Galleria di Serralunga. Wwf:«ecco lo scempio nel parco Sirente Velino»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Il contestato progetto della galleria di Serralunga, approvato in tutta fretta prima del terremoto aquilano e dell'importo di oltre 20mln di euro, sta provocando una vera e propria devastazione in quella che dovrebbe essere sulla carta un'area protetta e un Sito di Interesse Comunitario per l'Unione Europea.

Invece ruspe e camion hanno stravolto faggete e rare praterie montane di questa che è (era) una delle più belle piane carsiche dell'Appennino. Un progetto faraonico, fortemente voluto dall’Onorevole Gianni Letta, il cui cantiere fu presentato con grande enfasi dal ministro, Matteoli, e dal Presidente della Regione Abruzzo, Chiodi, dopo il terremoto. «Tutto intorno», afferma il Wwf, «c’è la desolazione dei paesi distrutti, soprattutto per l’approssimazione e logiche speculative di edifici non a norma e contestualmente decine di milioni di euro destinate ad una galleria a 1500 metri di quota che non era neanche tra i progetti strategici dell'Anas al momento della sua ideazione».

 Nonostante le osservazioni tecniche che furono presentate dal Wwf e numerose denunce, vari gli attori coinvolti, tra cui il Comitato 

Valutazione d'Impatto Ambientale della Regione Abruzzo, furono date a tambur battente tutte le autorizzazioni. 

Pochi mesi fa il cantiere è stato chiuso a causa del ritiro del certificato antimafia alla ditta di Palermo che aveva vinto l'appalto, la quale sul punto ha anche perso un ricorso al Tar Lazio, ma incredibilmente, né la politica regionale e né quella nazionale ha ritenuto opportuno commentare l'esistenza di un  problema di legalità per uno dei maggiori cantieri attivi in Abruzzo, a un'ora da Roma.

Anzi, le uniche sconcertanti dichiarazioni sono state quelle dei sindaci di Rocca di Cambio, Lucoli e Rocca di Mezzo, preoccupati per il blocco del cantiere e non per la presenza sul proprio territorio di una ditta a cui è stato ritirato il certificato antimafia.

Il Wwf, anche sulla base di questa documentazione fotografica, ha scritto oggi al Ministero dell'Ambiente, alla Commissione Europea, al Corpo Forestale dello Stato nazionale e al Comando Centrale dei Carabinieri - Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri - al fine di chiedere una «verifica dettagliata di quanto avvenuto nel Parco Sirente-Velino, anche rispetto alle norme comunitarie vigenti che tutelano l'importantissima biodiversità dell'area». Inoltre ha provveduto a trasmettere questa documentazione al Comitato VIA della Regione Abruzzo, che ha l'obbligo di monitorare le autorizzazioni rilasciate, affinché verifichi se tutte le prescrizioni progettuali e di cantiere sono state rispettate (cosa che appare quantomeno dubbia a giudicare dalle immagini allegate).

 «Queste immagini», dichiara Raniero Maggini, vicepresidente del Wwf Italia, «lasciano senza parole e testimoniano in maniera oggettiva l'aggressione a cui vengono sottoposte le aree protette in Abruzzo. Riteniamo che i vertici nazionali delle strutture poste a tutela della natura debbano verificare urgentemente eventuali responsabilità per quanto accaduto nel Parco Regionale Sirente-Velino, per come sia stato possibile operare in questo modo in aree di elevatissimo valore ambientale, aprendo ove necessario i relativi procedimenti penali. Era possibile concedere le autorizzazioni che sono state rilasciate, visto che il WWF aveva per tempo presentato osservazioni contrarie al progetto preconizzando la devastazione che è poi avvenuta? Come può essere regolare l'abbattimento di centinaia di alberi e la totale estirpazione della rarissima vegetazione tutelata a livello comunitario?».

L’associazione pone anche l’accento su alcune denunce presentate da cittadini che sarebbero state archiviate tra l’indignazione degli stessi proponenti.

29/07/2011 13.34