Ancora disagi per ritirare le medicine in ospedale

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1410

ABRUZZO. Con l’arrivo del maltempo ma come si divertono anziani e malati – non solo quelli che abitano le zone interne dell’Abruzzo – a correre nelle farmacie ospedaliere a caccia di medicine che prima trovavano sotto casa.

Immaginate che bella avventura sotto la prima neve scendere dai monti della Marsica per andare all’ospedale di Avezzano o sotto la grandinata partire da Loreto Aprutino per Pescara. E poi – a sorpresa - la situazione che non ti aspetti: o la farmacia ospedaliera è chiusa o non ha il farmaco necessario e devi tornare alla base, supplicando il farmacista ad infrangere le circolari dell’Ufficio farmaceutico della Regione che impone la distribuzione di certe medicine solo in ospedale. C’è poco da ridere, naturalmente: continuano infatti i disagi che PrimaDaNoi.it ha già evidenziato, denunciando la superficialità con cui dalla Regione si decide di far pagare ai cittadini più deboli (malati e anziani) il costo dei presunti risparmi sulla spesa farmaceutica. Quanto viene a costare infatti una confezione di insulina o di altro, aggiungendo il costo della benzina, del tempo e del disagio (per chi se lo può permettere)? Sono le decisioni affrettate dell’Ufficio farmaceutico regionale, chiamato ad applicare le indicazioni del Commissario alla sanità, che sarà pure un politico (Chiodi) eletto con una grande maggioranza, ma che non per questo si può permettere di far pagare i cittadini con tanti disagi, soprattutto con provvedimenti vecchi e già superati

Mentre in Abruzzo si impone infatti la distribuzione ospedaliera, ad esempio delle insuline di ultima generazione, o la prescrizione specialistica e si giustificano le restrizioni sui medicinali con un presunto sforamento della spesa farmaceutica, non ci si accorge che la verità è un’altra. Non è vero che la spesa farmaceutica aumenta, almeno quella convenzionata che addirittura diminuisce (in Abruzzo di oltre il 2%), è vero che ad aumentare è quella ospedaliera, ma solo perché i tetti imposti sono di fatto insufficienti di fronte ai costi dei farmaci oncologici o di quelli per il sangue.

Lo ha riconosciuto la Conferenza Stato-Regioni: questa spesa non è comprimibile, salvo decidere di non curare certi malati. Ma c’è di più a sottolineare il ritardo della Regione: nel corso del Congresso dei medici di medicina generale lo stesso ministro della sanità Ferruccio Fazio ha dichiarato in questi giorni che i farmaci innovativi saranno alla portata dei medici di base.

C’è poi un altro aspetto che meriterebbe attenzione, in tempi di risparmio a tutti i costi e di compartecipazione alle spese: lo stesso medicinale ritirato in ospedale non paga il ticket, preso in farmacia il ticket lo paga. Eppure il famoso articolo 50 impone il ticket a tutti, senza distinzione, ma la Regione non lo applica. Però non solo obbliga i malati a recarsi nelle farmacie ospedaliere in orari fissi ed inderogabili, stabiliti dall’ospedale in base alle proprie esigenze (di sera e di notte è tutto chiuso e se hai bisogno ti arrangi…), ma li obbliga pure a prendere il farmaco che, a parità di molecola, è in magazzino, al contrario di ciò che accade nelle farmacie territoriali che sono costrette ad avere tutte le medicine del prontuario per rispettare ''l’autonomia prescrittiva'' dei medici e, in caso di sostituzione, sono costrette a giustificarla, pena l’addebito della stessa. Un altro aspetto mal valutato riguarda – stando alle denunce del vice commissario Baraldi - l’abitudine dei medici di famiglia a prescrivere troppi farmaci. Ma capita che mentre, per errore o per non aver letto bene le circolari, veniva prescritto un solo pezzo per ricetta, quando si tratta di prescrivere i farmaci in distribuzione diretta ospedaliera, non si fanno alcun problema largheggiando con le quantità, sia perché sanno che tali prescrizioni non vengono controllate e soprattutto non vanno a gravare sul loro budget, sia perché si rendono conto dei disagi cui i propri pazienti vanno incontro dovendo andare in ospedale anziché nella farmacia sotto casa. Su questo e su altri problemi analoghi era stata convocata una riunione a fine settembre, poi rinviata per assenza della Regione. E così i disagi continuano, i ticket in ospedale non vengono pagati e qualcuno cerca di confondere i dati, attribuendo all’Abruzzo comportamenti poco virtuosi che sono invece identici a quelli di tutte le altre regioni italiane.

Il verbale della Conferenza Stato-Regioni conclude così: «il superamento del tetto di spesa per l’assistenza farmaceutica ospedaliera non è “un’eventualità” ovvero una condizione imprevista bensì trattasi di una condizione che si verifica in modo sistematico tutti gli anni e in tutte le Regioni».

Sebastiano Calella 10/10/2011 10.40