Parco Costa Teatina, la bufera non scema. «Febbo si dovrebbe vergognare»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. E' ancora bufera sull'assessore Mauro Febbo. A venti giorni dalla scadenza dei termini per presentare il progetto di riperimetrazione ci si trova ancora in alto mare.

Alex Caporale, consigliere comunale dei Verdi e presidente della commissione Urbanistica e Territorio al Comune di Lanciano ieri ha preparato una mozione affinché il Consiglio decida di inserire il territorio comunale all’interno dei confini del Parco Nazionale della Costa Teatina. «Non solo la scadenza del 30 Settembre 2011 è alle porte», commenta Caporale, «ma il Mauro Febbo, coordinatore regionale appositamente nominato per portare a conclusione la definizione dei confini del Parco ha buttato giù la maschera».

Nella mozione presentata il consigliere ha evidenziato «la grandissima importanza che una adesione al Parco Nazionale della Costa Teatina comporterebbe per l’economia del nostro territorio comunale da un punto di vista innanzitutto turistico, “anello di congiunzione” tra il mare e la montagna, con la imminente dismissione dell’ ex tracciato ferroviario che potrebbe diventare in tal modo isola pedonale o metropolitana di superficie».

«I fatti che stanno accadendo intorno alla vicenda del Parco sono di una gravità eccezionale», commenta Mimì D'Aurora della Cgil Abruzzo, «soprattutto perché si è consentito alla Regione  di svolgere un ruolo di totale ambiguità  al punto di arrivare ora a richiedere addirittura l’abrogazione della legge istitutiva del Parco stesso». Per D'Aurora la situazione è «paradossale e grottesca» e la rinuncia «sarebbe una sciagura per un territorio di straordinaria valenza naturalistica- ambientale, paesaggistica».

La Cgil Abruzzo ritiene «necessario» fermare «questa deriva, perché è evidente che riaprirebbe la strada a tutti i pericoli che pesantemente incombono su questa regione ed in particolare sulla provincia di Chieti, a partire dal Centro Oli e alle attività estrattive in terra ed in mare, senza escludere la pressione del cemento lungo la costa».

«Se fosse dipeso dal centrodestra l'Abruzzo non avrebbe neanche un parco nazionale e nessuna riserva regionale», commenta invece Gianni Melilla di Sel Abruzzo. «Da  sempre hanno aizzato ogni possibile opposizione strumentalizzando i cacciatori e le paure dei cittadini residenti paventando una presunta imbalsamazione del territorio che avrebbe frenato le licenze urbanistiche, le attività agricole, gli usi civici, le autorizzazioni alle attività artiguianali e produttive e tanto altro ancora».

«Febbo e il centrodestra sono coerenti con la loro impostazione culturale e politica», continua Melilla. «Ad essi il centrosinistra deve avere la capacità di rispondere con intelligenza convincendo le popolazioni locali delle ragioni culturali, economiche e sociali insite in questa proposta».

«Febbo dovrebbe vergognarsi – attacca invece l'assessore all'Ambiente del Comune di Fossacesia, Andrea Natale (Prc-Fds) – e invece alza la voce, alza i toni. Solitamente questo è l’atteggiamento di chi sa di essere dalla parte del torto. Perché non parla della figuraccia che ha fatto davanti ai tecnici del Ministero dell’Ambiente che l’hanno dovuto correggere e anche contraddire? E’ ora di finirla con la mistificazione, - aggiunge Natale - è necessario provare veramente a fare una perimetrazione insieme raccogliendo l’invito dell’architetto Sorgi e benedetto da Grimaldi a Roma di chiamare tutti Comuni con una bozza a fare un lavoro operativo insieme partendo dal Piano Speciale per la Costa Teatina previsto nel PTCP della Provincia di Chieti, magari con i tecnici al posto dei politici. Se Febbo vuole fare la crociata contro il Parco è abrogarlo lo faccia pure, ma deve dimettersi da Coordinatore del Tavolo. Lasci spazio a Giuliante e a Sorgi che hanno maggior esperienza e familiarità con i Parchi».

DI STEFANO DIFENDE FEBBO

«L'assessore Febbo ha semplicemente recepito l'umore di gran parte dei cittadini e degli amministratori del territorio interessato dall'eventuale Parco della Costa Teatina», commenta il senatore del Pdl Fabrizio Di Stefano. «Del resto la prova di democrazia piu' evidente l'ha data il sindaco di Torino di Sangro, che ha indetto una consultazione popolare e, ricordo a me stesso, visto che c'e' gente che evidentemente non vuol capire, che proprio tale "referendum" ha esplicitato la volonta' dei cittadini, ed il loro diniego, con una percentuale dell'80%, alla realizzazione del Parco». «Di fronte a tanta evidenza, gli esponenti del centro sinistra non ne prendono atto, e al contrario-prosegue Di Stefano- non considerano che ci sono amministrazioni locali di sinistra che si sono espresse in maniera contraria, cosi' come diversi amministratori, sempre del centro sinistra, che in diversi incontri pubblici hanno dato parere negativo. Per non parlare poi di una buona parte di amministrazioni del centro destra, che non e' d'accordo con la costituzione dell'area Parco. Per ultimo, ma non di poco conto, il risultato tutt'altro che favorevole all'ipotesi del Parco, della consultazione popolare a Torino di Sangro, comune interessato dal progetto».

 09/09/2011 9.27