Chiodi: «Stati e Venturoni innocenti come Del Turco e D'Alfonso»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

8049

CHIODI E BERLUSCONI

CHIODI E BERLUSCONI

L'AQUILA. La seduta straordinaria del Consiglio regionale sulla ricostruzione post terremoto si è aperta alle 11.30 con un intervento del presidente Chiodi sulle recenti inchieste giudiziarie.*LA BANCA DI TERAMO:«NOI ESTRANEI ALL'INCHIESTA»

Grande presenza, questa mattina in aula, non solo della stampa locale ma anche di quella nazionale. Il governatore ha parlato ad ampio raggio (per circa 45 minuti), dei fatti che hanno travolto la sua giunta, l'ex assessore Stati prima, l'attuale assessore alla Sanità, la settimana scorsa.

Non sono mancati attacchi, gli ennesimi, ai giornalisti che a parere suo lo avrebbero trascinato nelle vicende giudiziarie, sparando titoloni che avrebbero minato la sua credibilità.

«In questo momento gli inquirenti stanno lavorando e devono farlo in serenità», ha detto il presidente. «Credo però di poter affermare che Stati e Venturoni sono assolutamente puliti ed usciranno da questa vicenda». «Non lo affermo per solidarietà umana o perchè li conosco», ha aggiunto, «o perchè nessuna pressione politica ho avuto, né per la reputazione costruita in anni. Sono persone oneste e conosciute in piccole comunità, dove tutti sanno tutto di tutti».

Chiodi si è detto certo che Stati e Venturoni usciranno puliti «perchè ho fiducia nell'ordine giudiziario e degli uomini che lo compongono». «Sono stato personalmente oggetto», ha contestato ancora, «di varie notizie che mi hanno descritto come appaltatore di commesse del G8, manovratore di appalti, persona arrestata, che ha ricevuto dazioni indirettamente sotto consulenza al mio studio o da Finmeccanica per favorirli».

Il presidente ha contestato anche gli articoli della stampa nazionale «che riportavano maxi titoloni 'Chiodi sapeva'». Non sono mancati anche suggerimenti ai giornalisti, come sempre più spesso avviene: «dovreste fare l'unico titolo con la verità che mi riguarda, sempre abilmente nascosta: 'Chiodi non e' indagato in nessuna vicenda'». Un titolo necessario «per riparare alla suggestione diffamatoria, proprio a me reo di nulla e non indagato».

 STATI, VENTURONI, DEL TURCO E D'ALFONSO: «TUTTI INNOCENTI» 

«Ricordo, soprattutto all'opposizone», ha continuato il presidente, «l'articolo della Costituzione italiana che afferma il principio sacrosanto della non colpevolezza. Stati, Venturoni, Tancredi, Di Stefano, Del Turco, D'Alfonso, Cantagallo, il sindaco di Nocciano sono tutti innocenti. Conviene a tutti», ha continuato, «tenere il piede fermo sulla non colpevolezza, conviene a tutti, anche se non siete impegnati nella sfera pubblica».  «Nessuna delle persone di cui abbiamo parlato - ha continuato -  è condannata. Nessuna di queste ha avuto la possibilità di verificare se le accuse della magistratura erano fondate». «Massimo Desiati», ha continuato, «dopo sette lunghi anni è stato assolto da quanto lui attribuito dagli organi inquirenti. L'intera Giunta comunale di Teramo che fu sospesa e fatta cadere, è stata assolta per non aver commesso alcun fatto di quelli addebitateli dagli organi inquirenti, la vicenda di Roccaraso ha visto tantissime assoluzioni rispetto a quello che l'accusa aveva inteso perseguire come reato».

L'ATTACCO A WOODCOCK

Il vero pericolo, secondo Chiodi è «lo sciacallaggio dell'orchestrina che suona sul Titanic mentre sta affondando». «L'Abruzzo non è la regione maledetta che emerge peggiore della Campania, della Sicilia e della Calabria. La politica non è tutto un 'magna magna' come sempre più spesso tutti ripetono. I politici, come tutte le classi professionali, sono composte da delinquenti e statisti. Così come tra i giornalisti ci sono le grandi firme e i militanti politici e quelli che si fanno strumentalizzare». E tra i magistrati «ci sono quelli come Falcone e Borsellino a i piccoli, come Henry John Woodcock che cercano solo visibilità».

 «NON E' UNA QUESTIONE MORALE» 

«Secondo me», ha detto ancora Chiodi, «la questione non è, come ho sentito dire in questi giorni, una questione morale bensì una questione politica. Se personalità politiche come Del Turco, D'Alfonso, Cantagallo, Venturoni ecc. sono accusati dagli organi inquirenti di aver agito contro le leggi - ammesso e non concesso che ciò risponda a verità - il Partito politico ha la facoltà di rivendicare la propria volontà di mantenere l' esercizio delle rispettive funzioni politiche. Si tratta appunto di una facoltà, mica di morale. Se gli elettori non gradiscono sanzioneranno, altrimenti premieranno. Ciascun partito politico dunque è libero di decidere se e come provvedere nei confronti di un proprio membro accusato di violare la legge»

«POCHI PROCESSI IN ABRUZZO»

Il fine della magistratura non è l'indagine e nemmeno la misura cautelare, ma il processo, ha proseguito Chioci. «E in Abruzzo i processi si vedono pochino, fioccano invece gli arresti e gli avvisi di garanzia ed i processi e lentezze di piazza e mediatiche. Una cosa che la magistratura non deve assolutamente fare, se vogliamo evitare il cortocircuito che sta facendo crollare la fiducia nelle istituzioni, magistratura compresa, è la tentazione di scrivere l' agenda politica di una regione».

«NESSUNA DIMISSIONE, MA RILANCIO»

 Sulle dimissioni più volte chieste in questi giorni dall'opposizione Chiodi è stato chiaro: andrà avanti: «Siamo fieri di rappresentare il popolo abruzzese e continueremo a lavorare per il risanamento, per portare a termine la riforma sanitaria, per parlare insomma al cuore delle giovani generazioni e spetta alla Politica guidare il futuro. Questa è la missione, questo è il servizio, questo è quello che noi porteremo a termine».

D'ALESSANDRO: «CHIODI NON CREDIBILE CON SINDROME BERLUSCONIANA»

Ha preso poi la parola il capogruppo del Pd, Camillo D'Alessandro, secondo il quale Chiodi «non è credibile, non lo è più. Non so se ha alta considerazione di se stesso o scarsa considerazione degli abruzzesi». «Per lei», ha aggiunto D'Alessandro, «esistono solo due corti circuiti: la magistratura e i giornalisti e solo oggi ricorda a se stesso e ai suoi forcaioli che non ci sono responsabili fino alla condanna definitiva». D'Alessandro ha invitato il governatore a ricordare gli esempi «Montesilvano e Pescara»: «lo vada a spiegare al suo senatore Pastore» cos'è la presunzione di innocenza «e a quelli che hanno fatto ricorso alla magistratura per abbattere l'avversario politico»

«Questa è la differenza» tra le inchieste di ieri e di oggi, sostiene il capogruppo del Pd: con Rifiutopoli «non c'è stato un avversario che ha preso la forca, ma una legittima azione della magistratura che non può avere fiducia a correnti alternate perchè è odioso questa senso delle istituzioni».

«Oggi», ha continuato l'esponente del Pd: «quando questa inchiesta tocca un suo amico, un amico teramano, lei attacca la magistratura, parla di 'teoremi accusarori', 'troppe condanne senza processi'». Infine per l'esponente del Pd Chiodi è affetto dalla «sindrome berlusconiana»: «tutti i giornali e i giornalisti sono piegati all'appartenenza, secondo lei. Qui la stampa è libera, non ha fatto sconti a nessuno e non può pensare che lo faccia a lei che governa grazie a quello che è successo prima».  

ACERBO: «INUTILI PISTOLOTTI»

«Chiodi si risparmi questi inutili pistolotti e ci spieghi se i fatti contestati dalla Procura di Pescara siano o non siano fondati», ha detto il consigliere di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo.

«Se capitava quello che sta succedendo ad un presidente finiano», ha aggiunto Acerbo, «non oso immaginare cosa avrebbe scritto la stampa di regime e cosa avrebbe scritto sulla casa di Venturoni, sulle intercettazioni di parlamentari della Repubblica che sembrano che facciano i procacciatori di affari più che rappresentanti del popolo abruzzese».

«E' colpa della stampa», ha domandato l'esponente di Rc, «se il coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini passa al telefono a Chiodi l'indagato Fusi o è un problema del Pdl? E' colpa della stampa abruzzese se accadono i fatti?». Acerbo ha chiesto a Chiodi di «parlare di fatti e di evitare di dire fesserie. Il presidente», ha continuato, «ha detto che la giunta non ha fatto atti per eliminare soglia del 40%: Allora io cito la data del 2 novembre 2009: ci fu la deliberazione di giunta 611 nella quale si dava mandato di modificare piano rifiuti e la soglia del 40%». Acerbo ha detto «grazie» al pool Trifuoggi, Varone, Mantini che sta indagando, alla squadra mobile diretta da Nicola Zupo. «Non ci sono forcaioli», ha assicurato, «né contro la Stati né contro Venturoni e se c'è onestà intellettuale dovrebbe essere riconosciuto».

Il consigliere ha infine chiesto le dimissioni di Chiodi, del sindaco di Montesilvano Cordoma e di Pescara Mascia «se è vero il teorema del governatore, secondo il quale le spinte delle inchieste giudiziarie» pongono fine alle amministrazioni pubbliche.  

COSTANTINI (IDV): «PERSO ANCHE L'ULTIMO BARLUME DI CREDIBILITA'»

«Quello di Chiodi è stato un intervento disarmante, scivoloso, gelatinoso, pieno di insinuazioni, come quella rivolta a “piccoli” magistrati in cerca di notorietà e non già ai magistrati che troppo spesso fanno finta di non vedere e di non capire», ha commentato invece Carlo Costantini, capogruppo del Pdl. «Quelli vanno bene a Chiodi, come a Berlusconi, ma non vanno bene ai cittadini, alla stragrande maggioranza degli abruzzesi, a quelli che ingenuamente lo hanno votato, illudendosi che rappresentasse il cambiamento».

«Ci ha dato degli sciacalli», ha proseguito, «dimenticandosi che proprio da una attività di sciacallaggio su una inchiesta giudiziaria è scaturita la sua elezione. Ha accusato i trasformisti, dimenticandosi che Berlusconi li paga perché diventino tali. Ha accusato i partiti che allevano la propria classe dirigente, dimenticando che lui stesso e quasi tutto il gruppo teramano è addirittura figlio di ex amministratori. Ha detto di interpretare i diritti dei più giovani, ma non ha detto che voleva piazzargli due inceneritori sotto il naso. Ha detto che bisogna lasciar lavorare i magistrati, ma poi si è cimentato in una assoluzione preventiva di tutti i coinvolti nell’inchiesta», ha aggiunto.

Costantini si dice certo che Chiodi abbia tradito il proprio patto con gli elettori, «ha esposto nuovamente l’Abruzzo al fango dell’ennesima inchiesta giudiziaria. Ha perduto anche l’ultimo barlume di credibilità nei confronti dell’intera società abruzzese. Basta ed avanza per invocare ancora una volta le sue dimissioni, per il bene dell’Abruzzo e degli abruzzesi».

28/09/2010 13.02

[pagebreak]

LA BANCA DI TERAMO:«NOI ESTRANEI»

 Il Consiglio di Amministrazione della banca cooperativa di Teramo, negli ultimi giorni lambita dall’inchiesta per aver subito perquisizioni da parte della Squadra mobile di Pescara chiarisce che «non c’è alcuna inchiesta su questa banca».

Il cda prende come riferimenti alcuni articoli di stampa ed alcuni post su siti e blog che sarebbero diffamatori e lesivi dell’immagine dell’istituto.

«Non esiste nessuna banca di Tancredi», si legge in una nota del Cda, «abbiamo inoltre fornito tutte le informazioni che sono state richieste dalle autorità giudiziarie circa i rapporti con i signori Malavolta e Venturoni.     Nessuna indagine, nessuna perquisizione e nessuna inchiesta ha subito la nostra Banca per quanto riguarda questa  o altre vicende giudiziarie, né tantomeno esponenti della stessa. Ha solo avuto richieste di chiarimenti, alle quali ha risposto con puntualità, trasparenza e precisione, così come risponderà ad ulteriori richieste che le saranno, eventualmente, fatte dalle autorità giudiziarie».

            Il Consiglio di Amministrazione, precisa che le operazioni messe in atto presso la Banca di Teramo di Credito Cooperativo da Lanfranco Venturoni e Rommy Malavolta «sono improntate alla massima correttezza».  In tutta la vicenda la Banca di Teramo ha operato «nell’assoluto rispetto della legge, della normativa bancaria e delle direttive di vigilanza,  in particolare delle norme sull’antiriciclaggio. Allo stesso modo ritiene  che abbiano operato le altre banche con le quali la Banca di Teramo ha condiviso tali operazioni».  Il Consiglio di Amministrazione, rieletto - con voto unanime - nell’assemblea del 22 maggio scorso, precisa che la proprietà della Banca di Teramo di Credito Cooperativo «appartiene ai 4010 soci che hanno sottoscritto il suo capitale sociale e che la famiglia Tancredi, di questo capitale, ha sottoscritto circa 23 mila euro corrispondenti allo 0,23% dell’intero capitale e  che questa è l’unica partecipazione  in risorse finanziarie della Famiglia Tancredi».

Respinti «con sdegno» tutti i «maldestri tentativi» di coinvolgere l’istituto nell’inchiesta.

 28/09/2010 15.37