L’inchiesta Re Mida?«Come un soufflè». Pastore ancora all’attacco della procura

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

4336

PESCARA. Dal circo mediatico-giudiziario a quello culinario-garantista.*IL DOCUMENTO DI CONFESERCENTI:L’ETICA, LE INCHIESTE E LA STANCHEZZA DELLE IMPRESE

Soltanto ieri il senatore Paolo Tancredi, approfittando di un errore materiale in un nostro articolo (poi prontamente rettificato) aveva colto la palla al balzo per gridare alla «sinergia» e al circo mediatico–giudiziario, una sorta di associazione sovversiva tra poteri (informazione e magistratura») per annientare persone oneste e messe alla gogna. Nella foga anche PrimaDaNoi.it è stato tirato dentro.

Oggi ritorna all’attacco il senatore Pdl, Andrea Pastore, che si affida ad una metafora culinaria per parlare dell'inchiesta:«una sorta di soufflé che si sta sgonfiando». Ritorna il tema consunto della pubblicazione delle intercettazioni e degli atti non più segreti come l’ordinanza del gip Guido Campli. Si tratta di articoli di cronaca e di mero resoconto degli atti dell’accusa ancora pienamente garantito dalla Costituzione ma il Pdl protesta.

Ovviamente si parla della maxi inchiesta sui rifiuti che ha già prodotto due eventi pubblici come l’arresto di Ezio Stati nell'ambito del filone Aquilano sul “gruppo Stati” ed Abruzzo Engineering, e l’arresto di Venturoni e Di Zio, monopolista dei rifiuti da anni e presunto corruttore.

Il senatore Pastore, membro della commissione d’inchiesta sulla mafia e presidente della commissione sulla semplificazione, semplifica e sentenzia:«l’inchiesta è fondata sul nulla». Pastore non accetta che il Pdl passi per una «banda del malaffare. Chi ha sbagliato paga personalmente ma questo - ha detto -è un partito di persone oneste e trasparenti. Siamo rispettosi della magistratura ma esigiamo rispetto».

Il senatore non condivide che i processi si facciano prima sulla stampa e ritiene che questa sia «un'inchiesta senza reati. Non ci sono nè reati nè prove, e siamo arrivati ai pensati o addirittura pensati da altri». Insomma c’è «il tentativo di destabilizzare il governo della Regione e delle amministrazioni locali».

Una specie di golpe giudiziario raffazzonato e mal riuscito se è vero che non ci sono né reati né prove. Sul versante dei contributi regolarmente registrati, secondo Pastore bisognerebbe andare più a fondo e verificare anche altri imprenditori e altri partiti. «Si arriva a dire che chi non ha avuto contributi ha avuto una tangente in nero, ed e' schizofrenico, o che i contribuiti siano tangenti ma a questo punto bisogna anche rendere noti i contributi dati ad altri partiti».

Quanto al termovalorizzatore «non e' un crimine - ha detto Pastore - avere nel programma la realizzazione di uno o 10 o 100 impianti del genere. E' una scelta politica sulla quale un magistrato non dovrebbe esprimere opinione».

Pastore si e' soffermato anche su una questione formale «grave». «E' la Procura di Pescara a svolgere le indagini ma i fatti riguardano Teramo e Chieti. Non va violato - ha chiesto Pastore - il principio del giudice naturale». In questo caso però il codice prevede che il problema di competenza si ponga al momento dell’udienza preliminare: ne abbiamo avuto un importante e recente caso con Sanitopoli. Pastore ha poi ricordato che «gli atti relativi ai senatori abruzzesi non sono stati ancora trasmessi al Senato» mentre ci sono «delle veline passate dalla Procura ai giornalisti».

Pastore ha poi parlato della vicenda della vecchia sede del Pdl abruzzese, in piazza della Rinasciata, a Pescara, ora di proprieta' di Di Zio.

«Per quella sede abbiamo pagato l'affitto dal 2002 al 2008, poi siamo stati sfrattati e abbiamo chiesto un differimento fino alla fine del 2009 al nuovo proprietario che voleva dare una destinazione diversa ai locali. Abbiamo pero' sempre pagato l'affitto e a gennaio 2010 siamo andati via. Per ottenere la proroga e' stato il ministro Bondi a dover firmare un impegno sul pagamento delle somme dovute. La vicenda e' stata seguita da Giuliano Grossi dal senatore Tancredi e dal senatore Di Stefano ma le proroghe - ha chiarito Pastore - non sono state semplici come tra compari di affari. Ora cerchiamo una nuova sede».

MASCITELLI (IDV): «SULLE VICENDE GIUDIZIARIE UN CENTRO DESTRA A CORRENTE ALTERNATA»

«Sulla questione morale il collega Pastore se la suona e se la canta da solo! Dal teorema della magistratura politicizzata ora, per continuare l’opera di delegittimazione del ruolo che la magistratura e la libera informazione hanno in ogni paese normale, si è passati alle inchieste che si sgonfiano da sole, per cui non vuole i processi sulla stampa e pensa di farseli da solo nel suo condominio», commenta il segretario regionale dell’Idv Alfonso Mascitelli.

«Di certo – ha continuato il senatore Mascitelli – il collega Pastore ha la memoria corta visto che non ricorda le espressioni forti, i giudizi trancianti e le prese di posizione da lui espresse sul caso D’Alfonso e le analoghe posizioni da “processi di piazza” che i suoi colleghi alla Regione hanno avuto sul caso Del Turco, con il quale hanno vinto le elezioni ingannando gli abruzzesi. E la rivalutazione postuma e strumentale di quelle vicende, fatte in questi giorni da esponenti di primo piano del centrodestra serve solo a costruire un alibi e a trasmettere un messaggio devastante: l’equazione che i politici sono tutti uguali e quindi tutti perseguitati».

«Noi dell’Italia dei Valori vogliamo esprimere, invece», ha concluso Mascitelli, «una piena condivisione e solidarietà alle parole del Vescovo di Chieti monsignor Forte».

«Il buon Pastore si interroghi su come demolire “il sistema Di Zio” e non si affatichi a tentare di demolire l'inchiesta della Procura della Repubblica», commenta invece Marco Fars, segretario regionale Prc, «il cosiddetto “sistema Di Zio” ha una storia lunga, probabilmente con responsabilità ampiamente trasversali ai ceti politici dominanti in Abruzzo nell'ultimo decennio. Dovrebbe essere compito della politica tanto del centrosinistra quanto del centrodestra cambiare radicalmente il sistema. Al Sen. Pastore, evidentemente con lo stomaco delicato, proprio non va giù questo soufflé che vede con le mani in pasta esponenti di primo piano del suo partito».

01/10/2010 14.39

[pagebreak]

IL DOCUMENTO DI CONFESERCENTI:L’ETICA, LE INCHIESTE E LA STANCHEZZA DELLE IMPRESE

 

PESCARA. «L’etica, le inchieste e la stanchezza delle imprese»: è il titolo del documento che la Giunta di Confesercenti Abruzzo, convocata ieri a Pescara dal presidente Beniamino Orfanelli e dal direttore Enzo Giammarino, ha approvato all’unanimità per denunciare lo stato d’animo delle imprese abruzzesi di fronte alla crisi etica ed economica dell’Abruzzo.

Di seguito il testo integrale.

 

            Le ultime inchieste che hanno coinvolto la Regione Abruzzo, alcuni parlamentari ed amministratori locali, oltre che imprenditori privati, dimostrano che la transizione di questa regione è ancora un miraggio. Le verità processuali vanno rapidamente accertate nei tribunali, ma il clima che si torna a respirare in Abruzzo è pesante e indegno di una regione che ha sempre respinto i tentativi di ingresso della criminalità organizzata.

            Le imprese, specie quelle piccole e medie, hanno di fronte una pubblica amministrazione che nella maggioranza dei casi viene avvertita come ingombrante, invasiva, in alcuni casi opaca. Mai, comunque, al loro fianco. E l’emergere di inchieste che coinvolgono un numero consistente di amministrazioni locali contribuisce a far crescere un sentimento di disistima e risentimento verso la sfera pubblica.

            L’Abruzzo, è il nostro timore, sta scivolando verso sud non soltanto sotto il profilo economico. Gli indicatori sottolineano che la speranza di agganciare il reddito, la competitività, il dinamismo e la cultura di imprenditorialità diffusa delle Regioni del Centro Italia – per anni obiettivo dell’intera comunità abruzzese – si scontra con il ritorno ad una condizione economica prettamente meridionale, e spiace che questo non susciti una decisa reazione da parte della politica. A questo punto si sta scivolando verso una dimensione meridionale anche dal punto di vista della legalità e della trasparenza. Si pone, e non da oggi, una nuova questione: quella dell’etica e della morale nella sfera pubblica.

            Le imprese abruzzesi sono stanche di vedere una classe dirigente che, di fronte a questo preoccupante scivolamento verso sud, preferisce guardare solo pochi indicatori, quando la condizione economica di migliaia di piccole e medie imprese dovrebbe destare più di una preoccupazione. Vale la pena ricordare la situazione dell’Abruzzo: i consumi che non ripartono neppure nel comparto alimentare, una disoccupazione che cresce, una natimortalità delle imprese legata all’afflusso di personale espulso dalle industrie, un Pil drammaticamente in calo.

Sarebbe necessario investire risorse disponibili nel miglioramento della competitività delle piccole e medie imprese, nell’accesso al credito, nella crescita dimensionale, nella promozione turistica, come molte Regioni stanno coraggiosamente facendo. Sarebbe necessario compiere scelte strategiche, tutelare la cultura imprenditoriale, riformare un sistema di istruzione che resta sganciato dal tessuto produttivo, ridimensionare la burocrazia, rilanciare la capacità di attirare nuovi investimenti. Sarebbe necessario, se non prioritario, programmare la tempistica di una decisa riduzione delle tasse, che restano una palla al piede nella competitività delle imprese abruzzesi anche rispetto alle regioni limitrofe. O destinare, come proponiamo da mesi, mezzo punto di Irap agli investimenti per le imprese. Se ciò non avvenisse, risulterebbero inutili le convergenze raggiunte con gli assessorati al turismo, alle attività produttive, alla formazione.

            La condizione economica di questi anni, aggravata dal calo del Pil che è peggiore di quello delle altre regioni, richiede un piano strategico dell’Abruzzo, che solo una Regione vitale e pienamente nelle sue funzioni è in grado di condurre.

 Per questo diciamo che un ritorno alle elezioni, in questa condizione economica che confina l’Abruzzo in piena recessione, è l’ultima delle esigenze. C’è bisogno insomma di un governo a tutto tondo. Ma l’Abruzzo non può permettersi assolutamente di essere retto per i prossimi tre anni da un governo azzoppato e imbalsamato: sarebbe la disarticolazione del tessuto economico dell’Abruzzo.

 È il momento che maggioranza, opposizione e forze sociali – ognuno nelle sue funzioni – trovino insieme la strada migliore per salvare l’Abruzzo.

 Documento approvato dalla Giunta di Confesercenti Abruzzo – 30 settembre 2010

01/10/2010 15.41