Chiodi ritratta: «ho nominato Tancredi consulente per Abruzzo Engineering»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Chiodi parla, argomenta, risponde, si smentisce, dipinge il suo mondo e la sua verità. E conferma che per sbugiardare i «bugiardoni» di Abruzzo Engineering ci voleva un super consulente: il suo socio in affari.

ABRUZZO ENGINEERINGABRUZZO. Chiodi parla, argomenta, risponde, si smentisce, dipinge il suo mondo e la sua verità. E conferma che per sbugiardare i «bugiardoni» di Abruzzo Engineering ci voleva un super consulente: il suo socio in affari.

Ieri è stato il Chodi-day, giorno in cui all’interno del Consiglio regionale semi-aperto al pubblico (nuove disposizioni democratiche hanno permesso soltanto a 100 persone di assistervi di persona) si è parlato di ricostruzione, terremoto, Abruzzo Engineering e si è fatto il punto su quanto fatto dal centrodestra.

Alle parole di Chiodi però sono seguite una serie di critiche da parte dell’opposizione su diversi punti e imprecisioni. In un caso addirittura il presidente si è sconfessato. L’argomento è sempre quello emerso solo casualmente dalle intercettazioni e riguarda il ruolo di consulente affidato al suo socio di studio, Carmine Tancredi.

Il 3 agosto, ad appena un giorno dagli arresti e quando non tutti avevano letto le carte con attenzione, Chiodi smentì la consulenza.

«Dalla direzione della Presidenza nessuna consulenza», disse il presidente e pluricommissario straordinario. Ieri però ci ha pensato meglio ed ha cambiato versione ufficiale -dopo aver anticipato la cosa in alcune dichiarazioni- confermando la presenza di Tancredi come consulente della Regione.

«Ho affidato a Carmine Tancredi», ha detto Chiodi, «l'incarico di analizzare la situazione economico finanziaria e la fattibilità del piano industriale di Abruzzo Engineering. Tancredi è persona di mia fiducia, professionista serio ed affidabile di cui ho ritenuto di dovermi avvalere per tentare di risollevare le sorti della società, salvaguardare i posti di lavoro e assicurare continuità aziendale. Un professionista che riusciva a garantirmi assoluta estraneità ai tanti condizionamenti che hanno caratterizzato la tormentata vita di questa società».

Il presidente che si dice sicuro della onestà dei suoi assessori, che dice di essere una vittima della stampa, di essere un cinghiale braccato, che non si accorge delle mille insidie che funestano il mondo a lui vicino, che dice che la politica per quanto riguarda il terremoto non ha nulla da rimproverarsi salvo il fatto di aver costruito dove non si poteva (cioè su una faglia attiva), Chiodi, dunque, chiede agli abruzzesi di credere alla sua buona fede e di passare sopra al conflitto di interessi, di non pensare male. Respinge al mittente le accuse che la politica sia tutta un 'magna magna' o una lobby di affaristi ed accusa i giudici che indagano anche se ha fiducia nella magistratura. Infondo 12mila euro per una consulenza sono davvero quattro soldi. Però il documento dell'affidamento dell'incarico non salta fuori.

Chiodi chiede agli abruzzesi anche di soprassedere alla pochissima trasparenza effettiva visto che dal 2009 non ha ritenuto opportuno comunicare questo incarico ma lo ha fatto solo quando vi è stato costretto.

LE ACCUSE: «INTERESSI TRA SOCI D'AFFARI»

«Veramente Chiodi ha perso la faccia», commenta Camillo D’Alessandro, capogruppo del Pd, «solo nel paese dei balocchi e in qualche favola ben riuscita è possibile immaginare che un presidente di Giunta diventi datore di lavoro del suo socio, non ci troviamo in una favola, ma nel modello Teramo. Chiodi ha negato la verità agli abruzzesi per mesi, mi domando ma un pò di vergogna?»

Sulla stessa linea anche il vice capogruppo regionale Idv, Camillo D’Alessandro: «Chiodi, nella seduta di Consiglio del 3 agosto scorso, ha mentito ai consiglieri, alla stampa e, per essa, ai cittadini abruzzesi, quando affermava che non erano state affidate consulenze. Per due mesi, inascoltati gli abbiamo chiesto di fare finalmente chiarezza sui rapporti tra la Giunta regionale e Carmine Tancredi. E invece, incalzato da Camillo D’Alessandro, nel corso della seduta odierna del Consiglio, Chiodi è stato costretto a confessare: dopo aver negato, spergiurando sulle solite ‘fandonie’ dell’opposizione che chiedeva lumi sulla posizione del suo socio di studio, arriva la verità. Nel merito, pur tuttavia, è come se Tremonti affidasse al suo studio di tributarista, a pagamento, la verifica dei conti dello Stato. Qui non si tratta più di conflitto d’interessi, ma di interessi tra soci in affari, utilizzando il pubblico denaro, poco o tanto che sia».

Al momento però mancano i documenti di questa consulenza così inopportuna, manca il contratto, manca un oggetto preciso dell'incarico e manca una relazione sul lavoro effettuato dopo un anno e mezzo.

Una legge precisa (sempre quella sulla trasparenza) prevede che i consulenti vanno scritti tutti, ma proprio tutti, nella sezione apposita mentre il consulente Carmine Tancredi non si trova in nessuna pagina delle centinaia di siti istituzionali della Regione. Il presidente Chiodi chiede di soprassedere anche a questo.

L’inchiesta sul “gruppo Stati” ed Abruzzo Engineering ha tuttavia accertato frequentissimi rapporti tra l’assessore Stati e lo stesso Tancredi come se l’ex assessore facesse rapporto al socio di studio del presidente e dunque dovesse rendere conto a questi. Sarebbe il primo caso di consulenza in cui l’assessore regionale è sottoposto al consulente.

Inoltre la procura di Pescara ha disposto perquisizioni nello studio teramano di Chiodi proprio per capire meglio questo intreccio di interessi, affari e amicizia.

Chiodi rimane reticente su moltissimi argomenti emersi incidentalmente da quella inchiesta: uno per tutti il reale stato passivo di Abruzzo Engineering. Si parla di 60 mln di euro di debiti, di 20 mln da dare a Selex e di problemi sulla rendicontazione da parte della Regione.

In moltissime nostre inchieste giornalistiche abbiamo evidenziato più volte incongruenze e dubbi sulla gestione di Abruzzo Engineering senza sortire alcuna risposte, né effetto. Solo silenzio assoluto (e critiche a iosa). Le cose invece ora sono cambiate, forse per merito della procura di Pescara che indaga.

 PAPOCCHIO ABRUZZO ENGINEERING «ORA LE COSA CAMBIERANNO»

 Così dopo le “sparate” della Stati sicura che nella società mista vi fossero «bugiardoni» e che siano state compiute una serie di irregolarità di vario genere, come per esempio milioni di euro di appalti girati direttamente dalla Regione, ieri Chiodi ha fatto un’altra cosa che non aveva mai fatto: ha denunciato, seppure vagamente e con estrema superficialità, un paio di situazioni che a naso sembrano avere una netta rilevanza penale.

«Desidero che vengano congelati i pagamenti nei confronti di Selex, società di Finmeccanica, partner industriale», ha detto, «stiamo facendo tutti gli accertamenti e le perizie su alcune vicende: in una, Abruzzo Engineering realizza un prodotto dal valore di due milioni, per l'ingegnerizzazione viene rivenduto a Selex che poi glielo rivende a otto milioni». Un passaggio molto “particolare” le cui finalità pubbliche e di buona gestione sfuggono. Strano che nessuno del consiglio di amministrazione si sia mai accorto di questo fatto e che nessun controllore o dirigente regionale si sia mai insospettito.

E c’è anche un’altra vicenda…

«Sono stati acquistati prodotti per milioni di euro finalizzati ad una commessa senza che questa sia stata vinta», ha aggiunto Chiodi, «quindi si sono sostenuti costi senza il rientro di neppure un euro. A questo punto ben venga la commissione di inchiesta. Da quando ci siamo noi abbiamo fatto di tutto».

Più che commissione d’inchiesta ci sarebbe da domandarsi se il presidente Chiodi e chi per lui quando si sono accorti di questi “particolari” e quando hanno denunciato i fatti alla magistratura, visto che il pubblico ufficiale ha il dovere di denunciare fatti penalmente rilevanti quando ne viene a conoscenza.

Il presidente dopo le inchieste ci va cauto e mette tutte e due le mani avanti e così non si dice tanto sicuro dell’affidamento in house (cioè girare gli appalti direttamente ad Ae). Certo, c’è quel parere della avvocatura regionale ma secondo le carte dell’inchiesta Stati qualche volta la stessa avvocatura avrebbe rilasciato «pareri di comodo».

Così il presidente Chiodi ha deciso che, avendo dato consulenze anche al suo socio, la prossima la darà alla procura della repubblica e alla guardia di finanza e saranno loro a dirgli come muoversi.

«Non mi sento di rischiare la pelle - ha detto Chiodi - anche perché quando abbiamo cercato di collaborare per le attività propedeutiche alla ricostruzione ed assistenza ai Comuni, qualcuno ci ha detto qualche altra cosa. Non sono carne da macello, quando sarà chiara la natura e sarà da tutti condivisa, a questo punto si potrà parlare di affidamenti e delle cose che servono».

Bene la prudenza, resta da capire per esempio fino ad ora come si è operato e se questa prudenza è figlia dei recenti sviluppi oppure è dote innata.

Sui costi di gestione Chiodi ha detto che sono «altissimi» ma non ha chiarito a quanto ammonta il passivo di bilancio. Chiodi cerca comprensione e chiede a tutti di essere creduto ma la trasparenza e la buona amministrazione sono un’altra cosa.

Per citare il giudice palermitano Paolo Borsellino, scomodato ieri nel suo discorso fiume: «i partiti ed i politici dovrebbero fare una grossa pulizia al loro interno e dovrebbero non soltanto essere onesti, ma apparire onesti».

a.b. 29/09/2010 7.07