«Così la politica ha stravolto la legge sull’Arta: cambiamenti pericolosi e illegittimi»

Alessandro Biancardi

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L'ANALISI. ABRUZZO. La modifica della Legge istitutiva dell'Arta presenta «difformità evidenti rispetto a quanto stabiliva la legge nazionale istitutiva delle Agenzie Ambientali».

E' questa la denuncia di Sebastiano Bianco del Sds -Snabi (sindacato Dirigenti del Servizio Sanitario Nazionale e delle Arpa) che arriva decisamente a sorpresa dopo la approvazione estiva in Consiglio Regionale, la successiva pubblicazione del 30 luglio sul Bura e l'enfasi mostrata dall'ex assessore regionale Daniela Stati.

Il rappresentante del sindacato sostiene che adesso l'organizzazione dell'Arta Abruzzo si allontana sempre di più da quella delle altre Arpa regionali.

«Di questa situazione», spiega Bianco, «erano a conoscenza alcuni dirigenti regionali che hanno partecipato alla stesura della modifica della legge, il commissario Regionale dell'Arta, Carlo Visca, oltre allo stesso assessore Daniela Stati». Ma tutto sarebbe andato avanti senza intoppi.

L'Arta è stata istituita nel 1998 con una legge regionale adempiendo ad una norma dello Stato del 1994 che forniva anche delle direttive di base valide per tutte le Agenzie ambientali che dovevano a quel tempo essere istituite in ogni regione.

Questa legge prevede che le agenzie regionali abbiano «autonomia tecnico-giuridica amministrativa e contabile e sono poste sotto la vigilanza della presidenza della Giunta regionale». Non quindi sotto il controllo dell'assessorato all'Ambiente come viene ora previsto dalla recente modifica della legge regionale.

«I fondi per il suo funzionamento», continua l'esponente Sds, «derivano per la maggior parte dal Fondo Sanitario Nazionale e solo in minima parte da risorse regionali, ciò nonostante si continua ad accomunare l'Arta ad enti strumentali della regione».

«Se mai ce ne fosse stato bisogno», continua Bianco, «anche gli ultimi avvenimenti in Abruzzo hanno dimostrato che gli interessi in gioco in materia di Ambiente possono essere considerevoli. Penso che l'autonomia e l'indipendenza dell'Agenzia dalla politica è la condizione minima perchè possa svolgere adeguatamente il suo compito».

I DISTRETTI PROVINCIALI

Un'altra «evidente difformità» rispetto a quanto stabiliva la legge nazionale sarebbe stata riscontrata laddove vengono eliminati i “Dipartimenti provinciali” e introdotti i “distretti provinciali”. «La Legge istitutiva», spiega Bianco, «recita espressamente che “…le Agenzie sono organizzate in settori tecnici corrispondenti alle principali aree di intervento e articolate in dipartimenti provinciali o subprovinciali e in servizi territoriali.”»

Ed infatti tutte le leggi regionali istitutive delle agenzie hanno previsto Dipartimenti provinciali e tutte le Agenzie regionali sono articolate in Dipartimenti provinciali e in settori operativi.

«Questa operazione», continua l'esponente del sindacato, «è stata presentata pubblicamente con l’obiettivo di realizzare una riduzione di posizioni dirigenziali al fine di ottenere un risparmio sugli emolumenti. Non è solo questo; la cancellazione dei Dipartimenti provinciali comporterà una forte riduzione dell’autonomia decisionale delle strutture periferiche dell’Agenzia creando una dipendenza diretta dagli organi politici della regione. Mentre i requisiti di laurea, di specializzazione e di anni di servizio in uno specifico reparto chimico, fisico o biologico, richiesti per la nomina di Direttore di Dipartimento vengono infatti stabiliti dai contratti di lavoro e lasciano poco spazio a criteri discrezionali, gli incarichi di “direttore distrettuale” non sono vincolati da norme contrattuali. Saranno così molto più agevoli le nomine ad personam (i cosiddetti incarichi fiduciari) in posizioni di vertice dell’Agenzia».

Anche per quanto riguarda l’autonomia economica dell’ente, essa è stata ridotta dalla recente modifica della legge.

«Mentre in precedenza», spiega Bianco, «l’Agenzia poteva stipulare convenzioni o accordi di programma con le ASL, Province e Comuni, oltre che con la stessa Regione, con la possibilità quindi di introiti aggiuntivi, questa possibile fonte di risorse economiche per l’ente - che tutte le altre ARPA hanno conservato - è stata preclusa dalla nuova legge ed anzi viene chiaramente indicato che l’ARTA svolgerà i suoi compiti a beneficio dei soggetti istituzionali sopra elencati, “…senza oneri…”».

«E’ stata realizzata in questo modo», sottolinea ancora Bianco, «la dipendenza organizzativa ed economica dell’Agenzia dagli Uffici regionali e, in particolare, dall’Assessorato all’Ambiente. Non a caso nella nuova legge si parla di “…direttive impartite…..” (e non come previsto dalle norme nazionali, di obiettivi assegnati) da parte dell’Assessore al Direttore Generale dell’Agenzia. Appare evidente la volontà di relegare il ruolo dell’ARTA a braccio operativo della Regione, riducendone l’autorevolezza tecnico-scientifica e controllando il suo grado di indipendenza operativa, economica e, conseguentemente le sue iniziative programmatiche».

Bianco definisce «avvilenti» il «silenzio delle associazioni ambientaliste» e l’ «indifferenza» di tutte le forze politiche nei riguardi di questo ente «che dovrebbe invece essere considerato strategico per lo sviluppo della nostra regione che si rivela sempre più devastata proprio dalla gestione delle cose ambientali».

Così come anche appare «sospetta» la «caparbietà di coloro che, nascosti nell’anonimato, persistono nel deridere l’operato e le capacità dell’ARTA, con l’intenzione, probabilmente, di delegittimare il suo ruolo istituzionale».

28/09/2010 8.38