Roma promuove Chiodi sul deficit sanitario, ma lo boccia sul resto

Alessandro Biancardi

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Roma promuove Chiodi sul deficit sanitario, ma lo boccia sul resto
ABRUZZO. Il Piano sanitario regionale monocratico che Chiodi presenterà tra 15 giorni forse non è un documento molto importante.* NUOVO OSPEDALE A LANCIANO, ZAVATTARO: «SERVE UN’INTESA SULLA LOCALIZZAZIONE»

 

Anche se disegna la sanità abruzzese dei prossimi due anni (qualcuno si è dimenticato che i Piani sanitari, per legge, durano tre anni). Infatti salvo isolate eccezioni, nessun consigliere regionale ne parla. Passi per la maggioranza Pdl, che per disciplina di partito ha digerito ogni esproprio delle competenze del Consiglio regionale e non ha elaborato nessuna idea sulla sanità. Quello che sorprende di più è il fragoroso silenzio dell’opposizione, forse a corto di idee e rassegnata alla logica dei tagli che sembra l’unico filo conduttore dell’ufficio commissariale della sanità. Fatto sta che l’estate è passata sull’onda della comunicazione di fine luglio, quando il commissario Chiodi, attorniato dai quattro manager e dal vice commissario, annunciò non solo la scomparsa del deficit per la sanità abruzzese, ma addirittura un attivo. Era il risultato prestigioso dell’ultima verifica al Tavolo di monitoraggio romano, riunione del 20 luglio, che aveva sancito un risultato storico per la gestione 2010, poi comunicato a tutti in pompa magna.

Lo specchietto dei dati riassuntivi è a pagina 5 del verbale di 15 pagine ed è la conclusione del punto “A: Aggiornamento risultato d’esercizio 2010.” Su questo dato, peraltro importantissimo anche se nasconde sacrifici e tagli non solo degli sprechi, tutti si sono fermati, complice l’estate. Ma qualcuno sotto l’ombrellone ha continuato a leggere e al punto B (non è stato necessario nemmeno voltare pagina, perché è sempre a pagina 5) e nei successivi capitoletti ha trovato numerose sorprese che hanno ridimensionato di molto l’effetto sorpresa della prima comunicazione.

 DEFICIT AZZERATO, MA ANCORA NUMEROSE CRITICITÀ PER LA SANITÀ ABRUZZESE

 Già a pagina 6 comunque si evidenzia che «...parte del risparmio ottenuto nell'anno 2010 è dovuto alla temporanea chiusura di alcune strutture» (Villa Pini, ndr) prevedendo «con la riapertura delle stesse un potenziale incremento dei costi nell’anno 2011». Scorrendo il verbale si trovano poi altre criticità per il 2010: dallo sforamento di 10 mln per il personale, a quello della spesa farmaceutica, mentre per il 2011 si parla di costo elevato del personale rispetto alla qualità delle prestazioni, di aumento della mobilità passiva ed ancora della spesa farmaceutica, di rinvio della rete di emergenza urgenza, di assenza di decisioni per le strutture semplici e di numero eccessivo di posti letto pubblici. Una notazione strana questa dei posti letto, quando si parla della costruzione di due nuovi ospedali a Lanciano e Vasto da 300 posti ciascuno, sui 1000 totali previsti per la provincia di Chieti. Altre chiusure di ospedali in vista? Ma il verbale va oltre e puntualizza l’assoluta assenza del Piano di cure primarie e del fabbisogno con conseguente taglio dei distretti, l’assenza nei decreti commissariali della puntualizzazione di volumi e tipologie delle prestazioni assegnate a ciascun privato e per la remunerazione per le loro prestazioni fuori contratto nel 2010. Positiva invece solo la riorganizzazione della rete dei laboratori. Ed il verbale chiude con la  lentezza nella definizione del processo di accreditamento degli erogatori privati e l’estrema disomogeneità della distribuzione del personale tra i differenti presidi oltre ad un eccesso di personale rispetto al fabbisogno teorico. Al Tavolo di monitoraggio dunque non solo rose e fiori e qualcuno potrebbe parlare pure di bocciatura. In realtà gli scontri-incontri al Tavolo romano non sono semplici e riportare a casa qualche successo è sicuramente difficile.

 

SANITA’ IN SALITA

La verità vera è che la strada della sanità abruzzese è sempre e ancora in salita, anche se in questo modo si affronta solo il discorso ragionieristico. In realtà, senza nulla togliere ai successi parziali di Chiodi, tutte queste criticità rilevate a Roma avrebbero dovuto consigliare meno trionfalismo e più apertura politica del Commissario rispetto alle esigenze dei cittadini, alla richiesta di assistenza sanitaria ed alla possibilità di scrivere a più mani il nuovo Piano sanitario. Cosa che non è avvenuta. E’ proprio convinto Chiodi che il deficit scomparso sia curativo rispetto ai malati abruzzesi? Che insomma il trionfalismo sui risultati parziali abbia un effetto taumaturgico? Se così fosse, invece di un antibiotico, di un antivirale o dell’insulina il medico potrebbe prescrivere la lettura fino a pagina 5 del verbale romano con l’azzeramento del deficit, con un risparmio secco sulla spesa farmaceutica. Mettendo a rischio però la statua di San Camillo che accoglie i visitatori del SS. Annunziata a Chieti.

 

Sebastiano Calella    02/09/2011 9.22

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NUOVO OSPEDALE A LANCIANO, ZAVATTARO: «SERVE UN’INTESA SULLA LOCALIZZAZIONE»

LANCIANO. Trovare rapidamente un’intesa che permetta a Lanciano e al comprensorio di riferimento di non perdere l’occasione storica di avere un nuovo ospedale.

Questo l’appello rivolto dal direttore generale della Asl Lanciano Vasto Chieti, Francesco Zavattaro, agli amministratori presenti alla Conferenza dei servizi “istruttoria” convocata ieri pomeriggio per avviare un confronto sulla localizzazione del nuovo presidio. All'incontro erano presenti, oltre al management della Asl, il direttore e i tecnici della direzione regionale Politiche della Salute, il presidente della Provincia di Chieti,  i sindaci di Lanciano, Gessopalena, Santa Maria Imbaro, Lama dei Peligni, Frisa, Casoli, Sant'Eusanio del Sangro, Altino, Mozzagrogna, Fossacesia, Trglio, Ricca San Giovanni, Atessa, Castelfrentano, Pennadomo, Paglieta, Fara San Martino, Pizzoferrato, Borrello, Villa Santa Maria. 

Al termine di un lungo confronto, anche aspro, è stato comunque possibile giungere ad una posizione unitaria, stimolata dallo stesso sindaco di Lanciano Mario Pupillo, che si sostanzia nella richiesta agli organi regionali di verificare in sede governativa la possibilità di ottenere finanziamenti per un ospedale di valenza comprensoriale, con un numero quindi di posti letto superiore agli attuali 200 affidando ad un tavolo tecnico, come proposto dal presidente della Provincia,  la conseguente valutazione sull'ubicazione più idonea, sotto il profilo funzionale, alternativa all'area nella quale insiste oggi il "Renzetti".  E' stata fissata, dunque, per il prossimo 18 settembre la data per un nuovo incontro.

«Valutazioni tecniche e di ordine economico, oltre che pratico – ha sottolineato il manager –, impongono di valutare con la massima serietà l'opzione di  un’ubicazione diversa da quella attuale, che molto difficilmente  può accogliere una nuova struttura perché si tratterebbe di procedere contestualmente alle fasi di demolizione e costruzione, con disagi insostenibili per gli utenti. Senza dire, poi, dei costi di smaltimento delle macerie che richiederebbero circa 10 milioni di euro. E’ necessario, pertanto, individuare una localizzazione che risponda prima di tutto al requisito dell’accessibilità, un aspetto fondamentale di cui il Ministero terrà conto nella concessione del finanziamento. Non è accettabile, infatti, pensare a un nuovo ospedale che non sia collocato in una posizione strategica e al centro di una rete viaria che lo renda facilmente raggiungibile, soprattutto dai mezzi di soccorso, oltre che dalla popolazione di un comprensorio decisamente vasto».

Tre i punti focalizzati dalla mozione: presentare alla prossima riunione una proposta che comtempli l'ipotesi di una soluzione di rilancio che salvaguradi il ruolo di Lanciano; ipotesi di ospedale del comprenorio da 300 posti letto; mandato agli organi regionali competenti di verificare la possibilità in sede ministeriale di finanziare una quota aggiuntiva di circa 30 milioni rispetto ai 35 già disponibili per il nuovo ospedale di Lanciano. La parola d'ordine comunque è fare presto, perché entro dicembre bisognerà sottoscrivere un accordo di programma vincolante con gli enti locali e presentare al Ministero  progetto preliminare e quadro economico.

«Se la decisione dovesse tardare a causa della difficoltà degli amministratori a fare sintesi su una posizione comune – ha aggiunto Zavattaro – il rischio di perdere il finanziamento sarebbe concreto, con conseguente penalizzazione di un territorio che invece ha tutto il diritto e le carte in regola per avere un nuovo ospedale. Si tratta di un’occasione d’oro, anche per l’economia locale, visto che la realizzazione metterebbe in moto un investimento enorme, e credo che nessuno abbia interesse a perderla».

02/09/2011 7.45