Petrolio, ennesima richiesta. «A rischio 30 mila km quadrati di costa»

Alessandro Biancardi

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Petrolio, ennesima richiesta. «A rischio 30 mila km quadrati di costa»
ABRUZZO. Il 5 agosto scorso la società inglese Spectrum Geo Ltd  ha presentato richiesta di autorizzazione presso il Ministero dell'Ambiente   per eseguire ispezioni sismiche nel mare Adriatico.

La tecnica che sarà utilizzata è quella dell'airgun per la ricerca di petrolio. Le due concessioni in giacenza al Ministero, denunciano Maria Rita D'Orsogna, Dante Caserta (Wwf), Fabrizia Arduini (Emergenza Ambiente) Guido Pietroluongo  (Italia Anti Whaling Events), spiccano per la loro estensione territoriale: oltre 30 mila chilometri quadrati lungo tutta la costiera Adriatica da   Rimini fino a Santa Maria di Leuca, investendo dunque Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Molise, Puglia, a circa 25 chilometri da riva.
«Le ispezioni sismiche si eseguono tramite violentissimi spari di aria compressa rivolti verso i fondali marini», spiegano i quattro. «Le onde riflesse forniscono informazioni sui giacimenti   di idrocarburi nel sottosuolo. Numerosi studi scientifici mondiali  attestano la loro estrema dannosità per le specie marine: gli spari airgun possono causare spiaggiamenti, lesioni, morte di cetacei, pesci e  specie bentonitiche anche a centinaia di chilometri di distanza dal punto di impatto».
La Spectrum è una società a responsabilità limiitata che secondo le informazioni a disposizione degli ambientalisti intende commercializzare i suoi dati a ditte straniere. Data l'entità del   progetto e la vicinanza alla riva delle ispezioni sismiche,  il rischio a cui si va incontro, contestano D'Orsogna, Caserta, Arduini e Pietrolongo, «è di avviare un irreversibile processo  di petrolizzazione dell''Adriatico intero con pozzi e infrastruttura petrolifera lungo il litorale, rischi di subsidenza, scoppi, perdite di petrolio, deturpazione del paesaggi, stravolgimenti della qualita' della vita e pochissimi benefici per i cittadini italiani».
Anche perchè, sottolineano gli ambientalisti, il mare Adriatico «è un mare fragile, chiuso, con lenti ricambi di acqua,  già sottoposto a decine e decine di concessioni petrolifere avanzate lungo la costa dei Trabocchi, alle isole Tremiti, in Salento, lungo la riviera emiliana e marchigiana, da parte di ditte straniere che ripetutamente affermano ai loro investitori che trivellare  in Italia è facile ed economicamente conveniente. Lo stesso scenario si ripete nel mar Ionio e in Sicilia».
Le associazioni esortano il Ministero dell'Ambiente, la classe dirigente delle regioni  interessate a farsi portavoci delle preoccupazioni dei cittadini e di  attivarsi per leggi che proteggano maggiormente il nostro patrimonio
  ambientale comune. «Lungo le coste americane pacifiche ed atlantiche», ricorda D'Orsogna, «vige il divieto assoluto  di trivellare e di eseguire ispezioni sismiche   a 160 chilometri da riva per proteggere turismo ed ambiente.  Occorre una visione lungimirante anche per il mare Adriatico e  di leggi che lo proteggano dalle trivellazioni selvagge,   coinvolgendo anche le comunità costali della ex Jugoslavia   e con l'interdizione di nuovi pozzi petroliferi su tutta la sua superficie».

02/09/2011 13.10