Una Spa per l’Azienda di promozione turistica? I privati nicchiano

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Rischia di cadere nel vuoto la proposta di Carlo Costantini, consigliere regionale Idv, sulla trasformazione in Spa, società per azioni, dell’Aptr (Azienda di promozione turistica regionale), recentemente soppressa dalla Giunta regionale.

E non perché questa “provocazione” sia solo politica. 

Il fatto è che non sembrano orientati ad accettarla gli operatori turistici, che finora si sono accontentati di svolgere un ruolo subalterno rispetto alle scelte della politica. Tutti sembrano infatti d’accordo – a parole – con Costantini quando dice che «la politica dovrebbe uscire al più presto e definitivamente da tutti settori governati dalle regole del mercato, avviando forme concrete di liberalizzazione». Il problema nasce però dalla condivisione o meno di questo progetto da parte degli operatori privati e delle associazioni di settore, quelli chiamati a finanziare questa operazione in toto o in parte. La proposta è che la maggioranza di questa Spa debba essere del capitale privato. Però con il disimpegno della Regione da tutte le partecipazioni, è probabile che alla fine, se Spa ci sarà, sarà tutta privata. E questo potrebbe essere l’obiettivo più difficile da raggiungere. Perché l’atteggiamento dei privati è favorevole alla «riassunzione delle funzioni Aptr in capo alla Regione Abruzzo e alla ristrutturazione organizzativa della Direzione sviluppo del turismo e politiche culturali», almeno da quello che risulta dal testo dell’audizione in Quarta commissione regionale sulla “soppressione dell’Aptr” firmato da Federturismo, Federalberghi/Confcommercio, Faita e Fiavet. Scorrendo il testo del loro contributo, non si fa mai cenno ad un impegno economico diretto dei privati nella promozione del turismo regionale. Le proposte invece sono: la costituzione di un “Comitato guida” interno all’assessorato, la revisione della legge regionale 54/97 e di quella dei sistemi turistici locali, una definizione delle modalità di funzionamento degli uffici periferici, i fondi Fas ed il finanziamento pubblico delle organizzazioni e dei progetti, un disciplinare di qualità, un Osservatorio del turismo che non sia solo impegnato nelle statistiche delle presenze, ma anche nelle strategie e nel marketing. Insomma tante belle parole e pochi soldi, soprattutto solo soldi pubblici. Quindi non solo rischia la proposta di Costantini, che è in sostanza un appello agli operatori per farsi avanti nella gestione del turismo, ma anche il progetto della Giunta regionale. Perché «senza soldi non si canta la messa» dice un vecchio proverbio. Ed infatti il motivo principale della soppressione dell’Aptr è che negli ultimi due anni e forse più, non ha avuto fondi per la promozione del turismo ed ha solo pagato gli stipendi. E continuerà a farlo ai dipendenti che saranno riassorbiti dalla Regione, con qualche strascico sindacale per le promozioni avvenute all’Aptr e per le indennità di alcuni dirigenti, mentre l’Assessore si dovrà fare carico burocraticamente del marketing turistico. Esattamente il contrario di quello che gli operatori privati chiedono a parole, quando invocano una risposta flessibile alle logiche del mercato e della concorrenza che in questo settore è sempre più spietata.

s. c.  28/07/2011 9.59