privati sfiora i 140 milioni, con punte di 30 milioni a Villa Serena, 22 alla Clinica Pierangeli, 19 a Villa Pini, 15 alla Casa di cura  Spatocco, 11 alla Di Lorenzo e cifre minori per gli altri. Come anticipato da PrimaDanoi.it, questa firma chiude con un armistizio il contenzioso delle Cliniche private con l’Ufficio del Commissario alla sanità: infatti il procedimento seguìto dal Commissario alla sanità per arrivare alla definizione del budget viene contestato per la mancanza di concertazione sia con le stesse Case di cura che con i sindacati, il che provoca un risultato finale non sempre ben accetto. Di qui la riserva sulla firma e la contestazione sulla clausola (ritenuta vessatoria) di rinuncia a qualsiasi contenzioso futuro. Restano invece in piedi le rivendicazioni sui vecchi contratti. In pratica dunque una firma scontata, che solo la stampa poco informata poteva mettere in dubbio: un contratto che arriva fuori tempo massimo (con le banche che premono per averlo come garanzia) e sotto minaccia di disaccreditamento non può che essere firmato. A nulla infatti sono servite le rimostranze sulla mobilità passiva, che le cliniche vorrebbero avere come aggiunta al budget fissato visto che di fatto la Regione così va a pagare gli imprenditori di altre regioni. Come a nulla sono servite le richieste di aumentare la mobilità attiva. Cioè il commercialista Chiodi ha più a cuore le tecniche per fare lifting al bilancio e mostrare conti in salute che le riforme strutturali del sistema. Il che ricorda le operazioni di un altro commercialista governatore (Giovanni Pace)  sotto il quale ebbero diffusione le cartolarizzazioni, cioè cassa subito e debiti in eredità ai governi seguenti. Il rifiuto a concedere alle cliniche i fondi della mobilità passiva sembra infatti un artificio contabile per migliorare il bilancio della sanità e farlo vedere in attivo (la mobilità passiva si pagherà tra due anni) piuttosto che una guerra vera e propria ai privati. Infatti se si aumentasse il budget delle Cliniche, lo sbilancio nei conti della sanità sarebbe immediatamente visibile. Per questo è stata rifiutata da Chiodi anche la proposta avanzata dall’Aiop di essere pagati a due anni, come succede alla mobilità quando si fanno i conti con il Fondo sanitario nazionale. Resta però sempre la stranezza di questa cifra imponente sborsata per le cure in altre regioni, che Chiodi ha quantificato in 60 milioni per l’anno in corso e che saliranno a 92, come da previsione del 2012. In pratica oltre i 2/3 dell’intero budget dei privati va fuori dell’Abruzzo, cioè cinque o sei cliniche al completo con tutti i dipendenti e tutto l’indotto sono pagati con i soldi degli abruzzesi. La soluzione forse verrà nei prossimi anni, ma già ne stanno discutendo nella Conferenza Stato-Regioni che si dimostra sempre più l’incubatore delle proposte più avanzate. Probabilmente sarà rivista la Tuc, la tariffa unica concordata per i 108 Drg che assicurano i Lea (livelli essenziali di assistenza) e che le Cliniche incassano. Le modifiche previste sono i disincentivi per la Tuc e gli incentivi sulla riduzione dei viaggi della speranza. Se cioè la Case di cura si attrezzeranno per frenare le “fughe”, saranno concessi incentivi. Per il momento la proposta della Regione era “prendere o lasciare”, di fatto però era solo “la borsa o la vita” senza discutere. Il che non è stato molto gradito.

Sebastiano Calella 15/10/2011 15.16