Piano sanitario, altre critiche dopo l’approvazione a Roma

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. E’ veramente cosa buona e giusta nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie al Governo ed al commissario Chiodi per l’approvazione del Piano sanitario che forse risana i conti della sanità abruzzese, ma taglia brutalmente posti letto ed ospedali?

Il Programma Operativo per l'anno 2010 è stato approvato dal Ministero dell'Economia e delle Finanze e dal Ministero della Salute.

In seguito agli incontri delle scorse settimane con i Ministeri, la Regione Abruzzo, infatti, aveva ritenuto opportuno apportare alcune modifiche alle azioni già programmate. Nello specifico si è deciso, in primo luogo, di definire il cronoprogramma di riconversione di alcune strutture della rete che non soddisfano i criteri di qualità del servizio erogato in "presidi territoriali" aperti 24 ore al giorno. Quest'azione comporta che per le strutture di piccole dimensioni individuate si potenzino le attività di accoglienza e primo soccorso mentre le attività a maggiore specializzazione vengano concentrate nei presidi più adeguati.

«In questo modo - ha spiegato il presidente Chiodi - il cittadino potrà continuare a disporre di servizi ordinari (es. ambulatorio, esami clinici) sotto casa e 24h/24h e, in caso di necessità, potrà rivolgersi a strutture ospedaliere più specializzate».

 In secondo luogo, stabilizzare il personale precario in servizio prediligendo i contratti a tempo indeterminato a quelli a tempo determinato per evitare continui cambi di personale che rischiano di avere effetti sulla qualità del servizio. Qualità del servizio che potrà essere ulteriormente potenziata se si considera che il personale specializzato, proveniente dalle strutture riconvertite, andrà a rafforzare i servizi dei presidi più specializzati. In questo modo «sarà aumentata l'offerta di prestazioni con l'ulteriore effetto di diminuire i tempi di attesa. In questo scenario di risanamento un ruolo attivo può spettare anche al cittadino».

 LE PROTESTE DEL TERRITORIO

 In realtà questi giorni, nelle zone interne dell’Abruzzo montano, sindaci e cittadini colpiti dai tagli hanno l’impressione di vivere più la messa del Venerdì di passione che quella di Natale. Da Pescina a Casoli, da Guardiagrele a Gissi e Tagliacozzo, passando per San Valentino, dai sindacati confederali a quelli autonomi, dai politici di centrosinistra a quelli di centrodestra non si alza un coro gioioso per l’approvazione del Piano, ma piuttosto un Miserere. Con uno strano controcanto o comunque una voce fuori dal coro: l’odg presentato dal Pdl al Consiglio regionale straordinario di pochi giorni fa.

In questo documento ufficiale si legge che «il Piano di riordino del sistema sanitario regionale è condivisibile circa le strategie generali delineate per raggiungere gli obiettivi indicati in termini di miglioramenti qualitativi, economici e finanziari». Inoltre «gli obiettivi, gli strumenti, le metodologie, i tempi indicati risultano tracciare i percorsi idonei e necessari a raggiungere con efficacia ed efficienza i già richiamati obiettivi di ottenimento dell’equilibrio economico-finanziario del sistema sanitario regionale, di riqualificazione offerta ospedaliera e dei servizi territoriali e di miglioramento della qualità percepita da parte dei cittadini».

 

Detto questo si invita il presidente Chiodi «ad istituire formalmente tavoli di coordinamento sul tema, presieduti ciascuno dal rispettivo Presidente delle quattro Province abruzzesi, per individuare soluzioni adatte e comunque non confliggenti con l’impostazione generale del Piano in termini di obiettivi globali di riordino, riorganizzazione e di saldo totale economico e finanziario».

 Il tono trionfalistico delle dichiarazioni del Commissario Chiodi e della sua maggioranza è molto stridente con le notizie di cronaca e con le dichiarazioni che vengono dal territorio, soprattutto perché queste ultime sono bipartisan. Cioè i vertici amministrativi di centrodestra vengono contestati dai sindaci dello stesso colore politico, oltre che dalle opposizioni, mentre sale sempre più la protesta contro i consiglieri regionali eletti nelle zone colpite dai tagli e accusati di non aver saputo tutelare i loro territori.

 LE PROTESTE CONTRO IL PIANO DA GISSI, CASOLI E GUARDIAGRELE

 E’ così nell’Aquilano, soprattutto a Pescina, è così a Gissi, Casoli e Guardiagrele che contestano il metodo (nessuna consultazione, nessuna informazione) ed il contenuto del Piano. L’amministrazione comunale di Gissi protesta perché il cosiddetto riordino «è fortemente penalizzante per il vastese che, con la chiusura dell’ospedale di Gissi ed il ridimensionamento di quello di Vasto, vede drasticamente ridotto il numero di pl tanto da trovarsi notevolmente al di sotto della media regionale: 1,8 per 1.000 abitanti a fronte di una media regionale di 3,5, bilanciata con 7 posti ogni 1.000 abitanti nel nord della Provincia. Siamo sconcertati dalle dichiarazioni di Chiodi, che parla di taglio “di rami secchi» e degli «inutili centri di potere e clientele», e poi concretizza il suo pensiero mantenendo gli ospedali “cloni” nella provincia di Teramo (Teramo, Giulianova, Atri e Sant’Omero) e i Dipartimenti nell’ospedale clinicizzato di Chieti, ed elimina il nostro ospedale che da anni (chiusi da tempo i reparti di chirurgia e medicina) erogava servizi adeguati alle popolazioni del nostro territorio con i reparti di Geriatria e Lungodegenza sempre pieni, con il servizio di Oculistica che attirava pazienti anche da altre Regioni, con il servizio di  Diabetologia divenuto punto di riferimento del territorio».

«E’ vergognosa», continua il pensiero condensato in un documento della amministrazione di Gissi,«è l’inerzia dei nostri rappresentanti in seno al Consiglio regionale che, a differenza di altri loro colleghi, non sono stati capaci di tutelare il nostro territorio».

 Da Casoli, il sindaco Sergio De Luca, scrive: «gridare vergogna, vergogna ai responsabili di questo Piano mi pare quasi un complimento». E aggiunge: «avevo creduto nella disponibilità di Chiodi per un’apertura. E invece no: tutto è andato avanti senza sentire sindaci e cittadini e senza una parola dei  rappresentati della Provincia di Chieti eletti nei collegi della ex Asl Lanciano-Vasto, sono colpevoli della cancellazione di un sistema sanitario funzionale che non sarà più a disposizione dei 72 comuni e dei 228.000 cittadini che vi risiedono».

«La chiusura  dei reparti di Riabilitazione e Lungodegenza del Consalvi di Casoli è una vera porcata, vista la loro produttività, così come il declassamento della rete di emergenza-urgenza. Insomma qui i Lea non ci sono più».

 Anche Guardiagrele, con il sindaco Sandro Salvi, di centrodestra, protesta: un paio di anni fa proprio la sua parte politica aveva presentato un piano per salvare l’ospedale, ma è stato buttato nel cestino. E l’incontro con il sub commissario Giovanna Baraldi, che si è tenuto giovedì pomeriggio, ha dimostrato che le ragioni dei tagli non sono state così convincenti come si dice.

 ANCHE GLI INFERMIERI CRITICANO LA MANCATA CONSULTAZIONE

 Scendono in campo per protestare anche gli Infermieri di Nursing Up: sono contro il Piano che con i suoi tagli non garantisce i servizi sanitari sul territorio e lamentano la mancata consultazione degli addetti ai lavori prima della stesura del documento di riordino della rete ospedaliera.

«Noi conosciamo il territorio – scrivono Patrizia Bianchi ed Emanuele Lattanzio, Nursing Up - e le difficoltà di arrivare a domicilio dei cittadini malati, vista la complessità orografica dell’Abruzzo. Ipotizzare perciò che al posto degli ospedali tagliati ci siano servizi a disposizione degli utenti, significa non fare il conto con il fallimento di tutti gli esperimenti finora tentati per la deospedalizzazione o per la diminuzione dei ricoveri. La rete assistenziale sostitutiva extraospedaliera va creata con risorse e personale, così come la rete dell’emergenza. Ma entrambe vanno attivate prima dei tagli e non dopo. L’assistenza sanitaria è una cosa seria e non può essere lasciata agli esperimenti cartacei dei Piani, senza intervenire concretamente sulla realtà dei bisogni dei cittadini».

Ci penserà agosto a smorzare i toni delle polemiche?

 Sebastiano Calella  31/07/2010 10.51