Sanità e Bilancio, le responsabilità dello sperpero mentre la sanità è stremata

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Luci ed ombre nelle operazioni che hanno fatto scomparire in Regione il debito sanitario.

L’annuncio di Gianni Chiodi sul risanamento dei conti in sanità ha distolto l’attenzione su un fatto che viaggia di pari passo con l’azzeramento del debito Asl. Nei giorni scorsi infatti la Regione ha ottenuto un giudizio “A2 con outlook stabile” da parte di Moodys, una delle agenzie di rating tra le più severe che spesso mette in difficoltà anche le economie nazionali di diversi Stati, dalla Grecia agli Usa. In pratica questo giudizio significa che il debito dell’Abruzzo è considerato affidabile e che il Bilancio viaggia nella direzione giusta: rigore nella gestione delle risorse, riduzione del debito in generale e controllo della spesa sanitaria. Il risultato positivo per il secondo anno consecutivo rende felice Carlo Masci, assessore al Bilancio, che è riuscito a mettere ordine nei conti della Regione e a portare l’indebitamento complessivo ad un livello sostenibile. Lo ha dovuto riconoscere pubblicamente lo stesso Chiodi, durante l’incontro in cui ha annunciato l’andamento positivo della politica di risanamento in sanità. Questo giudizio internazionale positivo e quello del tavolo di monitoraggio romano, sono il punto più alto di questo periodo d’oro per il commissario-presidente nella sua veste di commercialista.

 Più incerto, invece, è il giudizio politico sul presidente che non ha fatto cenno alcuno sull’origine di gran parte dl debito della sanità creatosi dal 2000 in poi con l’arrivo della finanza creativa, la distrazione bipartisan dei soldi dal Fondo sanitario nazionale per altri scopi, il succedersi vorticoso di assessori regionali alla sanità e l’uso disinvolto e senza controllo dei soldi pubblici. Una specie di amnesia collettiva della maggioranza che si può cogliere anche nelle dichiarazioni del senatore Fabrizio Di Stefano, oggi vice coordinatore regionale Pdl e negli anni della nascita del “buco” sanitario anche Presidente della commissione sanità della Regione.

«L’Abruzzo torna a sedersi ai tavoli che contano con l’autorevolezza delle regioni virtuose, cancellando il marchio infamante che ci siamo portati appresso per troppo tempo – dice Di Stefano - il pareggio dei conti è certamente un traguardo storico che deve servire da stimolo per investire, finalmente con serenità e oculatezza, su un settore strategico della vita degli abruzzesi».

 Eppure bastava attingere ai dati di Bilancio (fonte ufficiale è proprio l’assessorato di Masci) e spiegare così la lunga marcia verso il risanamento. A fronte di un “incasso” medio e costante della Regione di 325 milioni di euro l’anno (tra tasse automobilistiche, addizionale metano, accisa sulla benzina, Irap ed altro), tra il 2001 ed il 2005 (Giunta Pace)  i mutui autorizzati e le risorse Fsr utilizzate per interventi non sanitari sono stati di 1.320 milioni, mentre successivamente (Giunta Del Turco per due anni e mezzo) sono stati 523 milioni, per un totale di 1.843 milioni di euro. I deficit annuali in sanità sono stati 1.305 milioni di euro (Giunta Pace) e 667 milioni (Del Turco) per un totale di 1.972 milioni.

I numeri sui documetni ufficiali raccontano una verità su responsabilità e meriti. A questa si deve accostare quella emersa dalle inchieste penali in corso che -tangenti a parte- hanno evidenziato favoritismi ai privati e dunque sperpero di denaro pubblico che ha inciso decisamente sul debito sanitario.

I COMMENTI CRITICI DI SINDACATI E COMITATI

Meno lusinghiero è il giudizio da parte dei sindacati per le condizioni con cui si è raggiunto l’azzeramento del debito in sanità. «Un sedicente risanamento ottenuto esclusivamente sulla pelle dei cittadini e senza un briciolo di progettualità non è cosa su cui rallegrarci particolarmente – dichiara Edgardo Giangrande, Uil Fp di Chieti - vedremo a settembre quali sono i termini del Piano sanitario che dovrà regolare il Sistema sanitario. A quel punto giudicheremo».

«La dichiarazione di Chiodi  “abbiamo disinvestito sui piccoli ospedali e investito sul territorio” vuol dire esattamente: meno servizi sul territorio – spiega Herbert Simone, l’avvocato che ha difeso l’ospedale di Tagliacozzo al Tar per conto del locale Comitato - anche la frase “abbiamo tagliato i reparti doppioni” è ambigua, perché è stata prevista l’eliminazione di reparti solo perché altri ospedali lontanissimi, ma della stessa Asl, hanno un reparto della stessa disciplina. Non credo che per un cittadino di Balsorano sia egual cosa recarsi ad Avezzano o all’Aquila. Molto probabilmente deciderà di farsi curare a Sora. In realtà tutto fa pensare che la chiusura dei piccoli ospedali e il depotenziamento degli ospedali di città non capoluogo di provincia farà aumentare la mobilità passiva».

 Più duro ancora il giudizio di Carmine Ranieri, segretario regionale Cgil sanità: «Il risanamento di Chiodi è un’operazione di cassa e non di riorganizzazione strutturale. Il che ha prodotto un calo dell’assistenza agli utenti e della qualità del servizio, tanto che i cittadini vanno a curarsi fuori regione. Anche i Lea, livelli essenziali di assistenza, non sembrano garantiti. Inoltre non c’è stata nessuna vera integrazione socio-sanitaria e sono diminuiti i servizi sociali: infatti la Regione non trova ancora i soldi che si era impegnata ad erogare per gli anni 2009 e 2010 e molti ambiti sociali hanno crediti consistenti e di conseguenza non pagano le Cooperative sociali che hanno garantito lo svolgimento dei servizi. Insomma – per Ranieri – il bilancio è stato rimesso in equilibrio sulla pelle dei cittadini abruzzesi. Chiodi parla di numeri, ma mai di qualità del servizio sanitario in Abruzzo».

 Sebastiano Calella  25/07/2011 9.46

 

DATI DI BILANCIO sanita abruzzo 2011