Procurarsi le medicine è sempre più difficile: aumentano disagi e ticket

Alessandro Biancardi

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Procurarsi le medicine è  sempre più difficile: aumentano disagi e ticket
ABRUZZO. Per le medicine, questo appena passato sarà ricordato come “l’agosto del nostro scontento”: divieto di ritirare in farmacia le medicine prescritte in ospedale e obbligo di non più di una confezione di farmaco a ricetta.

Ma sarà ricordato anche come l’agosto della confusione: con ordini e contrordini ai Farmacisti sul comportamento da tenere, con circolari arrivate in ritardo, con accuse ai medici prescrittori di non aver capito nulla del Decreto commissariale dell’8 luglio sul risparmio nella spesa farmaceutica. Così si legge infatti nella circolare di chiarimento del Servizio assistenza farmaceutica regionale datata 12 agosto: «con la presente si precisa che tale scelta (una confezione per ricetta, ndr) non deriva da alcuna disposizione regionale, ma è il frutto di una interpretazione errata del medico prescrittore».

  Proprio quei medici di famiglia ai quali sono stati promessi incentivi per la riduzione delle medicine prescritte, che però non sanno interpretare i documenti ufficiali. Ma anche settembre non promette nulla di buono: da ieri, infatti, solo le farmacie ospedaliere possono distribuire le insuline di ultima generazione. Il fatto è che ieri, come da segnalazioni arrivate tempestivamente, l’Ospedale di Avezzano e quello di Teramo ne erano sprovviste. E’ forse uno dei tanti modi escogitati per risparmiare sulla spesa farmaceutica, che sembra la nuova ossessione dell’Ufficio commissariale alla sanità?

«Confermo questa difficoltà per le insuline – spiega Alfredo Orlandi, Farmacista in Civitella Roveto, presidente del Sunifar che raccoglie le farmacie rurali e che è esponente di punta di Federfarma Abruzzo, l’associazione dei titolari di farmacia – da ieri sono in distribuzione esclusiva ospedaliera due prodotti che però in ospedale non si trovano, né ad Avezzano né a Teramo. A parte i disagi “normali” per i diabetici che debbono correre in ospedale e non nella farmacia sotto casa per rifornirsi di insulina, se un paziente non si accorge di aver terminato l’insulina di notte, oppure la fiala cade e si rompe, sino a ieri poteva andare in guardia medica e con la relativa ricetta a qualunque ora della notte poteva ritirarla nella farmacia di turno. Ora non più». Chissà se questi disagi sono degni di attenzione da parte di chi maneggia queste disposizioni e che forse non ha mai fatto la fila in uno studio medico o una corsa in ospedale non sempre vicino, dove trova chiusa la farmacia ospedaliera che ha orari diversi rispetto a quelle di città o di paese e a volte non ha i farmaci che servono. Ma non sembra questa l’unica stranezza sulle medicine, dopo la determina regionale di “chiarimento” del 12 agosto, arrivata solo dopo numerose segnalazioni di cittadini e farmacisti territoriali, che hanno evidenziato le numerose incongruenze, così come riportato nella parte iniziale della comunicazione.

Ci sono altri disagi in vista: se alcune medicine escono dalla farmacia, altre ne rientrano, ma con il ticket. Come un farmaco per l’ipertrofia prostatica ed un antitrombotico. I pazienti che sino a ieri non pagavano nulla ritirando questi farmaci in ospedale, invece da oggi in farmacia devono pagare da 4 euro e 20 sino a 23 euro e 17 di ticket, secondo il dosaggio.

 Risultato prevedibile? Molti non si cureranno più. Insomma a quanto si vede, la burocrazia si è impossessata della sanità e non fa sconti a nessuno, nemmeno ai medici ospedalieri che per alcune patologie sono costretti ad elaborare il piano terapeutico e a riempire le ricette, sottraendo tempo prezioso all’attività assistenziale vera e propria. Quello che si profila all’orizzonte è dunque un medico-impiegato, con la calcolatrice in mano al posto del fonendoscopio, e più preoccupato di aggiornarsi sulle circolari regionali che sulle novità delle terapie o di prescrivere cure e dispensare consigli sulla salute. Con la strana promessa di incentivi per la diminuzione delle prescrizioni, un pò offensiva per i professionisti seri: se infatti un atto medico o una visita ambulatoriale si concludono con la necessità di un farmaco, il calcolo di convenienza a non prescrivere rischia di prendere il sopravvento. Il tutto nel silenzio incomprensibile dell’Ordine professionale e dei sindacati medici, soddisfatti forse per aver strappato la promessa di un incentivo economico. Quel silenzio che aiuta il proliferare di circolari incomprensibili, di disagi e ticket per i pazienti e di difficoltà a curarsi.

 Sebastiano Calella  02/09/2011 9.11