Idv:«Chiodi confuso e tardivo su Abruzzo Engineering».

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. L’attenzione dopo il Consiglio straordinario su Abruzzo Engineering si è spostato su questa società mista, oggetto di alcune inchieste della magistratura.

 

Sollecitato da più parti il presidente Chiodi ha cominciato a dire cose, nuove ai più, e a difendersi a 360 gradi su vari versanti: gli affidamenti diretti della Regione ad AE, la consulenza al suo socio di studio Carmine Tancredi, la natura di questa consulenza, i “magheggi” della società e diverse situazioni di rilevanza penale che hanno investito il gioiello creato da Ottaviano Del Turco e gestito dal fido Lamberto Quarta.

Escono fuori storie e parole, nessun documento fino ad ora, e così il presidente Chiodi spadroneggia su giornali e tv rispondendo a domande “ampie” che non possono trovare riscontro per ora nella documentazione ufficiale.

E allora ha raccontato di aver affidato l'incarico da 12 mila euro al suo compagno di studio perchè aveva bisogno di una persona di fiducia e perchè lui non «aveva il tempo necessario e non mi fidavo di nessuno, perché la vicenda di AE è stata paradossale dal punto di vista del clientelismo».

«Chiodi ha aperto i cassetti di Abruzzo Engineering solo quando ha capito che le serrature erano state ormai rotte dalla richiesta di una Commissione di inchiesta avanzata dall’Italia dei Valori», sostiene Calo Costantini capogruppo Idv in Consiglio regionale, «il fatto, poi, che abbia deciso di iniziare a vuotare il sacco dopo quasi due anni e’ solo per evitare che qualcuno, tra poco, potesse contestargli di aver passato tutto questo tempo a mettere il coperchio su magagne e zone d’ombra. Ma non e’ tutto. Dopo aver riconosciuto in Consiglio Regionale – incalzato dall’ex assessore Stati – di avere in passato sollecitato tutti gli assessori a fare affidamenti diretti ad Abruzzo Engineering, ritenendola società in house, oggi ha avuto la sfacciataggine di affermare il contrario, ovvero che solo grazie a lui ed al suo socio-consulente si e’ evitato che la Regione affidasse altri incarichi ad Abruzzo Engineering».

Polemica politica, scaramucce? Forse. La verità però dove sta e dove cercarla?

Purtroppo la verità è negli atti che la mancata trasparenza impedisce ai cittadini di conoscere. La delibera che pubblichiamo però sembra assomigliare molto ad un affidamento diretto ed è datata 2010: da una parte richiama la delibera di giunta “principe” la 714 del 2007 che avrebbe dato il via ad una serie di affidamenti diretti nell’era Quarta ma poi si parla anche di “controllo analogo” che la Regione avrebbe esercitato su Abruzzo Engineering.

Se c’è controllo analogo, dice in soldoni la legge, allora si può avere affidamento diretto (a certe condizioni). Nella delibera si afferma chiaramente che il controllo analogo viene effettuato, allora basterebbe pubblicare i risultati di questo controllo che l’ente Regione ha espletato sulla società che è assimilata in tutto all’ente stesso.

Con un solo documento si risolverebbero tutte le questioni sulla presunta illegittimità degli affidamenti diretti. La delibera qui sotto è del 2010 ma pochi giorni fa Chiodi in via precauzionale ha annunciato che non vi saranno più affidamenti se non corroborati da “consulenze pesanti” riferendosi addirittura a quelle della procura della Repubblica o della guardia di finanza.

Non è meno tenero Cesare D’Alessandro (Idv) sull’affare del consulente speciale.

«Che il nostro Governatore fosse bugiardo lo sapevamo già. Il 3 agosto scorso negò l’esistenza di un contratto di consulenza con Carmine Tancredi. Pressato da tutta l’opposizione e non solo», ha detto D’Alessandro, «ha dovuto poi confessare, nel corso della seduta di Consiglio del 28 settembre, che Tancredi è un suo consulente, a libro paga della Regione. Che non avesse neppure un po’ di pudore, lo sospettavamo fino a ieri; oggi ne siamo certi! Quella su Tancredi non è stata l’unica triste confessione di Chiodi: da buon esecutore di ordini, di fronte alla scelta tra Cicchetti e Cialente, non si è posto alcun dubbio, ha scelto subito il peggio. Ma ciò che mi fa imbufalire, caro Governatore», ha aggiunto D’Alessandro, «è la faccia di bronzo con la quale, con le dichiarazioni riportate su “Il Centro” di oggi, vuol fare apparire meritoria un’operazione che va contro ogni codice etico, associando intuitu personae il suo socio d’affari privati anche negli affari pubblici, a spese del contribuente che la paga due volte, prima come presidente della Regione e poi come consulente. Ora, di fronte a questa sua vergognosa decisione, spero che se ne vada nel più breve tempo possibile. Basta non ne possiamo più».

Le cose da chiarire rimangono molte. Dopo aver notato per oltre un anno il nome del dirigente della Regione, Domenico Longhi, nel cda di Abruzzo Engineering, e dopo le rassicurazioni del vicepresidente Alfredo Castiglione che lo stesso «non ha mai svolto alcun ruolo in quella sede», sul sito della società il nome è sparito.

Intanto le indagini delle procure proseguono ed interessano di striscio Abruzzo Engineering, chissà che prima o poi non confermino le anomale manovre con Selex denunciate in anteprima da Chiodi.

30/09/2010 18.38