Manovra: anche in Abruzzo la scuola cambia faccia. I numeri del dossier Tuttoscuola

Alessandro Biancardi

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ROMA. «La nuova manovra finanziaria stravolgerà di sana pianta il sistema scolastico».

A dirlo è il sito Tuttoscuola che con un articolato dossier sintetizza i punti salienti della riforma. Accorpamento di strutture scolastiche in istituti comprensivi, riduzione del personale organico amministrativo, rielezione dei consigli scolastici, revisione dei programmi di offerta formativa. Sono queste alcune delle misure che, secondo il Governo, «oltre a razionalizzare la rete di istruzione alleggerirebbero le casse statali». Il tutto, poi, dovrebbe avvenire in tempi record: in sei mesi la scuola dovrebbe avere un altro volto secondo il documento. E l’Abruzzo figura tra le regioni che risentiranno di più degli effetti.

Ma entriamo nel dettaglio della riforma. Accorpamenti. «Tutte le istituzioni scolastiche del 1° ciclo dovranno essere accorpate in istituti comprensivi». E’questa la prima disposizione contenuta nel documento finanziario. Le varie sedi di circoli didattici, gli istituti principali di scuola secondaria di primo grado (oltre 1100) saranno soppressi e verranno accorpati in istituti comprensivi. Si passerà quindi dagli attuali 10.500 plessi scolastici a 9.400, di cui 2 mila, i più piccoli, verranno dati in reggenza a presidi di scuole più grandi. L’impatto della misura varierà di regione in regione, a seconda della composizione. «In alcuni territori», si legge nel dossier, «verrà scompaginata l’intera rete, vista la scarsa presenza attuale di istituti comprensivi».

E’il caso dell’Abruzzo che risentirà molto delle modifiche visto che gli istituti comprensivi (89) su 196 istituzioni scolastiche, costituiscono il 45,4%. Di conseguenza, l’accorpamento di 107 istituti di primo ciclo(41 presidenze scuole medie e 66 circoli didattici) potrebbe provocare uno stravolgimento nella geografia scolastica abruzzese. Le cose non vanno meglio alla Puglia, dove gli attuali istituti comprensivi costituiscono poco più di un quarto (26,7%) di tutte le istituzioni scolastiche del 1° ciclo. Anche la Campania, dove gli istituti comprensivi attualmente non raggiungono il 40%, dovrà mettere mano all’intera rete.

Avranno meno accorpamenti da fare le Marche, dove attualmente gli istituti comprensivi rappresentano già il 75% delle istituzioni del 1° ciclo o il Veneto dove i comprensivi sono il 72,5%. A Oristano, su 27 istituzioni scolastiche del 1° ciclo, attualmente i comprensivi sono 24. A Bari, invece, dove le istituzioni scolastiche sono 245, gli istituti comprensivi sono attualmente soltanto 12: dovranno essere accorpate tutte le restanti 233 istituzioni, cioè più del 95%». Ma che ne sarà del personale scolastico (docenti, segretari e amministrativi)? Gli insegnanti statali sono al sicuro. I loro posti di lavoro non verranno intaccati. A farne le spese, però, saranno gli impiegati di presidenza e segreteria che dovranno difendere la propria poltrona. Si assisterà, infatti, ad una contrazione di organico di 3.180 posti di dirigente scolastico (-30%), di circa 1.130 posti e di 1.100 posti di assistente amministrativo (ma saranno almeno in 30 mila a dover produrre documentazione e dichiarare servizi per difendere la propria sede e non essere trasferiti d’ufficio o rimanere senza sede).

 «PER I GENITORI NULLA DA TEMERE»

Genitori e alunni non hanno nulla da temere visto che le singole sedi scolastiche (o punti di erogazione del servizio) dove vivono gli alunni resteranno le stesse pur non essendo più parte di un certo circolo didattico ma di un istituto comprensivo. 7000 dirigenti in 9000 scuole: meno personale rispetto al numero delle strutture scolastiche. E’ questo il quadro che, secondo il dossier, verrà fuori con la manovra. «Per la prima volta», si legge, «non ci sarà corrispondenza tra istituzioni scolastiche autonome e posti di organico dei dirigenti scolastici. In precedenza vi era la stessa quantità di istituzioni e di posti per capo d’istituto titolare. Dopo non sarà più così e l’organico di dirigente scolastico sarà inferiore di oltre duemila unità a quello delle istituzioni scolastiche».

Infatti, dopo la riorganizzazione, vi dovrebbero essere 9.420 istituzioni scolastiche (di cui 7.370 normodotate e 2.050 sottodimensionate), contro le 10.550 esistenti prima della riforma, con una contrazione di 1.130 istituzioni». Anche l’ offerta formativa verrà rimaneggiata tenendo conto delle esigenze e dei background dei vari istituti scolastici accorpati. Il tutto si tradurrebbe, secondo Tuttoscuola, «in una discontinuità didattica ed organizzativa». L’intero impianto scolastico sarà buttato giù, secondo la manovra e non faranno eccezione neppure i consigli di istituto, completamente da rieleggere. I 3.318 consigli (2.120 sono consigli di circolo e 1.198 consigli di istituto) decadranno ed i nuovi istituti comprensivi che nasceranno dall’accorpamento dei circoli didattici e degli istituti principali di scuola secondaria di primo grado dovranno eleggerne nuovi.

Eccezione per i vecchi istituti comprensivi confermati ma ridimensionati mediante aggregazioni di altre scuole o plessi che potranno continuare a funzionare con i vecchi consigli di istituto anche se avranno la facoltà di rinnovare completamente i vecchi consigli, andando a nuove elezioni. Anche i bilanci ed i beni patrimoniali passeranno ai nuovi istituti entro dicembre (i bilanci delle istituzioni scolastiche sono previsti per l’esercizio finanziario da gennaio a dicembre). 135 milioni di euro è il valore patrimoniale stimato dei beni oggetto della consegna considerando che le dotazioni degli uffici di segreteria e presidenza nel primo ciclo hanno un valore di circa 32mila euro e le attrezzature didattiche delle istituzioni scolastiche hanno un valore medio di 86mila euro.

TEMPI RECORD

Riuscirà la manovra a ridisegnare la rete scolastica in soli sei mesi per l’anno scolastico 2011/2012? Secondo Tuttoscuola «in sei mesi, vista la complessità della misura, potranno iniziare soltanto le procedure di definizione, piuttosto complesse, con la possibilità di averne l’applicazione concreta dal prossimo anno scolastico». «L’importante», continua il dossier, «è che per attuare la modifica della rete dal 2012-13 le procedure, gli atti, le intese e gli accordi, le decisioni definitive formalizzate siano adottate al massimo entro il febbraio 2012, termine improrogabile visto che da marzo il Miur (ministero istruzione università e ricerca) deve avere definito gli organici del personale ed avviare le procedure di mobilità del personale per l’anno scolastico successivo».

Come avverrà questo cambiamento? Ogni regione dovrà definire i criteri generali per i nuovi assetti della rete scolastica. Si partirà dai comuni che, dopo aver raccolto pareri e suggerimenti delle istituzioni scolastiche coinvolte, dovranno sottoporre le proposte alle regioni che valuteranno la compatibilità dei progetti rispetto ai criteri generali.

Marirosa Barbieri 01/09/2011 12.03