Rifiuti: Chiodi non molla i termovalorizzatori. La Mobile: «un disegno che parte da lontano»

Alessandro Biancardi

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Rifiuti: Chiodi non molla i termovalorizzatori. La Mobile: «un disegno che parte da lontano»
ABRUZZO. «I termovalorizzatori sono inevitabili». Una frase che Chiodi è tornato a pronunciare dopo un prudente silenzio dovuto al clamore delle indagini sui rifiuti.

All’inizio di luglio il presidente della Regione è ritornato all’attacco per spingere la costruzione dei termovalorizzatori parlando però di «valorizzazione energetica dei rifiuti» o in altre parole di incenerimento dei rifiuti, provocando nuovamente le ire di ampie frange della vita sociale e politica e non solo degli ambientalisti. Le incongruenze ci sono per il semplice fatto che la Regione «ignora la gerarchia» cioè le pratiche da attuare per limitare il pattume in discarica come ha ricordato il Wwf. Insomma prima si differenzia e poi si deve riciclare il materiale, solo dopo potrebbero arrivare gli inceneritori.

Le incongruenze di oggi forse si possono spiegare con quanto la Squadra mobile di Pescara ha raccolto nell’ambito dell’inchiesta Re Mida sui rifiuti. In una delle tante informative della polizia, allegate agli atti delle indagini, si dice chiaramente  che l’idea di realizzare un termovalorizzatore nel territorio teramano parte da lontano, cioè almeno quando il sindaco di Teramo era Gianni Chiodi. In quel periodo l’amministrazione comunale aveva avviato una serie di attività finalizzate alla scissione  della Team spa in altra società che aveva il compito di gestire  il nuovo bioessiccatore. Il fine però non fu raggiunto ma gli amministratori della Team decisero comunque di allargare gli orizzonti aprendo ai privati. Uno a caso: la Deco. Si battè allora la strada di creare la Team Tech che ha come socio privato la ditta della famiglia Di Zio.

D’altro canto Chiodi è sempre stato chiaro tanto che nel suo programma elettorale da presidente candidato alla Regione ha scritto: «modificare  il piano rifiuti  per eliminare la soglia della raccolta  differenziata  in modo da progettare  e realizzare  immediatamente   un piano di termovalorizzazione  con uno o più impianti sul territorio  regionale», progetto inserito anche nelle schede obiettivo del programma di governo della Regione.

«La verità, invece, a parere di quest’ufficio», scrivono il sostituto commissario Giancarlo Pavone e l’allora capo della mobile, Nicola Zupo, «è che l’inserimento di tale previsione nel programma elettorale è strumentale al completamento di un’attività che nasce e continua per finalità di natura illecita e che è ben lungi dal perseguire obiettivi d’interesse dei cittadini, interessandosi invece degli interessi economici del privato “amico”». Tra gli esempi che gli investigatori fanno  è lo sfruttamento clientelare della Team dove sono state sistemate persone vicine a politici che contano (la moglie del sindaco Brucchi era la segretaria di Venturoni quando era in Team) e lo stesso Venturoni in una intercettazione ammette di aver fatto clientelismo ma «il minimo indispensabile». L’obiettivo della Team Tech però era quello di agevolare il privato nella costruzione del termovalorizzatore anche scrollandosi di dosso gli obblighi imposti per le società pubbliche. Anzi «la Team Tech è una società che è stata  oggettivamente creata dalla Deco spa con la complicità di tutti gli amministratori della Team spa  e dell’allora sindaco del Comune di Teramo Gianni Chiodi,  i quali hanno accuratamente evitato il ricorso a qualsiasi gara  e/o procedura di evidenza pubblica, per un impianto il cui valore era stato inizialmente stimato in € 15.000.000».

Il vecchio si salda con il nuovo, secondo la tesi degli investigatori, perché nel frattempo vi sono alcune tornate elettorali: le amministrative  e le europee e Rodolfo Di Zio si dà da fare per la politica versando centinaia di migliaia di euro come contributi elettorali e chi ascolta le telefonate ha il sospetto che in qualche modo quei contributi abbiano «indirizzato le scelte degli amministratori pubblici».  Così dopo le elezioni il presidente Gianni Chiodi formalizza una missiva all’assessore Daniela Stati nella quale si dà inizio alla modifica del piano regionale dei rifiuti prevedendo la creazione di un termovalorizzatore.

«Orbene», scrive Zupo nella informativa, «di fronte ad una tale decisione, dalla quale deriveranno importanti cambiamenti per la popolazione dell’Abruzzo, ci si aspetterebbe di trovarsi di fronte alla fase terminale di una procedura complessa e che vede il coinvolgimento di esperti del settore di chiara fama i quali si sono pronunciati per la necessità, per il bene dei cittadini, di creare tale ciclo articolato dei rifiuti. Purtroppo le cose non stanno così, perché l’intero fascicolo acquisito  in originale, relativo a scelte di così grande  rilievo  per  il futuro  in materia di ambiente  di tutta la Regione Abruzzo, consta invece di pochi atti, cioè della suddetta richiesta  del presidente Chiodi, di una delibera d’indirizzo  per la modifica del piano regionale che approva l’allegato A redatto  dal dirigente del servizio Franco  Gerardini, nonché di una copia  delle modifiche  dell’art. 26  contenente appunti  sulle modifiche da apportare  ed infine   una scheda  sul  rapporto  della raccolta differenziata in Abruzzo».

Se ci sono poche carte per gli investigatori è chiaro che gli organismi pubblici sono stati trascurati e che tutto discende da una volontà precisa del dominus. «Siamo quindi di fronte», si legge ancora nel documento di indagine, «a quella che può definirsi una mera “scelta politica” ma nel senso più bieco del termine, in quanto questi signori non si sono neanche preoccupati di capire se tale scelta, possa creare disagi economici alla regione o problemi per la salute dei cittadini. Si sono chiaramente preoccupati solo di tutelare il proprio personale tornaconto». Parole dure ma che sarebbero confortate dai fatti: col disvelarsi delle indagini (perquisizioni e ascolto di testimoni) l’azione politica ha cambiato strada, ha deviato leggermente, poi ha rallentato.  «Accade infatti che», annota il poliziotto, «il governo regionale fa un sostanziale passo indietro in merito all’abbassamento dell’indice della raccolta che consente la realizzazione del termovalorizzatore. La percentuale di raccolta differenziata rimane quindi quella del 40%,  ma ciò che muta è che, adesso, al raggiungimento di tale soglia, diviene “obbligatoria la realizzazione del termovalorizzatore”». In tutto questo si inseriscono i rapporti strettissimi e di «stima reciproca» tra Venturoni e Di Zio, i loro discorsi sugli affari, sulla destinazione d’uso dei terreni dell’ex assessore a Teramo dove al posto degli ulivi è meglio creare un bioessiccatore o le confidenze del dirigente del settore rifiuti della Regione Franco Gerardini all’imprenditore talmente contento che gli «farebbe un monumento». Cosa è cambiato in questi pochi mesi? Quali garanzie ha il cittadino dagli amministratori che ha eletto su argomenti seri come quello dei rifiuti e la salute? La paura di quella inchiesta è passata, si può tornare a parlare di inceneritori.

 23/07/2011 11.39