Costantini(Idv):«lo sfascio della sanità per gestire appalti per nuovi 5 ospedali»

Alessandro Biancardi

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Costantini(Idv):«lo sfascio della sanità per gestire appalti per nuovi 5 ospedali»
ABRUZZO. Cosa si nasconde dietro le mille inadempienze del Commissario Gianni Chiodi nel settore sanità? Se lo è chiesto Carlo Costantini capogruppo Idv.* CHIODI:«NOI STIAMO FACENDO BENE MA CI SONO I SOLITI DIFFAMATORI…»

Il timore è che tutto quello che sta avvenendo nell’assistenza sanitaria abruzzese, ma soprattutto tutto quello che non si sta facendo, sia la preparazione di qualche assalto alla diligenza sanitaria. Protagonisti sarebbero ben individuati gruppi economici, sia della sanità privata sia di qualche lobby di costruttori in grado di fornire chiavi in mano ospedali nuovi, attrezzature e finanche protocolli di diagnosi e cura, del tipo – per intenderci – che prevedono una Tac per un semplice raffreddore (tanto paga pantalone).

 Altrimenti non si spiegherebbe perché nonostante le sollecitazioni del Governo, che a luglio aveva concesso 60 giorni per la redazione del nuovo Piano sanitario regionale (scadenza cioè metà settembre), non c’è traccia di questo documento che è fondamentale per conoscere dove va la sanità abruzzese. E che doveva essere trasmesso al Consiglio regionale, finora tenuto fuori dalla sanità nonostante questo sia un settore di sua esclusiva competenza. Solo delusione di un consigliere e del gruppo dipietrista, al completo attorno a Costantini, o c’è qualcosa di più?

 Costantini prima ha ricostruito “il contesto” in cui si è mosso Chiodi da commissario, con i provvedimenti del Programma operativo demoliti dalla magistratura amministrativa e salvati solo dal decreto del Governo che ha così rese effettive le chiusure dei piccoli ospedali. Poi ha chiosato: «visto che anche a Roma lo considerano inaffidabile, gli hanno posto dei paletti, invitandolo ad assumere provvedimenti legislativi e non atti amministrativi per modificare le leggi (questo è stato il motivo per cui il Tar ha dato sempre torto a Chiodi). Gli hanno detto di presentare le sue proposte al Consiglio e così ogni decisione avrebbe assunto la veste giusta e inattaccabile».

 Ma il termine dei 60 giorni è passato senza che il Consiglio regionale sia stato coinvolto e «Chiodi continua a veleggiare in solitudine – ha spiegato Costantini - nei pericolosi mari che circondano i tesori della sanità». In questo clima di deregulation può accadere di tutto: provvedimenti dei singoli manager Asl staccati da una vera programmazione unitaria, l’esplosione della mobilità passiva, la chiusura ulteriore dell’ospedale di Atri nonostante la sospensiva del Tar, i ridotti finanziamenti alla prevenzione o la mancata partenza di progetti già finanziati per la sicurezza sul lavoro. Oppure può accadere «persino che, in pochissimi giorni, il futuro dell’ospedale di Sulmona venga affidato prima ad un intervento sulla struttura e sull’area esistente il vecchio edificio, poi alla costruzione in project financing di un nuovo ospedale e, poi ancora, alla ricerca di un immobile in affitto per allocarvi i reparti (bando pubblicato il primo ottobre) senza che nessuno possa valutare le ragioni di quella che agli occhi di chiunque appare una gestione quantomeno drammaticamente approssimativa della sanità, fatta sulla pelle e con i soldi dei cittadini».

Perché – come sempre capita – la lingua batte dove il dente duole: non solo non esistono atti di programmazione ufficiali, ma – ha insistito Costantini - «i veri obiettivi di tutta questa gestione sono solo nella mente di Chiodi che per questo non vuole smettere di fare il Commissario che non si deve confrontare con il Consiglio regionale». Così tutto il progetto di Chiodi sembra concentrato nella costruzione dei 5 nuovi ospedali di Avezzano, Sulmona, Lanciano, Vasto e Giulianova, mentre chiuderanno Atri, Ortona, Atessa, Penne e Popoli «per asfissia meccanica da incapretta mento»: il pretesto tecnico sarà che la casistica trattata è insufficiente per tenerli aperti. Dietro questo disegno, ammantato di tecnicismo, «c’è “la cambiale” che Chiodi deve pagare alla politica – ha sostenuto Costantini - come è avvenuto in Calabria, dove il governatore Scopelliti l’ha già pagata. Si tratta di: 1) consegnare su un piatto d’argento a Infrastrutture Lombarde S.p.a. (o ad altra struttura di riferimento) la gestione di un maxi-appalto di quasi 500 milioni di euro per la realizzazione in project financing di 5 nuovi ospedali in Abruzzo; 2) ampliare a dismisura la quota di partecipazione del privato nella spesa complessiva sanitaria abruzzese».

 Il tutto si realizza «privando progressivamente di personale e mezzi le strutture pubbliche per distruggerne l’efficienza e subito dopo offrendo al cittadino la possibilità indistinta di curarsi dal pubblico o dal privato (come sta avvenendo nella scuola)».

 Lo scenario è senza dubbio apocalittico, ma i numeri non sono opinioni: di fatto è aumentata la mobilità passiva, di fatto è aumentato il ticket sui farmaci e sulle prestazioni ospedaliere, di fatto queste risorse drenate dall’economia abruzzese – sono decine di milioni di euro - si sono tradotte in perdita secca di migliaia di posti di lavoro. Con un doppio danno: non solo i cittadini hanno più difficoltà a curarsi, ma infermieri, medici, tecnici e amministrativi potevano essere pagati con i soldi che invece viaggiano verso altre regioni. E dopo averli privati del lavoro gli si chiede pure “la compartecipazione”: abruzzesi cornuti e mazziati.

Ai fatti circostanziati ha già replicato il Pdl che con Chiavaroli dice:«nel merito delle questioni poste oggi dall'IDV, vi è poco da dire perchè siamo alla manipolazione di ogni dato - dice poi Riccardo Chiavaroli - tanto che ormai gli attacchi infondati di Costantini, Mascitelli e compagni al Presidente Chiodi rasentano la diffamazione e tentano invano di ingenerare allarmi e paure fra le fasce meno attente della popolazione».

 «Sfido Chiavaroli ad indicare fatti non veri tra gli innumerevoli rivelati nel corso della conferenza stampa di questa mattina», ha risposto Cesare D’Alessandro IdV.

Il tentativo al momento sembra quello di buttarla “in caciara” per confondere fatti e opinioni, realtà e fantasia.

 Sebastiano Calella  07/10/2011 17.19

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 CHIODI:«NOI STIAMO FACENDO BENE MA CI SONO I SOLITI DIFFAMATORI…»

«Il Tavolo di Monitoraggio sui Lea (Livelli Essenziali di Assistenza Sanitaria) ha riconosciuto quanto fatto dalla Regione Abruzzo. E' un altro segnale importante che testimonia come il nostro lavoro sia stato apprezzato». A dare notizia del parere espresso a Roma dal Ministero è stato lo stesso presidente Gianni Chiodi.

In risposta all'ennesimo attacco delle opposizioni, Chiodi ha detto: «Ci sono dei diffamatori di professione che criticano solo senza fare proposte. Dicono che voglio far costruire ospedali per favorire non so chi, dicono che si vuole favorire la sanità privata, e hanno detto falsità sulla chiusura di alcuni ospedali. In realtà quelli esistenti sono obsoleti. Voglio costruire ospedali nuovi per dare agli abruzzesi strutture moderne che offrano maggiore tecnologia, qualità e sicurezza. La verità è che ci sono dei diffamatori politici che non hanno stile e non sanno cosa è il confronto politico. Basti pensare che il ministro Fazio diceva che in Abruzzo dovevano esserci sono 9 ospedali pubblici. L'opposizione fa solo polemiche e terrorismo politico per guadagnare consensi, ma il pareggio di bilancio e il miglioramento dei conti della Sanità fortunatamente non sono parole, ma fatti».

Infine,  Chiodi ha tenuto a precisare:«tutti gli atti e i provvedimenti del Commissario ad acta sono visti dal Sub commissario del Governo, Giovanna Baraldi, e validati dal Tavolo di monitoraggio composto dal Governo e dal Ministero della Salute e dell'Economia, dall'Agenzia Sanitaria Nazionale e da tutte le Regioni italiane. Quindi sono atti validati e pubblicati, assolutamente trasparenti, sotto gli occhi di tutti. Questo a differenza di quando accadeva in precedenza quando la passata amministrazione mandava l'Abruzzo nel baratro con il silenzio complice di tutti coloro che oggi si ergono a salvatori della patria. Purtroppo abbiamo visto come è andata a finire».

08/10/2011 8.52