Amicone: «ho la coscienza pulita e Lavitola lo chiamerei anche ora»

Alessandro Biancardi

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 Amicone: «ho la coscienza pulita e Lavitola lo chiamerei anche ora»
L'AUDIO INTEGRALE. PESCARA. Amicone ha annunciato che querelerà il Corriere della Sera: «solo gossip, non sono indagato». Attacchi contro chi lo contesta: «mi dicano che lavoro fanno».*TELEFONATA BERLUSCONI- LAVITOLA: L'INCHIESTA È QUELLA PESCARESE

Una conferenza stampa organizzato all'interno della sede deserta dell'Arta per puntualizzare poche cose sulla vicenda che ha tirato dentro Mario Amicone, ex Udc, oggi nel Pdl.

Nella sala riunioni dell'ente regionale di cui è direttore generale, Amicone, ha chiamato i giornalisti per ringraziarli «della pubblicità» regalatagli a livello nazionale e scaturita da un articolo del Corriere della Sera che riportava un paio di suoi messaggi a Valter Lavitola, personaggio che è al centro di diverse inchieste giudiziarie, factotum-intermediario-interlocutore-consigliere del premier Silvio Berlusconi.

«Non faccio parte di nessuna rete», «se scandalo c'è io ne sono fuori perché ho la coscienza pulita», «non è reato parlare con un intermediario per rivendicare un legittimo ruolo all'interno del partito», «Lavitola l'ho conosciuto a Palazzo Grazioli e l'ho rivisto in Abruzzo prima delle elezioni regionali, lo chiamerei ancora», «non mi dimetto perché il mio incarico è frutto di un bando pubblico, io ho i titoli mentre chi è contro di me dovrebbe spiegare che lavoro fa».

L'ex assessore della giunta Pace ha parlato per oltre 20 minuti per spiegare ed inquadrare meglio il contesto politico nel quale si inserivano i suoi sms all'attuale latitante e destinatario di misure cautelari Valter Lavitola.

Amicone ha spiegato le proprie ragioni che giudica «legittime» specie quando si tratta di «rivendicare una migliore posizione o ruolo» all'interno del partito in cui si milita: «non vedo nulla di male nel chiedere un ruolo influente che possa in qualche modo dare lustro a me e servire la mia regione». Amicone non ha nascosto il fatto che ha «parlato di frequente» con il giornalista dell'Avanti ma «mai di cose private, solo di politica» e per una ragione ben precisa: «sapevo che era molto vicino a Berlusconi e credevo avesse un ruolo nella segreteria del premier. Quando ho mandato quegli sms non si sapevano tante cose che sono emerse solo dopo. Con molto ritardo ho addirittura scoperto che era anche direttore dell’Avanti che non leggo».

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In realtà la figura di Lavitola era già emersa prima del 7 giugno (data degli sms); per esempio in Abruzzo nell'ambito dell'inchiesta che ha portato all'arresto dell'imprenditore aeronautico Giuseppe Spadaccini, per una presunta maxi evasione all'estero. In quelle carte della procura pescarese si erano già adombrati alcuni legami all'interno del Pdl passando per esempio dal deputato Sabatino Aracu, per arrivare allo stesso Lavitola che pure è stato candidato per Forza Italia nel 2004 alle Europee ed in quel caso fu lo stesso Aracu (coordinatore di Fi) a benedire la candidatura. Dal canto suo Spadaccini ha ammesso di aver dato dei soldi a Lavitola sotto forma di pubblicità al giornale affinché si adoperasse nei confronti della Presidenza del Consiglio che aveva bandito una gara d'appalto (attraverso la Protezione civile retta allora da Guido Bertolaso) per l'assegnazione della gestione del servizio antincendi coni canadair. Appalto che poi vinse.

Amicone non ha fatto cenno ai contenuti delle intercettazioni né al modo di intendere la politica e di esercitarla che emerge dalle decine di conversazioni registrate e rese pubbliche dai giornali, non ha spiegato nemmeno che cosa di questo mondo non condivide e cosa, invece, pensa attenga effettivamente alla politica.

Nessun accenno all'interscambio di favori in cambio di appalti che pure è emerso più volte dalle carte delle inchieste di Napoli e Bari ma Amicone nel corso della conferenza stampa ha più volte ammesso che «tutti i ruoli all'interno di enti e istituzioni pubbliche vengono affidati dopo consultazioni politiche, non c'è nulla di male. Anche il centrosinistra l'ha fatto, anzi in Abruzzo ha approvato la legge sullo Spoil System».

Insomma tutti chiedono alla politica, persino la politica, tanto è vero che «oggi Celano è come Gissi ieri», accostando l'attuale coordinatore regionale del Pdl, Filippo Piccone, a Remo Gaspari della Dc della prima Repubblica. Ma come ha conosciuto Lavitola?

Amicone ha raccontato che dopo esser uscito dalla Udc, a settembre del 2008, venne contattato dalla senatrice del Pdl, Ioannucci, che si stava adoperando per creare una corrente all'interno del partito di ispirazione cristiana (ex Dc): «al telefono mi disse “ti faccio chiamare da un amico”». L'amico era appunto Lavitola che stava organizzando una cena a palazzo Grazioli con molti esponenti di spicco del Pdl: «è stata quella la prima volta che ho sentito al telefono Lavitola e a casa di Berlusconi l'ho conosciuto».

Amicone ricorda anche un secondo episodio precedente alle elezioni regionali, quando in Abruzzo arrivò Berlusconi che alloggiava a Villa Vomano. In quella occasione venne organizzata una conviviale politica: «ho rivisto in quell'occasione per l'ultima volta Berlusconi e Lavitola».

«Nei miei sms non rivendicavo alcuna poltrona ma solo uno ruolo all'interno del partito perché quello attuale che ricoprono prevede l'esclusiva e l'incompatibilità con ogni altra carica elettiva, per questo ho dovuto chiudere anche la partita Iva». Ma era l'unico a chiamare Lavitola? Possibile che all'interno del partito nessun altro conosceva questo canale per arrivare al premier? «Non saprei… so che il senatore Fabrizio Di Stefano conosce molto bene Lavitola ma non saprei di altri».

Pur con grande tranquillità il direttore generale dell'Arta ha annunciato di aver dato mandato al proprio legale, Luigi Tenaglia, di querelare il Corriere della Sera per la pubblicazione degli sms «perché non ho commesso reati, non sono rilevanti, non dovevano essere trascritti e non dovevano essere pubblicati, il mio danno d'immagine è chiaro. Sono un politico ma non mi piace il gossip». Una parte del discorso Amicone l'ha dedicato alle polemiche, tutte locali, con le forze di opposizione come Rifondazione e Italia dei Valori che ne hanno chiesto le dimissioni.

Del consigliere regionale Maurizio Acerbo ha detto:«dovrebbe vergognarsi e dimettersi lui e spiegare che lavoro fa perché anche i € 20.000 di stipendio che prende sono soldi pubblici. Nessuno ha i titoli per fare quello che faccio io, il mio curriculum è pubblico: aspetto di vedere quello degli altri».

Del senatore Mascitlli (Idv) invece ha detto: «ha cambiato 10 partiti, eravamo insieme nella Democrazia Cristiana, poi nell’Udc, spieghi ai suoi elettori tutti partiti che ha cambiato, non accetto lezioni di moralità e di coerenza da questa persona».

«Chiedono le dimissioni a me, i cittadini se lo ricordano che loro erano nella giunta Del Turco? Perché non si sono dimessi?» Amicone quasi con disprezzo ha replicato alla presa di distanza che ieri sono giunte dall’Udc («non ho intenzione di tornarci, stiano tranquilli») o da Rialzati Abruzzo («non è un partito politico ma una lista») contestando chi si affretta ad allontanarsi da coloro che in qualche modo vengono tirati in ballo dalle cronache giudiziarie. «Non ho la rogna».

a. b. 17/09/2011 12.22

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*TELEFONATA BERLUSCONI- LAVITOLA: L'INCHIESTA È QUELLA PESCARESE

PESCARA. Agli atti ma non trascritta. Richiesta di rinvio a giudizio per 14 persone ma Lavitola non è tra gli indagati.

 L'intercettazione tra Silvio Berlusconi e Valter Lavitola, resa nota dal quotidiano la Repubblica, è avvenuta nel mese di ottobre 2009 nell'ambito dell'inchiesta condotta dal pm di Pescara Mirvana Di Serio su una maxi evasione fiscale internazionale da 90 milioni di euro che, il 21 ottobre 2010, ha portato in carcere, fra gli altri, l'imprenditore del settore aereo Giuseppe Spadaccini, all'epoca dei fatti a capo di varie società, tra cui la Sorem Srl, concessionaria di un maxi appalto  per lo spegnimento degli incendi boschivi sul territorio nazionale, attraverso l'utilizzo della flotta di Canadair CL-415 di proprietà della Protezione civile.

E' proprio nell'ambito di vicende relative a tale appalto e in particolare di rapporti tra Spadaccini e Lavitola, a cui l'imprenditore abruzzese avrebbe chiesto aiuto per contrasti con l'allora numero uno della Protezione civile Guido Bertolaso, che é stata intercettata la telefonata tra il direttore dell'Avanti e Berlusconi. Lavitola non è stato indagato nell'inchiesta pescarese.

La richiesta di processo per 14 persone è stata depositata prima di Ferragosto: inchiesta 'chiusa', ora nelle mani del Giudice per l'udienza preliminare. Negli ambienti della procura pescarese, rivela l'Ansa, si fa notare che il cd con tutte le intercettazione è agli atti, non più coperto da segreto istruttorio, anche se quella tra il premier e Lavitola non è tra le trascritte perché non inerente le indagini, e comunque a disposizione dei legali che ne fanno richiesta.

Da quanto si apprende, sarebbero state intercettate, sempre nell'ambito dell'inchiesta pescarese, altre telefonate definite 'interessanti' di Lavitola, ma ancora non si sa bene con chi. Ieri mattinata si è svolto in procura, a Pescara, un incontro tra il pm Di Serio e ufficiali della Guardia di finanza, che ha condotto le indagini su Spadaccini.

Nella conversazione Lavitola e Berlusconi parlano anche di politica e del Lodo Alfano in particolare, che era stato da poco dichiarato incostituzionale. Lavitola suggerisce di ripresentare il Lodo, Berlusconi dice che «non me lo approvano i fascisti, cioé Fini non ci sta», ma Lavitola replica che «Fini mica non ci può non stare, mica è matto», ma Berlusconi risponde: «tanto non ce lo firma il presidente della Repubblica».

Berlusconi sottolinea inoltre di avere «tutti contro» «e in più ho una cosa che pende sulla testa di 750 milioni e dall'altra parte ho i giudici che mi odiano, che sono dei criminali, del Palazzo di giustizia di Milano, che hanno già ricominciato a muoversi con la Corte Costituzionale, che gli ha dato il via libera per tornare alla caccia all'uomo». A questo punto Lavitola suggerisce a Berlusconi di riproporre il lodo Alfano, sia pure in forma modificata. «No, no, no, no. Non ho una maggioranza così completa», replica il premier

Ma Lavitola insiste: «Presidente vedrà che lui (Fini, ndr) su questo ci sta, altrimenti qui rischia di scoppiare tutto. Mica è scemo veramente, questo. Mica è scemo, presidente: guardi questa può essere la soluzione» «Lei mica la ripresenta identica (la legge sul lodo, ndr», continua il giornalista, «lei la ripresenta con qualche modifica e questo gli riblocca tutto e in tre mesi arriva la prescrizione e chi se ne frega».

17/09/2011 10.15