Parco della Costa teatina, petizione di docenti e ricercatori al Ministero

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Sono ben 75 i docenti e i ricercatori universitari che hanno sottoscritto la petizione in favore di una ampia ed ininterrotta perimetrazione del Parco nazionale della Costa teatina.

Un netto no, dunque, al cosiddetto “Parco ad isole”. La petizione è stata inviata al Ministero dell'Ambiente, alla Regione, ai Comuni e alla Provincia.

L’appello, proposto da Francesco Stoppa e Maria Rita D’Orsogna, ha avuto un immediato successo di adesioni «perché», spiegano i firmatari, «gli esponenti della cultura non possono non cogliere il ruolo strategico del Parco della Costa Teatina come strumento di democrazia, di sviluppo, di protezione, di valorizzazione ambientale e come straordinario deterrente per futuri disastri ambientali».

«Desideriamo – si spiega nella petizione - che la cultura del nostro territorio e la salute dell'ambiente in cui vivono le nostre famiglie siano salvaguardati. Per questo chiediamo alla classe dirigente di scegliere ed attuare un modello di sviluppo basato sulla valorizzazione dei beni paesaggistici e di conservazione della costa abruzzese per le prossime generazioni. Desideriamo contribuire a far uscire l’Abruzzo dalla attuale crisi economica, sociale e ambientale e siamo fermamente convinti che il Parco della Costa teatina sia un eccellente modo per giungere a tale scopo, anche ai fini della tutela della legalità, della democrazia e di un sano controllo, che limiti la distruzione del territorio».

La visione proposta dal mondo accademico è quella da sempre portata avanti dalla Costituente, che vede il Parco sì come uno strumento di tutela della natura ma anche e per certi versi soprattutto come un eccezionale volano per lo sviluppo economico e occupazionale del territorio. «Un territorio che non potrà essere mai più violentato dalla speculazione, ma che invece sarà preservato per le future generazioni e positivamente “usato” in favore di tutti e non sfruttato da pochi».

«Vigileremo - scrivono i docenti -  affinché il Parco promuova una nuova e positiva azione, che investa sul turismo di qualità, sui prodotti enogastronomici locali, sulle energie alternative ecocompatibili, sul restauro dei centri storici. Il Parco aiuterà a risolvere i problemi d’inquinamento e di erosione, che colpiscono il litorale abruzzese, proteggendolo da interessi economici e dagli speculatori edilizi, che non hanno nessuna cura dei nostri beni culturali, materiali ed immateriali, dei nostri monumenti e della nostra storia».

Perché tutto questo sia possibile occorre, ovviamente, ricordano i promotori, che il Parco nazionale della Costa teatina sia istituito «nel modo più ampio e ininterrotto possibile», senza fantasiose e impraticabili soluzioni leopardate».

11/10/2011 13.35