Risparmio spesa farmaceutica: le contraddizioni della burocrazia contro i malati

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3063

ABRUZZO. Si risparmia sui farmaci, ma a spese dei malati. Sembra essere questo il risultato dei decreti dell’ufficio commissariale e delle circolari esplicative della Regione.

ABRUZZO. Si risparmia sui farmaci, ma a spese dei malati. Sembra essere questo il risultato dei decreti dell’ufficio commissariale e delle circolari esplicative della Regione.

L’obiettivo da raggiungere sembra quello del “risparmio a tutti i costi nella spesa farmaceutica”.  Sui numeri per ora impossibile dire perché per ora il Commissario non ha fornito con precisione i numeri di chi spende di più tra ospedale e farmacie, visto che i dati di Federfarma spiegano un sostanziale allineamento della spesa territoriale rispetto ai parametri fissati. E visto che la spesa delle farmacie ospedaliere è difficilmente comprimibile, data la particolarità dei farmaci ad alto costo dispensati in corsia e alle dimissioni dei malati ricoverati, ai quali viene comunque assicurato un ciclo di cure. Per il momento a pagare sono i soliti noti, cioè i cittadini e per di più i malati, cioè i più deboli. Perché, almeno stando alle segnalazioni che provengono da più parti, costringere un malato a prendere determinati farmaci (ad esempio le insuline) solo nella farmacia ospedaliera provoca almeno due disagi rispetto alla farmacia sotto casa: dover arrivare in ospedale (spesso si percorrono decine di km, se si dispone di un’automobile... e chi non ce l’ha?) con spreco di soldi e di tempo, rischiare di trovare chiusa la farmacia ospedaliera che osserva orari d’ufficio e non ha turni notturni o serali, festivi o prefestivi. Ma questa è l’annosa questione della distribuzione per conto, che sulla carta sembra la soluzione, ma che di fatto crea più problemi di quanti ne risolve. Ci sono, invece, casi specifici che meritano attenzione.

IN OSPEDALE NON DANNO MEDICINE

Il decreto 23 del Commissario impone che farmaci molto importanti, come le eparine a basso peso molecolare, se prescritte all’atto della dimissione o dopo una visita specialistica, siano dispensate dalla farmacia ospedaliera. In alcune Asl però le farmacie ospedaliere si rifiutano di fare questo. I farmacisti non possono dispensarle, pena il mancato riconoscimento della spesa, e così chi ha bisogno di quel farmaco resta a mani vuote.

«Confermo questo sistema di distribuzione – spiega la farmacia ospedaliera di Avezzano – noi siamo organizzati in questo modo: il paziente al momento della dimissione viene da noi con la ricetta rossa e con una scheda che ha un codice a barre. Se non c’è questo codice l’eparina non la diamo. Conosco i problemi che si creano e li abbiamo segnalati». Ma c’è di più.

FARMACI PER LA CURA DEL DIABETE

Dal primo settembre lo stesso decreto ha disposto la distribuzione diretta ed esclusiva di molti farmaci per la cura del diabete, le insuline di ultima generazione che i pazienti devono assumere a vita. Nei primi giorni del mese, ma capita ancora oggi, alcune farmacie ospedaliere non erano fornite di questi farmaci e molte sono state le proteste dei malcapitati che sono andati in ospedale a ritirarle, ritornando a mani vuote. Eppure sono anziani, spesso senza automobile, con redditi bassi da pensione costretti a combattere la malattia e la burocrazia. La Regione così – forse – risparmia, ma chi paga? I disagi non hanno un costo sociale ed economico? E se la fiala di insulina si rompe, dove va di sera il diabetico in crisi?

Sempre dal primo settembre il solito decreto ha riportato in distribuzione nelle Farmacie territoriali un farmaco per il carcinoma della prostata. Questo farmaco si chiama Casodex  e costa 130,68 euro. Essendo un farmaco a brevetto scaduto, il cittadino paga in farmacia un ticket di euro 4,70. Questa differenza non si paga, se il cittadino opta per il farmaco generico equivalente, cioè il Bicalutamide 150 mg che ha un costo di € 126,48. Casualmente però si è scoperto che in ospedale viene distribuito un altro farmaco equivalente, il Safedex che invece costa € 240,91. E se il cittadino volesse acquistare il Safedex in farmacia, pagherebbe un ticket di ben € 114,43. Allora l’ospedale spreca?

Non è proprio così, a testimonianza di quanto sia complesso il mondo dei farmaci. Sempre alla farmacia ospedaliera di Avezzano spiegano il mistero: «E’ vero, dispensiamo il Safedex e siamo obbligati a farlo perché c’è stato un appalto vecchio che dobbiamo rispettare. Ma a noi viene praticato uno sconto dell’88,93% che praticamente abbatte il costo a livelli accettabilissimi (da 240 euro a 24 euro, ndr). Tra poco ci sarà un altro appalto e le medicine da dispensare le decideranno in quella sede. Noi applichiamo quello che ci dicono». Quasi da non credere: cittadini tosati (si scopre che ci sono sconti del 90%...), malati sballottati, i più deboli come vittime designate della politica dei risparmi. Con una chicca finale: le farmacie ospedaliere dispensano medicine ma non pagano il ticket.

Forse c’è un pò di confusione…

Sebastiano Calella   15/09/2011 7.52