Val di Sangro: i Fas arrivano, ma i progetti strategici restano al palo

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Qualche giorno prima e l’uscita da Confindustria della Fiat targata Marchionne avrebbe rischiato di bruciare sul filo di lana le ambizioni del progetto “Automotive” in Val di Sangro.

Che invece fila con il vento in poppa, dopo le dichiarazioni del presidente Chiodi sui finanziamenti in arrivo e sulla bontà della scelta di puntare prioritariamente su questo progetto piuttosto che su altri, nonostante il rischio di disimpegno da parte della Sevel e la crisi della Honda. Perché tutto il dibattito su quello che si deve programmare per il rilancio ed il consolidamento del tessuto industriale che ruota attorno alla produzione del Ducato ha privilegiato solo gli aspetti dell’innovazione del prodotto “auto e moto” e della formazione professionale nel settore. Il tutto per arrivare a rendere “adulto” l’indotto locale e farlo lavorare a supporto della Fiat o della Honda. «E’ vero – commenta l’ingegner Luigi Cristini, direttore del Consorzio per lo sviluppo industriale del Sangro – si parla molto di innovazione di prodotto e poco, molto poco, di infrastrutture, che sono invece il pre-requisito di ogni zona industriale che vuole crescere».

Pochi lo ricordano, ma quando il ministro Gaspari portò in elicottero Agnelli e Romiti (il Marchionne di allora) sulla Val di Sangro, li convinse della bontà di costruire lì uno stabilimento proprio perché c’erano la ferrovia e l’autostrada ad un passo. Da allora però la situazione non è cambiata e tutti gli sforzi per “aggiornare” e migliorare le condizioni infrastrutturali si sono infranti nella miopia delle Giunte regionali di entrambi i colori, più interessate a piccoli interventi che ad un progetto strategico complessivo.

«Purtroppo c’è stata scarsa attenzione agli interventi infrastrutturali – conferma l’ingegner Cristini – pensi che da anni pensiamo ad un progetto per la mobilità, ma molti fondi per questo tipo di intervento sono andati in perenzione. Eppure un collegamento Val di Sangro – Fossacesia per la ferrovia già esiste per le merci, si tratta di potenziarlo anche per i passeggeri. Esiste un progetto per le infrastrutture, ma è fermo nonostante i vari Fas».

E’ questione di sponsor giusti o proprio non c’è sensibilità per questi interventi? «Non tocca a me dirlo – conclude Cristini – da tecnico registro che il progetto è fermo alla Regione, anche se sul campo lo stiamo realizzando con grandi difficoltà e a pezzi. Si sta muovendo la Sangritana, sta operando il Consorzio che da 30 anni ha nel suo Prg queste infrastrutture ferroviarie che debbono arrivare al mare…. Se si muovesse anche Ortona, che ha un altro Consorzio, tutto sarebbe più facile e finalmente la Val di Sangro diventerebbe l’area a servizio del porto e lo snodo verso l’interno ed il Tirreno».

E’ completamente d’accordo Nicola Fratino, sindaco di Ortona: «Inutile girarci attorno: Ortona è il porto dell’Abruzzo – commenta - e con opportuni investimenti potrebbe competere bene con Ancona e offrire e ricevere un grosso aiuto dai rapporti con la Val di Sangro».

La svolta quale potrebbe essere?»“Migliorare il raccordo ferroviario con la Sevel e con tutta la Val di Sangro – spiega il sindaco di Ortona che è anche ingegnere – si parla troppo poco di logistica, che è uno degli aspetti più importanti dello sviluppo industriale. Oppure se ne parla, ma non seguono i fatti. Ortona potrebbe diventare, ad esempio, un terminale per il traffico di container, ma dovrebbe avere alle spalle collegamenti ed aree industriali adeguati. Si tratta di realizzarli. Sono anni che lo chiedo». Come del resto fa il Consorzio: una delle ultime sollecitazioni a Chiodi, all’assessore Giandonato Morra e ad Antonio Sorgi - dopo dieci anni di richieste - è del marzo 2009 ed ha per oggetto: “Progetto per la realizzazione di infrastrutture ferroviarie e di raccordo interno all’Asi Sangro e rete nazionale di interscambio con la linea Sangritana di progetto. Piattaforma interportuale e centro di servizi intermodali”. Risposte? Nessuna, solo parole e interventi settoriali, pur meritori, ma non risolutivi per difendere i posti di lavoro.

Sebastiano Calella 06/10/2011 9.41