Caccia, la denuncia di Caporale (Verdi): «minacciato in commissione»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Nel corso del dibattito sulla legge sulla caccia che la Regione si appresta ad approvare un rappresentante delle associazione venatorie ha insultato il capogruppo regionale dei Verdi, Walter Caporale.

«Sono stato accusato», ha raccontato Caporale, «di voler danneggiare la caccia e i cacciatori. Sono stato insultato». La persona che lo ha avvicinato «mi ha chiesto di non parlare più e di andarmene, sono stato accusato di essere la causa della rovina dei cacciatori abruzzesi».

Caporale sostiene anche di essere stato avvicinato «con fare più che minaccioso». Poi il consigliere ha chiesto ed ottenuto che l’uomo venisse immediatamente allontanato dalla sala della Regione.

«Qualcuno, fuori microfono», continua l'esponente dei Verdi, «mi ha detto di stare attento perché mi ritroverò i cacciatori sotto casa di notte e che ci penseranno loro. Forse queste persone non sanno che lotto dalla parte di tutti i deboli e sfruttati dall’età di 14 anni, che mi hanno aggredito, distrutto la macchina, bucato le ruote, lanciato sassi - e colpi di fucile -, minacciato:  ma sono e rimango in prima linea nel difendere chi non si può difendere, ma anche gli abruzzesi».

Perché secondo i Verdi i consiglieri regionali si appresterebbero ad approvare una Legge «illegittima», «tutta dalla parte dei cacciatori, con sempre meno vincoli e tutele per gli animali».

«Grazie a loro», insiste Caporale, «diminuiranno ancora di più i turisti nella nostra regione, stanchi e stufi di ritrovarsi fucili, cartucce, cacciatori dentro i terreni, gli agriturismo, le campagne dove si va per riposare, respirare aria pulita, ritrovare il contatto con la natura».

Preoccupato per quello che potrebbe accadere anche il consigliere dell'Italia dei Valori Cesare D'Alessandro: «nella relazione con la quale Chiodi e la sua maggioranza hanno presentato la cosiddetta legge per l'attività venatoria in modo ignobile vengono illustrate le motivazioni a sostegno della distruzione della fauna stanziale e migratoria della nostra Regione. Viene detto e sottoscritto da assessori e consiglieri di destra che in Abruzzo è assicurata una protezione totale sul 70% del territorio, grazie alla presenza di aree protette a carattere nazionale e regionale. 
Per arrivare a questa percentuale», continua D'Alessandro, «oltre ai parchi nazionali, alle aree di riserva e alle oasi, l'attuale maggioranza vi ha inserito tutte le superfici stradali e ferroviarie che hanno un'estensione superiore alle stesse aree protette».

Anche D'Alessandro come Caporale sostiene che la volontà del Consiglio regionale sia quella di soddisfare «qualche lobby  di irriducibili fucilieri che probabilmente assicurano i loro voti alla destra». Se il provvedimento passasse così com'è oggi «Chiodi passerebbe alla storia della nostra Regione», spiega il consigliere dell'Idv, «per avere abolito la caccia perché, col secondo effetto quello negativo e devastante, permetterà la totale distruzione della nostra regione. Ma perché Chiodi consente ad una ciurma armata di distruggere il nostro patrimonio faunistico ed ambientale? Perché consente che vada in discussione in Consiglio regionale un provvedimento amministrativo camuffato da legge, scritto per aggirare leggi nazionali di tutela ambientale? A questo punto ci sorge un dubbio: ma Chiodi lo sa cosa stanno facendo alcuni consiglieri che si sono prestati a qualche operazione che non è neppure tanto occulta?»

28/07/2011 15.54