Regione, il copia e incolla ripopola i fiumi d’Abruzzo e fioccano gli strafalcioni

Alessandro Biancardi

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LA FIGURACCIA. ABRUZZO. Che figura… e mica gratis. Milioni di euro per finanziare uno studio che dovrebbe sostenere il nuovo piano di tutala delle acque. Lo studio è un cazzotto nello stomaco per errori macroscopici ed evidenti, persino a chi nulla sa di fauna e flora fluviale.

LA FIGURACCIA. ABRUZZO. Che figura… e mica gratis. Milioni di euro per finanziare uno studio che dovrebbe sostenere il nuovo piano di tutala delle acque. Lo studio è un cazzotto nello stomaco per errori macroscopici ed evidenti, persino a chi nulla sa di fauna e flora fluviale.

Nessuno della Regione, dal tecnico al dirigente, l’assessore magari nemmeno era tenuto, si è chiesto che ci fanno in Abruzzo la Marzaiola americana, l’Alzavola asiatica, il Riccio orientale, la Trota marmorata e il Salmerino alpino.

La Giunta regionale abruzzese di sicuro non si è posto il problema visto che il Piano di Tutela delle Acque, massimo strumento di pianificazione in questo settore, è stato varato senza rilievi. Un provvedimento che si aspettava da anni e per il quale la Regione aveva affidato uno studio nel lontano 2001 ad un raggruppamento d’imprese formato da Enel Hydro, D'Appolonia S.p.a. e Proger. Dopo anni di attesa e qualche vicissitudine, nell’agosto 2010, la Giunta Regionale è riuscita ad adottare il Piano, ricevendo, peraltro, molte osservazioni dalle associazioni ambientaliste. Tra le migliaia di pagine del sito istituzionale (che Chiodi pure aveva promesso di rendere utile e meno dispendioso) si trovano  pagine dedicate all’argomento con una serie di allegati nei quali sono ben custoditi tutti gli strafalcioni scoperti da un lunghissimo studio del Wwf Abruzzo.

Qui si trovano i file incriminati, peccato però che molti collegamenti non funzionano e non si possono leggere, forse per problemi interni al sito o per pura distrazione o sciatteria.  

  STRAFALCIONUS ITALICUS FLUVIALIS

Il tutto parte dalla scelta dei redattori dello studio di usare, nelle schede, i soli nomi scientifici delle specie in latino: iniziativa che avrebbe dovuto conferire un peso scientifico alle relazioni, ma che alla prova dei fatti si rivela una vera e propria trappola. E’ bastato tradurre dal latino scientifico all’italiano per capire che gli animali che lo studio a catapultato in Abruzzo in realtà vivono in zone lontane anche 8mila chilometri.

Così nello studio si legge che ad Ortona, sul fiume Arielli, si incontrano la Marzaiola americana e l’Alzavola asiatica, accolti sulla costa dal Picchio dorsobianco, specie che quindi sarebbe incredibilmente presente su questo fiume (essendo in realtà confinata al Parco d'Abruzzo e dintorni).

Un mix straordinario che potrebbe essere una trovata pubblicitaria per attirare da mezza Europa frotte di birdwatcher.

L’uso dei soli nomi scientifici ha tirato dei brutti scherzi proprio a chi lo studio lo ha scritto  e fa addirittura passare dal regno animale a quello vegetale l’incolpevole Gambero di Fiume che finisce nell’elenco delle «piante del bacino Aterno-Pescara», così come avviene per il raro serpente Colubro di Riccioli, trasformato in un vegetale tipico del bacino del Tordino.  L’uccello Averla piccola, Lanius collurio, vede il suo nome trasformato quasi sempre in un esilarante “Lanius collirio”. «È evidente la responsabilità del correttore automatico (e della mancanza di una successiva rilettura)», fa notare il Wwf, «ma per non essere da meno l’estensore si inventa anche un “Lanius collarius” che lascia interdetti in quanto difficilmente può essere chiamato in causa il petulante software. E che dire della Volpe? Il nome corretto Vulpes vulpes diviene un più sinistro “Vulpus vulpus” così come la pianta Pyrola chlorantha diviene clamorosamente “Parola chlorantha”, forse a maledire la sequela di errori che riguardano, appunto, le parole...»

SALMONIS TROTATAS ALPINAS

A leggere le scheda della Regione Abruzzo sui pesci, poi, il Fiume Liri parrebbe scorrere non tanto in Italia centrale, ma nel profondo triveneto, visto che presenterebbe una fauna dal carattere prettamente alpino. Infatti, guizzerebbero nel fiume ciociaro la Trota marmorata (in realtà inserita con un nome sbagliato, “Salmo trutta mormorata” - nome corretto Salmo marmoratus), il Salmerino alpino, il Salmerino di fonte, il Temolo e addirittura un rarissimo pesce, il Cobite barbatello. Su questa specie, tipica dell’Adriatico settentrionale, la Regione si supera.

«E’ stato citato», dice il Wwf, «un nome scientifico non più in uso da decenni (“Cobitis barbatula invece che Barbatula barbatula), ma l’hanno anche storpiato, facendolo diventare “Cobitus barbatulus”! Anche alla Puzzola, sarà per la sua nomea, storpiano per ben due volte il nome: la prima volta da Mustela putorius a “Mustela potorius. Ma che sarà mai, una sola vocale! Basta però voltare pagina perché il nome diventi “Fustella puterius!  La Regione Abruzzo non lascia in pace neanche botanici ed entomologi, mettendo in crisi anche le loro più ferree certezze. Gli scienziati alla ricerca del coleottero Rosalia alpina lo ritroveranno tra i pesci del Fiume Sangro. La rarissima Centaurea tenoreana, pianta endemica della Majella, viene inopinatamente scovata dai solerti estensori del Piano anche nel bacino del Tronto».

Tornando alla fauna, sempre il Tronto ospiterebbe il Riccio orientale, che finora dai Balcani si era al massimo affacciato in Friuli, e addirittura la Lontra.

 «Abbiamo voluto scherzare su alcuni dei macroscopici errori», chiosa il Wwf, «pur nella consapevolezza di quanto sia grave che una Regione che si definisce “dei Parchi” abbia varato, proprio nel 2010, Anno Internazionale della Biodiversità, un provvedimento che denoti una tale superficialità nel trattare problemi che riguardano la conservazione del patrimonio naturalistico del suo territorio. Ci chiediamo quale sia stato il livello di attenzione ed approfondimento nella predisposizione del Piano visti i risultati ottenuti su aspetti tutto sommato semplici come l’indicazione delle presenze animali e vegetali».

È passato oltre un anno dall’adozione del Piano. Le scadenze per gli obiettivi di qualità per le acque fissati al 2015 dall’Unione Europea si avvicinano ma non si vedono concreti segnali di miglioramento nella gestione delle acque.

12/10/2011 16.41