Sviluppo, il Campus automotive decolla, altri progetti no

Alessandro Biancardi

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Sviluppo, il Campus automotive decolla, altri progetti no
SANTA MARIA IMBARO. Clima euforico ieri nella sede del Patto Sangro Aventino a Santa Maria Imbaro: c’era appena stata la firma dell’accordo con la Regione sul finanziamento di una parte del progetto del Polo di innovazione “Campus automotive.”

 Dopo anni di attesa, una foto tipo “fine anno scolastico” ritrae soddisfatti Alfredo Castiglione, assessore regionale allo sviluppo economico, Silvio Di Lorenzo, presidente della Camera di Commercio di Chieti e animatore del progetto insieme a Raffaele Trivilino, direttore della società Iam (innovazione automotive metalmeccanica) e tutti gli altri soci. Al centro una moto-testimonial del Campus con la scritta “innovazione automotive” (qualcuno ha scherzato con Di Lorenzo “uomo-Honda”, chiedendo se era una moto Yamaha…). Poi tutti a pranzo sul Trabocco, mentre l’assessore salutava e andava via

Il finanziamento a questo Polo di innovazione ha suscitato molte attese, molte speranze, ma anche qualche critica alla Regione che sembra aver privilegiato questo tipo di intervento rispetto ad altri. Il concetto ispiratore del Campus automotive è semplice: la Val di Sangro ospita la più grande realtà produttiva dell’Abruzzo e dell’Europa (la Sevel), ma anche altre aziende, come la Honda. Le sue esportazioni sono il 50% del fatturato regionale. Ma Sevel e Honda non hanno avuto grossi riscontri nell’indotto, tanto che si trovano ad importare da altre realtà produttive la componentistica necessaria alla produzione del Ducato e delle moto. Perché non favorire la produzione di questi pezzi in Val di Sangro? Su questo progetto iniziale si è inserita la necessità di favorire la ricerca scientifica con l’allargamento della partecipazione all’Università dell’Aquila.

«A differenza degli altri che per innovazione intendono quella materiale – spiega Raffaele Trivilino, direttore Iam – noi pensiamo che l’innovazione non può prescindere dalla ricerca e che questa venga prima di tutto, insieme alla formazione. Non a caso il prossimo 11 ottobre presenteremo a Lanciano nei locali dell’ex Liceo il nuovo Istituto superiore di meccanica che proporrà corsi biennali di specializzazione».

 Ma il vostro sembra un progetto non molto forte dal punto di vista occupazionale, ci sono i finanziamenti pubblici per tante iniziative, ma  i numeri di posti di lavoro non appaiono in primo piano.

«Il campus nasce per difendere ed incrementare il lavoro in Val di Sangro e non solo – chiarisce Trivilino – siamo consapevoli che il settore Automotive è molto esposto alla crisi ed alla concorrenza mondiali, tanto che si parla di una diminuzione del 25% in tutto il settore. Ma proprio questo ci spinge alla ricerca per ottenere un prodotto più competitivo per qualità e prezzo. Insomma crediamo che un Ducato ipertecnologico sia la migliore difesa del lavoro in Abruzzo. Non a caso si sta progettando un Ducato ibrido, cioè anche con alimentazione a gas».

Chiare le idee dei promotori dell’iniziativa, qualche silenzio di troppo in Regione e tra i sindacati che sembrano aver subìto questa scelta che piace anche a Confindustria, di cui Di Lorenzo è stato presidente. Si tratta pur sempre di circa 1,5 mln di soldi pubblici (fondi Fesr) e di altri probabili 33 mln dai Fas. In cambio, quanti posti di lavoro?

RACCORDO FERROVIARIO INTERNO E PORTO DI ORTONA FERMO

Un dibattito più approfondito sulle soluzioni da proporre in soccorso del lavoro in crisi, avrebbe probabilmente fatto tesoro di esperienze nazionali, come quella della Fiat di Termini Imerese, molto simile alla Sevel. In Sicilia uno dei motivi di crisi di quella fabbrica è il costo eccessivo del trasporto degli automezzi prodotti che li rende non competitivi: la Regione aveva promesso il porto, che è vicinissimo, ma in oltre dieci anni non lo ha ancora completato e così i veicoli prodotti debbono percorrere chilometri e chilometri essere imbarcati. Un costo insopportabile. Una situazione analoga si ripresenta alla Sevel, dove da 30 anni esiste un asse ferroviario che è gestito dalla Sangritana e che serve a trasportare i furgoni fino alle Ferrovie dello Stato a Torino di Sangro. Ebbene un progetto per riqualificare e completare un anello ferroviario sia all’interno dell’area industriale della Val di Sangro sia come raccordo con le Ferrovie dello Stato ed il porto di Ortona, giace da anni dimenticato, nonostante il giudizio positivo della stessa Regione, della Cassa depositi e prestiti e di tutti gli organismi preposti che lo hanno giudicato la chiave di volta per rendere competitiva la Val di Sangro.

Lo conferma Pasquale Di Nardo, presidente della Sangritana: «Il progetto c’è ed è anche più ambizioso – spiega – perché non riguarda solo il trasporto merci. Si pensa di trasformare la struttura come anello ferroviario all’interno dell’Asi, come navetta per gli operai che nei tre turni arrivano anche a 20 mila presenze, con decine e decine di autobus inquinanti. Il progetto prevede anche di recuperare la ferrovia che c’è sul molo nord del porto di Ortona, anche questo gestito dalla Sangritana».

 E così i furgoni – gli altri prodotti dell’area industriale - potrebbero imbarcarsi direttamente al porto partendo dal cuore della Val di Sangro. Insomma, come si legge nella presentazione dell’opera al Ministero delle infrastrutture, «l’area del consorzio industriale non avrebbe solo funzione di cerniera industriale di sviluppo tra nord e sud, ma si pone come area di sviluppo commerciale (Waterfront) del porto di Ortona che non ha altre aree di sviluppo e che dista solo pochi km dalla Val di Sangro». Su questo progetto, che forse non ha trovato sponsor adeguati, è sceso il silenzio. Forse è una storia da raccontare.

(continua) 

Sebastiano Calella  24/09/2011 9.06