Manovra: a Pescara corteo funebre contro i tagli al sociale

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Un carro funebre, un corteo di disabili ed un cartello con su scritto «siamo figli di un Dio minore».

PESCARA. Un carro funebre, un corteo di disabili ed un cartello con su scritto «siamo figli di un Dio minore».

E’ così che ieri mattina 52 disabili e centinaia di cittadini hanno scelto di manifestare contro la manovra finanziaria del Governo che, tra le varie misure per il sociale, prevede l’ azzeramento del fondo nazionale per la non autosufficienza, la riduzione di pensioni di invalidità, di indennità di accompagnamento e di assistenza domiciliare.

«Una mossa che metterà in ginocchio i disabili», ha denunciato la consigliera regionale Marinella Sclocco (Pd), «che dovranno farsi carico di tutte le spese e non potranno più contare su aiuti statali. Ci sarà un'interruzione dei servizi sino ad ora erogati. Le cooperative si vedranno costrette a chiudere per mancanza di una dotazione finanziaria tale da consentire il pagamento degli stipendi degli operatori. In un momento di grande crisi economica, un paese civile, una Regione attenta ai suoi cittadini, dovrebbe investire e non tagliare sul sociale».

E l’impatto si sentirà molto di più in Abruzzo dove il sociale ha già subito pesanti restrizioni a partire dall’abrogazione dei fondi per l’abbattimento delle barriere architettoniche (legge numero 13 del 1989 annullata da un regolamento regionale).

Intanto un primo risultato sembra essere stato raggiunto. Secondo quanto riportato dalle associazioni disabili verrà convocata una seduta straordinaria della quinta commissione affari sociali e tutela della salute della regione Abruzzo che formulerà un documento ufficiale da inviare al governo italiano per proporre emendamenti. A dirlo è la consigliera regionale e presidente della della quinta commissione, Nicoletta Verì.

LA MARCIA FUNEBRE

I 50 disabili, i fisioterapisti, assistenti, fornitori di servizi presenti alla marcia funebre si sono dati appuntamento nel piazzale antistante la chiesa di S. Andrea e, coordinati da Claudio Ferrante, presidente di Carrozzine determinate (uno dei promotori della manifestazione di sensibilizzazione del 27 maggio scorso al palazzo della Regione), hanno sfilato per le strade di Pescara fino alla sede dell’ufficio territoriale del Governo brandendo cartelli con su scritto: «la mia famiglia non ce la fa più. Berlusconi adottami», oppure, «l’olocausto silenzioso dei disabili. Vi basterebbe un grammo di vergogna per rendervi conto dei nostri sacrifici».

Ad aprire la sfilata un grande striscione con su scritto «Figli di un Dio minore» e subito dietro una piccola banda vestita a lutto al seguito di un carro funebre con una carrozzina vuota all'interno. Come provocazione sono state trasportate anche carrozzine sulle quali e' stato riportato il nome dei singoli disabili e la patologia, e la scritta «vergognatevi», rivolta alle istituzioni.

Presenti al sit in di protesta anche autorità pubbliche come il consigliere regionale Valter Caporale (Verdi) che ha accompagnato il piccolo Leonardo, un bimbo affetto da tetraparesi spastica sin dalla nascita, seguito dal deputato abruzzese Vittoria D'Incecco (Pd) vestita a lutto, l'assessore provinciale alle politiche sociali Valter Cozzi, il segretario regionale Silvio Paolucci (Pd), il segretario provinciale della Cgil, Paolo Castellucci, Marco Fars (Rc) e la consigliera regionale Marinella Sclocco (Pd).

Al termine della cerimonia i rappresentanti delle associazioni aderenti (Abbattiamo le barriere, associazione Sottosopra, Carrozzine determinate Abruzzo, Vita indipendente Abruzzo, Diritti diretti Ch, Diversiuguali, Fand Abruzzo, Fish nazionale, Uic Abruzzo, Uildm Pe) hanno avuto un colloquio col prefetto Vincenzo D’Antuono per capire le intenzioni del governo sulle misure sociali.

A D’Antuono è stata consegnata una lettera appello da recapitare al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano perché metta un freno a queste misure.

«Caro presidente perdonaci se ti diamo del tu», comincia l’epistola firmata da Camillo Gelsumini, presidente di Uildm Pe Ch e portavoce delle associazioni disabili. Segue una richiesta chiara e precisa: «vorremo evitare i pietismi e le commiserazioni, quello che ci interessa è riavere i nostri diritti. Non possiamo accettare l’azzeramento del fondo nazionale per le non autosufficienze, la riduzione fondo per le politiche sociali e gli interventi su pensioni di invalidità e indennità di accompagnamento. Abbiamo paura del silenzio media che parlano solo dei casi di falsi invalidi. Ci appelliamo al suo cuore e alla Convenzione Onu sui diritti dei disabili».

Ma cerchiamo di capire contro che cosa protestano i disabili e quale sarebbe l’impatto sulla realtà abruzzese se la manovra venisse approvata.

Secondo Silvio Paolucci (Pd), «con questa manovra vengono tagliati 8 miliardi alla scuola e ai servizi sociali alle pensioni di invalidità».

E infatti il testo contabile prevede alla voce ''sociale'' una serie di «decurtazioni onerose». Parola di Antonio Misiani (Pd) che riporta i dati dal 2008 ad oggi. Si passa, ad esempio, da 346, 5 milioni di euro del 2008 per le politiche familiari a 52,5 milioni nel 2011 fino a 31,4 nel 2013. Così come da 300 milioni di euro per il fondo di non autosufficienza a 0 euro per il 2011.

E Camillo Gelsumini presidente Uildm Ch Pe pone l’accento su «un’altra piaga della misura», ovvero i tagli all’indennità di accompagnamento da 487,39 euro al mese e alla pensione di invalidità civile da 260,27 al mese metteranno in ginocchio persino gli istituti dove sono ricoverati pazienti affetti da patologie gravi o Alzheimer e che si vedranno costretti a rimandare a casa pazienti se non avranno un’integrazione pari agli assegni cancellati.

«Fanno decurtazioni alla riabilitazione», ha spiegato Claudio Ferrante, «come se la fisioterapia giornaliera fosse un inutile lusso per i disabili distrofici e non un esercizio fondamentale per evitare l’atrofizzazione muscolare. Chiediamo un impegno preciso e chiaro a tutti i politici presenti, perché le politiche sociali non esistono più. Lo hanno chiamato welfare, ma mi chiedo cosa ci sia di benessere» e conclude provocatoriamente, «Pescara chiama Italia. Chi risponde?».

Alla manifestazione di ieri ha partecipato anche il Comune di Francavilla al Mare. «Abbiamo aderito all'iniziativa», ha spiegato l'assessore alle politiche sociali Patrizia Gasparri, «con assoluta convinzione perchè non si può continuare a scaricare sui deboli le difficoltà. La possibilità, che potrebbe essere contenuta nella prossima finanziaria, di ridurre le pensioni di invalidità di circa 260 euro e le indennità di accompagnamento di circa 487 euro colpisce ulteriormente le famiglie con un portatore di handicap. Le famiglie così sono sempre più sole con un problema irrisolvibile ed ora anche con difficoltà economiche. Mi chiedo, a questo punto, che senso ha predisporre un piano sociale da parte delle amministrazioni locali».

m.b.  01/09/2011 8.29