Veleni tardivi sui Giochi del Mediterraneo: ora si parla di «sperpero»

Alessandro Biancardi

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Veleni tardivi sui Giochi del Mediterraneo: ora si parla di «sperpero»
ABRUZZO. E’ impossibile dire che cosa ci sia davvero dietro la nuova ondata di veleni su Pescara 2009.

Di sicuro qualcosa c’è: conti in sospeso, spese pazze, consulenze e appalti dubbi, giro di clientele e lobbies anche facili da individuare. Tutte cose che PrimaDaNoi.it ha cercato con difficoltà e (non senza ritorsioni poco civili e non in linea con i principi olimpici) di raccontare in tempo reale (qui tutta la lista degli articoli). Ora il quotidiano Il Centro da alcuni giorni si è lanciato nuovamente in una campagna sui costi dell’iniziativa che sta producendo qualche reazione. Il punto di partenza è la mancanza assoluta di qualunque tipo di trasparenza nella gestione, sulle spese e gli affidamenti di appalti anche milionari per servizi e opere qualche volta anche difficili da capire.

Una iniziativa che per gli organizzatori è stata «un grande successo» che però di fatto a distanza di settimane, mesi e anni nessuno ricorda più. Né si può dimostrare con prove alla mano quanto bene davvero abbia fatto alla città nel campo del turismo.

Sui costi e sui nomi che hanno ruotato intorno alla mega organizzazione scrivemmo già a novembre del 2009 un paio di mesi dopo la chiusura dei giochi e pubblicammo il file integrale.

Dunque i fatti accertati e inconfutabili sono: una montagna di soldi (oltre 70 milioni di euro), gestione poco trasparente, appalti gestiti con criteri ignoti, dati non pubblicati sui siti istituzionali, consulenze affidate a persone vicine alla politica, beneficiari solo in parte conosciuti. Chi si è sempre dimostrato aspramente contrario alla gestione dei Giochi è stato Mauro Febbo che non le ha mai mandate a dire e si è scagliato contro la manifestazione, prima ancora contro la gestione dell'evento precedente, gli Europei di basket di Chieti 2007.

Febbo contestò anche l’inerzia delle procure (Chieti e Pescara) alle quali vennero presentati degli esposti. Non si sa se sia sia proceduto o se ci sia stata una archiviazione. Dopo gli articoli de Il Centro il conflitto tra il presidente dei giochi Mario Di Marco e Febbo si è riacceso improvvisamente. Il primo rigetta al mittente ogni accusa e difende la propria gestione, l’altro rincara la dose con accuse allusive e pesanti.

«Mi chiedo», dice oggi l’assessore Febbo, «se le segnalazioni che io e qualcun altro abbiamo fatto in questi ultimi 4 anni fossero state raccolte, recepite e prese in considerazione dagli organi competenti tutto ciò si sarebbe potuto evitare? A Di Marco però vorrei chiedere di spiegarci, visto che non è ancora chiaro, come si sono svolte le gare d’appalto per assegnare i lavori? Chi ha deciso le ditte da invitare e come mai l’elenco dei fornitori non è stato ancora reso pubblico? Come sono stati scelti i numerosi collaboratori e professionisti chiamati a offrire le loro prestazioni? A questo proposito anche l’onorevole Lolli dovrebbe chiarire come mai tali prestazioni non sono state gratuite come lui aveva preannunciato. Vale la pena, per dovere di cronaca, ricordare il suo intervento nell’ottobre 2008: “…adotteremo un metodo di assoluto rigore, persino monastico nella scelta delle cose che si possono fare. Non si assumerà nessuno, non è l’occasione per risolvere i problemi occupazionali della regione…”».

Febbo in un lungo comunicato al veleno parla anche di amici ed ex soci di Di Marco che con le loro ditte avrebbero avuto ruoli non meglio identificati.

«Dobbiamo continuare a spulciare tra i certificati camerali», scrive Febbo, «se nelle compagini sociali delle ditte affidatarie ci sono parenti e amici di coloro che hanno percepito compensi? Perché non ci spiega Di Marco come mai ci sono compensi pagati alle stesse persone sia come lavoro dipendente sia come lavoro autonomo? Le spese fatte alle gioiellerie a che cosa sono riferite e come sono state scelte? Il presidente Di Marco dimentica che proprio alcuni di quei personaggi erano membri anche del Comitato che ha organizzato anche Eurowomen 2007 e con la stessa capacità manageriale hanno lasciato milioni di euro di debiti. Anche qui mie denunce e segnalazioni inascoltate, anzi in alcuni casi sono stato sbeffeggiato da Di Marco & compagni».

Insomma una brutta storia che la politica non ha saputo e voluto chiarire ed i mille dubbi di ieri si rafforzano oggi.

20/09/2011 10.50