Deficit azzerato? Intanto sulla sanità piove una tegola da 50mln di euro

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

4912

Deficit azzerato? Intanto sulla sanità piove una tegola da 50mln di euro
ABRUZZO. Altro che deficit azzerato. Per il 2010 la sanità abruzzese deve pagare 50 milioni di mobilità passiva, cioè la differenza tra gli 83 milioni di mobilità attiva e i 133 milioni di mobilità passiva registrate nelle quattro Asl provinciali.*LA SANITA’ “MOBILE”: I REPARTI VIAGGIANO DA UN OSPEDALE ALL’ALTRO

PrimaDaNoi.it ha potuto consultare un documento tenuto finora segreto e i dati confermano i timori per l’esplosione di questa voce di bilancio. L’argomento “mobilità passiva” è stato il convitato di pietra di tutti i discorsi sui conti della sanità: lo evocavano i sindacati, lo minimizzava l’Ufficio del Commissario, lo sollevava l’Aiop che dopo il taglio del budget alle cliniche private chiedeva di recuperare fatturato operando sui viaggi della speranza. E lo esorcizzava soprattutto il sub commissario Giovanna Baraldi che fin dai primi giorni del suo insediamento - per limitare i danni - favoleggiava di possibili «accordi di confine» con le altre regioni. Anche negli ultimi documenti ufficiali per l’ennesima volta si ipotizzano questi accordi, che però – come ha ben spiegato il presidente della Regione Marche – non si faranno mai perché è interesse delle singole regioni massimizzare gli incassi sulla sanità: se vengono “clienti” da fuori, tanto meglio. E poi su questo argomento deciderà la Commissione salute a livello nazionale e non l’Abruzzo da solo.

Tra l’altro sui dati del 2010 non si potrà chiedere la solidarietà delle altre Regioni invocando l’emergenza terremoto per coprire il salasso delle casse regionali abruzzesi e per chiedere a Roma maggiore solidarietà, cioè più soldi, come ha fatto l’assessore Carlo Masci.  

In realtà questo dato sul deficit da mobilità passiva, se verrà confermato, dimostra almeno due cose: la prima è che sempre più i cittadini abruzzesi vanno a curarsi fuori regione e contemporaneamente arrivano sempre meno pazienti a cercare eccellenze che forse non ci sono. Il secondo aspetto è che questi 50 milioni regalati alle altre regioni potevano restare in Abruzzo, dando lavoro sia agli ospedali pubblici che alle cliniche private. Perché quando si parla di mobilità attiva, il pensiero corre a quanti medici, infermieri, tecnici, amministrativi in più (oltre ai fornitori) avrebbero potuto lavorare senza un euro di aggravio per le casse regionali: visto che i 50 milioni vanno comunque pagati, tanto valeva farli restare nell’economia abruzzese. Resta perciò un mistero perché mentre per risparmiare si chiudono ospedali e servizi sul territorio, mentre si creano disagi ai cittadini con le astruse decisioni sull’assistenza farmaceutica, nulla è stato fatto per arginare la mobilità passiva. E l’effetto collaterale di tutto quanto (non poco) che è stato fatto in questi due ultimi anni in sanità potrebbe essere questo: annichilire ospedali e cliniche abruzzesi, deprimere le eccellenze e non farne nascere altre, ridurre l’Abruzzo a serbatoio di clientela per le altre regioni.

Il tutto in attesa dello sbarco in forze di qualche grosso gruppo imprenditoriale sanitario che sarà salutato come il salvatore della salute dei cittadini abruzzesi. Non si potrebbe spiegare altrimenti la marginalizzazione delle due università mediche, la riduzione dei posti letto negli ospedali (mentre da un’altra parte si dice che è la casistica - cioè più ricoveri - che fa l’eccellenza), il taglio del budget alle Cliniche private alle quali è stato limitato anche il lavoro per arginare la mobilità passiva. Come tutti gli effetti collaterali, anche questo potrebbe essere non voluto, ma per dirlo bisognerebbe conoscere il dato sulle regioni o sulle strutture che hanno beneficiato di questa mobilità pagata dagli abruzzesi.

ASL ABRUZZESI: 28 MILA ARRIVI + 43 MILA PARTENZE= 50 MLN

I dati che pubblichiamo si prestano poi ad altre riflessioni. Intanto la questione terremoto è un pretesto bello e buono, se la Asl aquilana è quella che registra più mobilità attiva, ben il doppio di quella di Pescara, e stacca di molto Chieti e soprattutto Teramo.

Salvo i ricoveri inappropriati, di cui alle tabelle, il totale dei pazienti arrivati in Abruzzo è di 28 mila unità, per un incasso di 83 milioni così divisi: 38 milioni L’Aquila, 16 Chieti, 20 Pescara, 7 Teramo. Quello dei pazienti partiti è di 43 mila unità per una spesa di 133 milioni, così divisi: quasi 10 mila L’Aquila, quasi 11 Chieti, 7 mila Pescara e 15 mila Teramo. Per la mobilità passiva, chi paga di più è Teramo sia in termini numerici (15 mila malati in fuga) sia economici: 42 milioni di esborso. Segue la Asl di Chieti, con 10 mila viaggi della speranza e 36 milioni di spesa. Quindi L’Aquila, con quasi 10 mila fughe e 31 milioni di spesa, chiude la Asl di Pescara con 7 mila pazienti espatriati e 22 milioni da pagare. La mobilità attiva presenta altre sorprese. Il dato di Pescara è sufficientemente bilanciato: 6.397 arrivi e 7.033 partenze, il che promuove la politica di rinnovamento del manager Claudio D’Amario. Al contrario Teramo paga il conto più salato con 2.557 arrivi e 15.358 partenze ed una differenza in negativo di 35 milioni da pagare. Segue Chieti che paga 20 milioni di differenza e 5 mila partenze in più degli arrivi. L’Aquila è la Asl più virtuosa perché incassa 7 milioni di più di quello che dovrà pagare.

Cambierà per l’anno in corso questo trend molto negativo? Nulla lo lascia prevedere: non ci sono gli accordi di confine, gli ospedali abruzzesi sono sempre più asfittici e non per colpa del personale, le Università non sono presenti nell’orizzonte dell’Ufficio commissariale, la moda del momento è fare la guerra alla spesa farmaceutica mettendo in crisi i malati e rendendo loro difficile accedere ai farmaci, mentre in contemporanea si promettono incentivi ai medici di famiglia per non prescrivere medicine. Sembra una politica sanitaria di corto respiro, senza strategie a lungo termine. Senza cioè interventi strutturali che possano invertire la rotta e far diventare l’Abruzzo sanitario terra di arrivi e non di partenze.

Sebastiano Calella  03/09/2011 11.06

 

SANITA' ABRUZZO: MOBILITA' ATTIVA E PASSIVA


[pagebreak]

LA SANITA’ “MOBILE”: I REPARTI VIAGGIANO DA UN OSPEDALE ALL’ALTRO 

«Da giovedì 1° settembre l’unità operativa: Procreazione medicalmente assistita (FIVET), diretta dal professor Gian Mario Tiboni, svolge la sua attività non più nell’Ospedale di Chieti, ma nei nuovi locali messi a disposizione dalla Asl all’interno dell’Ospedale di Ortona».

 Un comunicato ufficiale di poche righe rende noto un cambiamento molto importante: la fecondazione assistita, uno dei fiori all’occhiello della sanità teatina, viene sfilata silenziosamente dal SS. Annunziata e portata ad Ortona. Se fosse accaduto con il manager Mario Maresca e con Tommaso Coletti presidente della Provincia, il centrodestra avrebbe dato fiato alle trombe per denunciare l’ennesimo scippo a danno di Chieti e l’uso clientelare della sanità. Oggi invece questo spostamento viene presentato come il completamento del progetto che prevede l’ospedale di Ortona al centro di un “progetto donna” come se a Chieti non si nascesse e non ci fossero le stesse problematiche.

Il clima soporifero che aleggia sul consiglio comunale di Chieti fa passare senza troppi problemi un provvedimento che impoverisce il SS. Annunziata e sottrae un centro di eccellenza di grande notorietà. E togli questo, togli quello, l’ospedale di Chieti sembra essere destinato a diventare al massimo la ruota di scorta dell’Ospedale di Pescara. In realtà questo spostamento avviene insieme ad altri già programmati all’interno della Asl, nel quadro di una rivisitazione dell’organizzazione interna dei livelli e delle sistemazioni esistenti.

E sorge pure il dubbio che il tutto sia stato concordato dal manager Francesco Zavattaro con i politici locali cercando appoggio come nella vicenda del nuovo ospedale da costruire a Lanciano.

Il manager poi appare “attendista” sulla chiusura dell’ospedale di Guardiagrele: su questo sembra abbia chiesto lumi precisi a Chiodi. Lumi che non arrivano per timore di qualche altra bocciatura al Tar, ma che vengono sostituiti dal lento processo di asfissìa a cui è sotto posto l’ospedale guardiese che rimane aperto solo come edificio, ma che di fatto non è più ospedale.

Dal primo ottobre infatti la Lungodegenza e la Medicina da Guardiagrele verranno spostate ad Ortona (rispettivamente al quarto ed al quinto piano), così come la Psichiatria sarà trasferita a Chieti al posto della Neurologia, che si trova al piano terra. Il tempo di montare le sbarre alle finestre ed il trasferimento sarà fatto, lasciando l’ospedale di Guardiagrele al suo destino di Rsa e di sede di un ospedale di comunità, che tutti spacciano come surrogato dell’ospedale attuale, ma che è un’altra cosa ben più modesta. A Chieti intanto, per far posto alla Psichiatria, la Neurologia emigra al 12° livello, corpo A, dove ora c’è la Pneumologia. Questo reparto a sua volta andrà ad occupare il 12° livello, corpo C, dove attualmente opera la Patologia medica che scende all’11° livello, corpo A. Ed in questo tourbillon, la fecondazione assistita scompare senza che nessuno se ne accorga.

Sebastiano Calella  03/09/2011 12.03