Hulsmann: «la moneta ritorni al popolo: una riforma strutturale è necessaria»

Alessandro Biancardi

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Hulsmann: «la moneta ritorni al popolo: una riforma strutturale è necessaria»
PESCARA. La crisi? Non è come un acquazzone o un fenomeno naturale che “deve” accadere. La crisi economica è un evento che viene prodotto dal mercato stesso e dalle regole che l’uomo ha deciso di applicarvi.

L’incontro di ieri sulla presentazione in anteprima del libro “L'Etica della Produzione di Moneta” del professor Jörg Guido Hülsmann, una delle pietre miliari prodotte dalla scuola economica austriaca contemporanea, è stato un dibattito particolarmente animato e dinamico che si è protratto per tre ore intense nelle quali anche gli intervenuti hanno voluto porre domande per capire meglio, al  di là di tecnicismi complicati, la crisi economica di oggi e la recessione che riguarda la nostra vita di tutti i giorni.

Il libro esce per la prima volta in lingua italiana per l'editore Solfanelli di Chieti.

«Come si fa a dire alla capra di tenere a posto il giardino e di non brucare l’erba?», ha chiesto il professor Hulsmann che con metafore chiare e dirette ha cercato di far notare come il mercato in sé contenga i germi della crisi, germi che portano all’autodistruzione.

Chiari accenni ai gravi deficit di controllo dei mercati da parte dei governi o delle strutture preposte oppure della enorme “distrazione” che c’è sui conflitti di interesse che spesso sono la causa dei mancati controlli dei mercati avallando operazioni che poi a lungo termine creano disagi e “crolli”.

Il tema fondamentale del libro è che la moneta da un punto di visto storico è sempre stata scelta dal basso cioè dalla gente che l’ha utilizzata e dunque ne ha creato la legittimazione: prima era il baratto, poi la pecora, poi è stata la volta del metallo, infine l’oro. Solo nella recentissima storia si è arrivati alla carta moneta ed il meccanismo si è burocratizzato con l’arrivo delle banche centrali e del controllo dei governi sulla moneta.

Questo ha generato da una parte il fenomeno dell’inflazione e dall’altra una vera e propria espropriazione della moneta dal popolo. Non a caso alcuni temi sono noti in Abruzzo perché le teorie del professore di Guardiagrele Giacinto Auriti si ispirano agli stessi concetti, anche se le teorie austriache hanno conseguenze diverse.

Hulsmann ha parlato anche delle numerose spinte popolari che vorrebbero cancellare la banca centrale europea e del problema dell’inflazione chiarendo concetti spesso ostici per l’uomo della strada.

«La moneta deve ritornare al popolo ma bisogna farlo con provvedimenti strutturali e a livello centrale», ha detto, «vanno bene gli esperimenti locali che si stanno svolgendo in diverse parti d’Europa con l’introduzione di nuove monete volute dalla gente e accettate comunemente ma bisogna centralizzare altrimenti rimarranno episodi marginali».

«La nostra economia», ha spiegato Hülsmann, «è entrata in crisi perché si basa su quote di liquidità ridicolmente basse e questo è possibile grazie alla produzione di moneta della banche centrali, e quindi al ricorso all'inflazione». Attilio Di Mattia, promotore dell’iniziativa e consigliere provinciale e organizzatore dell'evento assieme all'editore Marco Solfanelli e al presidente della Fondazione Pescarabruzzo Nicola Mattoscio, ha introdotto la lezione di Hülsmann auspicando una maggiore etica nella formazione degli operatori economici: «nella mia educazione ha avuto una grossa influenza la cultura e la mentalità dei gesuiti. Nel master che ho seguito a a Philadelfia, alla Saint Joseph University, c’erano corsi obbligatori di Etica Finanziaria  e Responsabilità degli Stakeholders, anni prima che si iniziasse anche solo a immaginare una crisi economica come quella che stiamo vivendo».

  Nel suo libro Hülsmann ricostruisce la storia delle monete e racconta di come «i metalli preziosi diventarono un mezzo facilitare per gli scambi in maniera spontanea, con una volontaria cooperazione degli uomini. Le origini della cartamoneta - invece - sono illegittime, introdotte grazie alla violazione della proprietà privata».

Hülsmann evidenzia perciò il bisogno di una riforma monetaria il cui obiettivo deve essere «il ritorno al rispetto universale dei diritti di proprietà. Non occorre cambiare gli strumenti, cioè la cartamoneta e l'organizzazione delle banche centrali, ma le norme legali sotto cui operano le banche centrali e sotto cui si produce la moneta. Bisogna abolire i privilegi legali, e permettere ai cittadini di utilizzare le monete migliori».

 Hülsmann ha aggiunto di essere molto felice per la traduzione, che avvicina le sue idee anche al pubblico italiano. Il lavoro di Hülsmann è già stato tradotto nelle lingue più diffuse: l'edizione originale è in inglese (The Ethics of Money Production pubblicata nel 2007 dal Ludwig von Mises Institute, Auburn AL) ed è disponibile inoltre in cinese, tedesco, francese e spagnolo.  

«Quando c’era l’oro, un metallo prezioso, essendo un prodotto finito c’era corrispondenza tra domanda e offerta e non c’era inflazione», è stato detto, «con l’introduzione della moneta ancorata alle riserve auree il sistema è stato controllato. Quando invece si è deciso di svincolare la produzione di moneta dalle riserve auree l’inflazione ha cominciato a decollare».

L’inflazione come una sorta di inganno per i cittadini che materialmente hanno in mano un biglietto da 100 ma che in realtà può comprare merce solo per 80.

 «Il presupposto è che i cittadini non sappiano che la banca sta inflazionando il mercato», ha detto Di Mattia, «per capire che cosa succede quando c’è l’inflazione basta immaginare che sul mercato reale vi sia una banconota ed un bicchiere di vino. Poi la banca decide di stampare una nuova banconota mentre sul mercato rimane un solo bicchiere di vino. Così per poter spendere l’altra banconota i bicchieri devono diventare due e per farlo si annacqua il vino illudendo il consumatore il quale non sa di acquistare vino annacquato»

Hanno partecipato all’incontro organizzato dall'associazione Abruzzo Sostenibile, l'editore Marco Solfanelli, Carmelo Ferlito (curatore e co-traduttore del testo per l'edizione italiana), Nicola Mattoscio (presidente della Fondazione Pescabruzzo), don Renato D'Auria (docente di Teologia Morale all'Istituto G.Toniolo di Pescara).

07/10/2011 11.38