Seminario su privatizzazione dell'acqua: «scandaloso». Il mistero: chi ha pagato?

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Le proteste sono cominciate prima dell'evento e sono continuate anche alla fine.

PESCARA. Le proteste sono cominciate prima dell'evento e sono continuate anche alla fine.

Il seminario organizzato dall'Ato, nell'ambito del progetto europeo Life+ ha creato non pochi malumori. Ieri a protestare erano stati il consigliere regionale di Rifondazione comunista, Maurizio Acerbo, e il Forum dell'acqua. Veniva ritenuta inaccettabile la presenza del professor Antonio Massarutto, docente di Economia dell'università di Udine, grande sostenitore della privatizzazione dei servizi idrici.

Ma come è possibile portare avanti questa tesi, si chiedevano i contestatori, quando con il referendum sull'acqua gli italiani, e gli abruzzesi, si sono espressi chiaramente contro la privatizzazione? Il commissario dell'Ato Pierluigi Caputi ha tentato di placare gli animi dichiarandosi pronto ad ospitare anche i responsabili del Forum dell'acqua per un eventuale incontro pubblico.

Ma alla fine del seminario le polemiche non scemano. Anzi: il sindaco di Roccamontepiano, Adamo Carulli (presente all'incontro), area Pd, parla di un «vergognosissimo» incontro «sulla mancata privatizzazione  dell'acqua. Otre a inviare l'invito all'ultimo momento il dottor Caputi, nella missiva trasmessa, sottolinea come è importante "conoscere gli approcci  e le tecniche che permettono un uso razionale della risorsa idrica, nonchè promuovere l'innovazione nel settore idrico"».
Sono stati invitati a partecipare i sindaci, i presidenti di Provincia, le autorità di bacino e le società di gestione dei servizi idrici.  «Ma all'incontro, guarda caso», sostiene Carulli, «sono stati allontanati i membri dei comitati per l'acqua pubblica mentre di sindaci  e amministratori veri ne sono giunti solo tre. Nessun presidente di Provincia presente pur essendo essi stessi i coordinatori delle assemblee dei sindaci del sistema idrico».
«Della più totale inutilità», continua il primo cittadino, «il seminario ha reso edotti gli intervenuti della mancata privatizzazione delle società di gestione della risorsa idrica.
Oltre al danno la beffa. Non solo lor signori hanno palesemente perso un referendum che ribadisce l'acqua come bene comune e pubblico, ma vengono da altre regioni e scuole di mercato ad impartire lezioni, nella sede istituzionale di tutti i cittadini abruzzesi, senza possibilità dare a nessuno la possibilità di aprire un  dibattito vero».

Per Carulli, dunque, il risultato finale è stato piuttosto scadente e parla di «classica dimostrazione di quanto dannoso può essere per la democrazia e la libertà il dissipamento di risorse pubbliche seppur giunte da un progetto Life europeo».
Per il resto la stessa iniziativa si terrà a L'Aquila il prossimo 21 ottobre. «Saremo presenti anche alla prossima iniziativa», assicura il primo cittadino, «come sindaci per l'acqua pubblica, per far sentire forte il nostro dissenso verso ricette che non ci vedono nè favorevoli nè complici».
15/10/2011 9.25

CHI HA PAGATO IL CONVEGNO?

La trasparenza in questi casi non aiuta ma sul sito dell'Ato teramano la determina 141 del 12/10/2011 fa sorgere qualche dubbio. Come spiegato dal commissario Caputi, infatti, il seminario è finanziato dall'Unione Europea nell'ambito del progetto WATACLIC. Questo vorrebbe dire che il convegno sulla privatizzazione è stato organizzato con fondi pubblici dell'Europa.

Ma allora perchè nella determina teramana (di cui si legge solo il frontespizio ma non compare integralmente) si liquidano delle spese? A quanto ammonta l'importo? A cosa sono serviti quei soldi, partendo dal presupposto che le spese per l'organizzazione e i relatori o altri esperti in missione (viaggio, vitto, alloggio, diaria) sono interamente rimborsate dai fondi progettuali? Non bastavano quelli dell'Unione Europea? Poichè hanno aderito tutti gli Ato regionali, la stessa procedura è stata seguita presso tutti gli enti? Anche negli altri casi la trasparenza non giova a favore di chi vuole capire ed è impossibile rintracciare le determine sui siti istituzionali che sono o aggiornati ad alcuni anni fa o in un caso non esiste affatto il sito istituzionale.

Sul sito dell'Ato Abruzzo le delibere commissariali sono aggionate al 30 settembre, l´Ato Chietino ha l´albo pretorio aggiornato al 15 ottobre... del 2007, l´Ato Marsicano ha l´albo ma e´ vuoto , quello Aquilano non ha proprio il sito .

Ultima domanda: che logica si segue nel pubblicare solo il titolo di una delibera ma non permettere la visualizzazione integrale? Tutte le delibere con impegni finanziari dell´Ato Teramano non si aprono. Le altre di ordinaria amministrazione sì. Misteri dell’informatica applicata alla pubblica amministrazione.

15/10/2011 10.47