Di Zio: «l'azienda dipende dalla politica». Così il Pdl evitò lo sfratto

Alessandro Biancardi

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PAOLO TANCREDI

PAOLO TANCREDI

RIFIUTOPOLI. PESCARA. La famiglia Di Zio evitò di sfrattare la sede di Forza Italia dall'appartamento di Piazza Salotto.

 

 

Una mossa quasi obbligata viste le pressioni degli esponenti in quota Pdl. Anche questo episodio viene ricostruito nell'ordinanza di custodia cautelare dell'inchiesta Rifiutopoli e rappresenta per la Procura un fatto non di poco conto per spiegare il legame tra esponenti politici e il Re Mida dei rifiuti.

«Non è un semplice favore», sottolinea il gip Campli, «ma è una vera e propria rinunzia a profitto (dei Di Zio, ndr), secondo una lucida analisi costi-benefici».

L'oggetto del contendere è il prestigioso appartamento che ospita dal 1° gennaio del 2003 la sede di Forza Italia in Piazza della Rinascita. Il contratto d'affitto è per la durata di sei anni ed è stato stipulato con l'allora proprietario Giuseppe Caschera per il canone annuo di 13.800 euro.

Il 27 aprile 2006 Ferdinando Ettore Di Zio, in rappresentanza della Area S.a.s., acquista l'immobile in questione, subentrando nel rapporto di locazione e in previsione della scadenza del contratto di Forza Italia, già diventato Pdl, decide di affittare l'immobile alla Assicurazioni per l'Abruzzo S.r.l. Canone annuo stabilito 36 mila euro.

«Si comprende bene», scrive il gip Guido Campli, «che c'era un concreto interesse economico di Ferdinando Ettore Di Zio ad ottenere la liberazione dell'immobile» dal momento che ci avrebbe guadagnato 3 volte tanto rispetto a quello che pagavano gli inquilini del Pdl.

Ma ben presto Di Zio dovrà fare i conti con le pressioni politiche e la proroga della locazione diventerà «merce di scambio verso i politici impegnati a garantire ai Di Zio il monopolio degli appalti in materia di smaltimento di RSU in Abruzzo».

Le intercettazioni dimostrano, annota la procura, l'interessamento del senatore Paolo Tancredi, affinché la procedura di sfratto non abbia inizio. Le richieste di Tancredi vengono accolte tanto è vero che il 24 giugno 2009 è intercettata una conversazione tra Ettore Di Zio e Giuliano Grossi (referente politico del movimento Forza Italia), durante la quale i due convengono di predisporre il contratto e di inviarlo a Roma.

Grossi: «Allora, se lei mi fa preparare il contratto subito... con questa cifra... io sottopongo sia a Piccone che a Di Stefano .... Poi va a Roma ...

Di Zio: «Glielo faccio preparare in questo modo qua, poi vede lei...»

«Il tenore del colloquio», scrive ancora il gip, «rende evidente che si tratta non soltanto di ottenere la disponibilità dell' immobile, ma anche di ottenerla a prezzo di favore».

Anche successive telefonate tra i Di Zio chiariscono che ormai l'affare è chiuso.

Di Zio E. Ferdinando: «Che cazzo ti devo dire ... io gli darei quattro zampate al culo e lo manderei fuori».

Di Zio Ettore Paolo: «Mmh»

Di Zio E. Ferdinando: «Però questo non è possibile. Sicuramente bisogna fare un rinvio, però non te lo chiedono neanche, questo mi rompe i coglioni».

Eppure nel settembre 2009 il gruppo politico interessato non ha ancora provveduto a confermare la propria disponibilità alla stipulazione di un contratto di affitto, tanto che Ettore Di Zio, pressato dalle insistenze del nuovo locatario, invita il nipote Ettore Paolo a dare corso allo sfratto.

E' necessario un secondo intervento di Rodolfo Valentino Di Zio per fermare tutto, «così come richiesto dal senatore Di Stefano».

Di Zio Rodolfo V.: «Mi ha chiamato Fabrizio, mi ha chiesto se l'appartamento se lo prende lui»

Di Zio Ferdinando Ettore: «Come se lo prende lui?»

Di Zio Rodolfo V.: «Di non fargli fare brutta figura .. che adesso lo togliete da là ...».

Di Zio Ettore Ferdinando: «Eh, ma già sta là quelli non so se lo hanno già fatto»

Di Zio Rodolfo V.: «Mannaggia Cribbio, per l'amor di Dio, fermali, eh ....»

Di Zio Ferdinando Ettore: «Ma porco ... ma può darsi che se lo devono ricordare sempre all'ultimo giorno? Hanno avuto tre mesi li ho chiamati cinquanta volte proprio a li ..

Di Zio Rodolfo V.: «Mo' non ti posso dire più niente»

Di Zio Ferdinando Ettore: «Eh, mo' che devo fare allora ... che se lo prende lui ... allora gli devo fare una proroga ...».

Rodolfo Valentino Di Zio è preoccupato perchè in quei giorni si stanno prendendo decisioni sulla modifica del piano regionale dei rifiuti e sulla rimozione di Riccardo La Morgia; «vicende rispetto alle quali il ruolo del senatore Di Stefano e dell'assessore Stati è fondamentale».

Sino al dicembre 2009 l'appartamento ha continuato ad essere in uso al Pdl, come le intercettazioni dimostrano.

Di Zio ha perso circa 23 mila euro all'anno e si è esposto a responsabilità per inadempimento verso il nuovo locatario. «A questo va aggiunto che il movimento politico Forza Italia è rimasto persino moroso nel pagamento dei canoni», scrive il gip.

«Dai mirati accertamenti svolti, infatti, risulta che nel corso dell'anno 2009 Forza Italia ha versato ad Area S.a.s. Soltanto 7.544 euro a fronte di 13.600 euro dovuti; e che soltanto in data 19 febbraio 2010 sia stato eseguito un ulteriore versamento di 5.038 euro comunque non esaustivo dei canoni 2009».

a.l.  28/09/2010 8.58 (aggiornato il 30/09/2010 alle ore 13.00)

 *TUTTO SULL'INCHIESTA "RE MIDA"