Escort, appalti e cricche: l’Abruzzo non si salva e Finmeccanica piglia tutto

Alessandro Biancardi

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Escort, appalti e cricche: l’Abruzzo non si salva e Finmeccanica piglia tutto
LE CARTE DELL'INCHIESTA. ABRUZZO. A leggere le carte dell'inchiesta che ricostruisce il giro di escort, o presunte tali, che Gianpaolo Tarantini avrebbe ''offerto'' al premier Silvio Berlusconi l’Abruzzo non ne esce bene. E le donne non c'entrano affatto.

Nelle carte, ormai non più segrete perchè notificate alle parti, la nostra regione viene citata più volte e quasi sempre per parlare di terremoto e dei relativi appalti milionari. O del G8, l’altra “cuccagna” rovesciata in piena emergenza dal governo nel cratere distrutto e sottratto tutto d'un colpo alla Sardegna (che per mesi ha poi protestato per questo scippo).

Dalla lettura si capisce pure che le escort, alla fine, sono una parte marginale delle vicende narrate e scandagliate dalla procura di Bari e che, invece, grandissima parte è affidata alla descrizione della rete di persone, faccendieri, imprenditori, pubblici ufficiali che formano un sodalizio che un altro giudice aveva già riassunto con «sistema gelatinoso».

Un sistema ed un sodalizio così forte da far pensare ai pm che indagano ad una associazione a delinquere che infatti viene contestata ad una decina di persone in uno stralcio di indagine. Così si è appreso che un’altra inchiesta scandaglierà meglio almeno una decina di appalti molti dei quali si incrociano con Finmeccanica e la sua costellazione di società. Ed è probabile che alcune carte possano arrivare anche a L’Aquila dove la procura locale dovrà verificare quanto di sua competenza.

La connivenza descritta tra imprenditori e amministratori pubblici è indubbiamnte profondissima tanto che al telefono ''Giampi'' e i suoi parlano chiaramente, e spesso, di come fare per aggiudicarsi gli appalti ma non parlano di requisiti o progetti da presentare ma di come arrivare alle persone influenti che evidentemente possono poi in qualche modo pilotare bandi o gare.

Nelle centinaia di pagine dell’inchiesta barese si parla spesso anche di Finmeccanica, inchiesta che evidentemente incrocia quella di Napoli che pure sta indagando su fondi neri e corruzione del colosso aerospaziale e che è sconfinata anche in Abruzzo.  Finmeccanica è molto presente nella nostra regione ed i suoi vertici (per esempio lo stesso Pier Francesco Guarguaglini) sono stati più volte qui per presentare i progetti di Telespazio (nella piana del Fucino) o festeggiare l’ingresso del gruppo in Abruzzo Engineering, la società al centro di molti misteri, partecipata dalla Regione Abruzzo e da Selex (Finmeccanica appunto).

La società voluta dall’ex presidente Ottaviano Del Turco dopo il suo arresto nell'ambito dell'inchiesta Sanitopoli è caduta in disgrazia tanto da paventarne la liquidazione. Dopo l’era dorata di Lamberto Quarta si sono scoperti debiti da 20 milioni di euro ed il presidente Gianni Chiodi parlò di truffe ai danni della regione, truffe che però finora nessuno degli amministratori pubblici ha ancora avuto modo di illustrare.

Si attendono forse altre carte da altre inchieste e così è calato il silenzio su Abruzzo Engineering, Chiodi non ne parla più e pare che la liquidazione della società sia rientrata grazie a nuovi affidamenti di lavori che sono piovuti con la buona ragione di scongiurare il licenziamento dei 200 dipendenti.

ACCAPARRARSI GLI APPALTI A TRATTATIVA DIRETTA: SI PARLA DI STORNELLI

Secondo la procura Giampaolo Tarantini si dava un gran daffare presso le più alte cariche istituzionali con l’ossessione di accaparrarsi appalti. Lo avrebbe fatto, sempre secondo le carte, anche attraverso l’imprenditore amico Enrico Intini al quale aveva consigliato di avvicinare e ammorbidire i vertici di Finmeccanica.In questo senso sono da interpretare l'invito mosso da Gianpaolo Tarantini ad Intini a prendere contatti con Guarguaglini, asserendo che «il presidente Berlusconi gli aveva manifestato il suo aspro disappunto verso il vertice di Finmeccanica per non aver ancora realizzato, come promesso appena un mese prima, le collaborazioni con le società del Gruppo Intini».

Parallelamente si allarga la rete di contatti con le figure manageriali chiave come Lorenzo Mariani delle società comproprietarie di Sel Proc ma anche della società Seicos che progetta, realizza e gestisce reti di telecomunicazioni a banda larga, sia wired sia wireless, per clienti istituzionali e del comparto sicurezza.

Nelle intercettazioni si parla (anche con toni eccessivi e offensivi) anche di Sabatino Stornelli, originario di Avezzano, già presidente di Seicos spa e Selex.Le due società del gruppo Finmeccanica hanno primeggiato in occasione del G8 aquilano grazie alla grossa commessa spuntata per le forniture tecnologiche relative alla sicurezza (oltre 18 milioni di euro) con la centrale di coordinamento delle forze schierate.Contro Stornelli si scagliano le ire di Tarantini. ''Giampi'' sostiene che Paolo Berlusconi, fratello del premier, riuscisse ad essere sempre informato sui movimenti di Intini all'interno di Finmeccanica ritenendo che fosse grazie a Sabatino Stornelli.

Come si sia logorato il rapporto tra il pugliese e l'abruzzese non è chiaro ma sta di fatto che un tempo tra i due dovesse esserci feeling. Come ammette proprio Intini parlando con Giampi: «tu avevi pure appoggiato su di lui... lui e quel cretino del fratello (Paolo Berlusconi) del tuo amico (Silvio Berlusconi)».

Si parla di moltissimi appalti che dovrebbero essere gestiti dalle società di Finmeccanica e di gare europee per il loro affidamento che poi vengono accantonate, in alcuni casi, per lasciare il posto ad un più “concreto” affidamento diretto alle società degli amici raccomandati.

DEJAVU INTINI: LA STABILIZZAZIONE DEGLI LSU FALLITA

A Bari i magistrati hanno messo nel mirino Enrico Intini, imprenditore pugliese considerato anche molto vicino a Massimo D'Alema oltre che amico di Tarantini. Già nel 2009 Intini raccontava ai magistrati che, su consiglio dell'ex capo della Protezione Civile Guido Bertolaso, cercò di entrare in rapporti con Finmeccanica, usando la mediazione proprio di Tarantini.

Nelle carte della procura si fa anche spesso riferimento alla società di Intini, la Sma con sede a Noci di Bari.

Sma, Intini, Abruzzo: con questi ingredienti si ritorna a vicende di cronaca locale di inizio millennio, tra il 2000 ed il 2002, quando a L’Aquila tenne banco per molto tempo il problema della sistemazione di circa 150 Lsu che divennero un vero e proprio problema per la classe politica di allora (che in aprte resiste ancora oggi). Si trattava di lavoratori che provenivano da alcuni enti pubblici e che vennero integrati per alcuni periodi anche nella Protezione civile.

Il consiglio regionale del 2001 (allora con maggioranza di centrodestra) approvò un progetto per la stabilizzazione di questi lavoratori utilizzando un finanziamento di 20 milioni di euro. Secondo quanto stabilito dal Consiglio questi lavoratori dovevano essere assunti dalla società aquilana Collabora per il 51% delle Provincia de L’Aquila.

Due giorni prima della fine dell’anno, però, l’allora giunta Pace assegnò il progetto di stabilizzazione ad una società nata pochi giorni prima -di cui ovviamente nessuno aveva sentito parlare-  denominata “Sma Abruzzo” riconducibile proprio al gruppo Intini di Noci (Bari). Ne nacque un contenzioso tra gli enti che sfociò in un ricorso al Tar che di fatto bloccò la stabilizzazione alla Sma ed i lavoratori vennero poi di fatto assunti da Collabora spa che venne poi trasformata in Collabora Engineering. Con l’arrivo di Del Turco l’ulteriore trasformazione in Abruzzo Engineering ed il travaso dei dipendenti Lsu. L’anno scorso una inchiesta della procura aquilana ha ritenuto la trasformazione da Collabora ad Abruzzo Engineering viziata da una presunta truffa ai danni delle casse pubbliche

Rimane ancora oggi inspiegabile quella decisione della giunta che di fatto cambiò le carte in tavola e la volontà del Consiglio regionale.

Alessandro Biancardi  20/09/2011 9.24