Morti bianche, Milano (Api) interpella Chiodi: «bisogna intervenire»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Quali iniziative la Regione intende assumere per affrontare il dramma degli infortuni sul lavoro, che in Abruzzo, nei primi 7 mesi dell’anno, hanno fatto registrare già 29 vittime?

Lo chiede Gino Milano, Capogruppo dell’Api in Consiglio regionale, che ha presentato un’interpellanza rivolta al presidente Chiodi e agli assessori regionali. Le richieste di Milano riguardano molteplici aspetti, dal varo di norme specifiche per rendere efficace l’azione del Comitato regionale di Coordinamento della Salute, alla creazione di un valido sistema di prevenzione, che porti a risolvere la questione del potenziamento degli organici e dei servizi di prevenzione delle Asl, bloccati da almeno15 anni.

«Va assicurato – continua l’esponente dell’Api – un maggiore investimento sulle attività di prevenzione e controllo, con l'introduzione di sanzioni adeguate alla gravità e alle conseguenze dei comportamenti, la promozione di iniziative informative, formative e culturali, che sviluppino nel medio e lungo periodo una maggiore attenzione alla profilassi. E’ poi necessario regolamentare tempestivamente, anche con un provvedimento commissariale, le operazioni di cantieristica connesse al dopo-terremoto, soprattutto in considerazione dell’imminente avvio della ricostruzione pesante». Per Milano è indispensabile ridurre i fattori di rischio, applicando in modo corretto le norme sulla sicurezza e sulla tutela della salute dei lavoratori, perseguendo il risultato con l’effettivo coinvolgimento dei Comitati paritetici territoriali per migliorare l'attività di consulenza antinfortunistica. Va inoltre ottimizzata la partecipazione della Regione al sistema informativo integrato nazionale, così da garantire l’implementazione di un servizio tempestivo di monitoraggio e diffusione di dati, aggiornati trimestralmente. «Queste vite spezzate - conclude il Consigliere regionale – lungi dall’essere un destino ineluttabile e irrimediabile, sono piuttosto la conseguenza di una prevenzione insufficiente, del mancato rispetto delle norme e della carenza di sistematiche e diffuse azioni repressive, soprattutto nell’area del cratere sismico della provincia dell’Aquila, in cui numerosissimi cantieri avviati avrebbero richiesto una ben diversa attenzione da parte della Regione, al fine di svolgere un’efficace azione preventiva e di controllo nonché di contrasto al lavoro nero».

17/09/2011 8.25