In Abruzzo si muore di più: una indagine svela criticità dell’assistenza ospedaliera

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. I dati di un Progetto nazionale sulla qualità delle prestazioni ospedaliere abruzzesi e sull’efficacia delle cure in generale finora sono segreti.*MANAGER ASL RICONFERMATI, OPERATIVA LA CHIUSURA DELL'OSPEDALE DI GUARDIAGRELE

ABRUZZO. I dati di un Progetto nazionale sulla qualità delle prestazioni ospedaliere abruzzesi e sull’efficacia delle cure in generale finora sono segreti.

*MANAGER ASL RICONFERMATI, OPERATIVA LA CHIUSURA DELL'OSPEDALE DI GUARDIAGRELE

Ma a giorni tutti sapranno che ad esempio, per alcune patologie, in Abruzzo ci sono differenze importanti nella regione stessa e abissi di efficienza e di risultati rispetto alla Lombardia. Sono i dati ancora non resi pubblici del Progetto nazionale “Esiti” realizzato dall’Agenzia sanitaria nazionale (Agenas, ma il link del Progetto è inaccessibile a chi non ha la password). Dati stranamente segreti però, perché potrebbero portare acqua al mulino del Commissario Chiodi e del sub commissario Baraldi: le chiusure, i ridimensionamenti dei reparti e dei posti letto, il taglio dei primari e tutto il resto sarebbero giustificati leggendo i risultati di questo progetto. Ma come per tutte le statistiche, i dati vanno letti e interpretati: se è vero che tutti mangiano un pollo, ci può essere chi ne mangia due e chi non ne mangia nemmeno uno. E diventa perciò un giochetto scoperto imputare a certi ospedali che non si effettuano numeri significativi di interventi laparoscopici, quando le sale operatorie non sono libere, o prendersela con alcune cliniche private perché fanno pochi interventi, mentre dall’altra parte si mette loro un tetto da non superare. Ma andiamo con ordine. Secondo le linee guida dell’Agenas, gli interventi sulla colecisti in laparoscopia (cioè quelli effettuati praticando solo due o tre fori nell’addome) debbono essere almeno 150 l’anno: in Abruzzo al massimo in molti ospedali se ne fanno 50. La maglia nera sarebbe nella Asl di Chieti, anche se i chirurghi chiamati in causa da tempo lamentano di non essere messi in grado di operare di più. Ma questo numero troppo esiguo mette il paziente a rischio di complicanze (che sono moltissime), senza dire che la degenza (i protocolli indicano al massimo 4 giorni) arriva anche a dieci-dodici giorni. Il che è una contraddizione per una metodica nata proprio per abbreviare i tempi rispetto ad una colecistectomia tradizionale, con apertura dell’addome. E senza aggiungere che questo numero di interventi così limitato non giustifica la spesa per l’acquisto di una colonna chirurgica per la laparoscopia. Per l’Angioplastica, cioè l’intervento sulle coronarie, si dovrebbero fare almeno 250 interventi/anno. E non sono molti i Centri pubblici o privati che raggiungono questo livello, ma alcuni si giustificano sostenendo di avere lunghe liste di attesa causa i tetti imposti. Notizie poco rassicuranti anche per l’intervento al femore fratturato: andrebbe operato entro 24-48 ore, quasi nessuno lo fa, si aspettano anche 10 giorni. Buone notizie invece per la Cardiochirurgia abruzzese, ma ci sono molte “fughe” verso altre regioni (tornano in mente gli ostacoli frapposti al funzionamento della Cardiochirurgia di Chieti….). I dati dimostrerebbero però che in questo settore in una Asl si rischia di morire 4 volte di più che in un’altra e 10 volte di più che in Lombardia.

Notizie pesanti anche per il tasso di mortalità che nei piccoli ospedali sarebbe più alto che altrove. Insomma un quadro molto articolato e molto difficile da interpretare, che potrebbe però essere un boomerang per la politica sanitaria abruzzese. Negli ultimi due anni infatti si è lavorato molto sui tagli economici, lasciando in seconda battuta gli  interventi sull’efficacia delle prestazioni. Secondo la scuola di pensiero che oggi va di moda in Abruzzo, questa efficacia sarebbe la conseguenza inevitabile dei tagli economici lineari. Come tutte le mode però, anche questa sta per tramontare: solo gli investimenti e non i tagli, sia per le tecnologie che per il capitale umano, possono assicurare un’assistenza di qualità.

Sebastiano Calella  23/09/2011 10.53