Roma promuove la sanità di Chiodi. Scompare il deficit, ma l’assistenza soffre

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Ieri lo storico annuncio del commissario Chiodi: l’Abruzzo ha riportato i conti della sanità in pareggio, anzi in attivo.

In principio era il default: Abruzzo “Regione canaglia” in sanità, troppi debiti e primo commissariamento in Italia da parte del Governo. Poi è arrivato Gianni Chiodi, il commissario-tagliatore, e in meno di due anni il bilancio ha ritrovato il segno positivo. Complimenti a Roma dal Tavolo di monitoraggio interministeriale (Finanza e Salute) per i risultati quasi incredibili e annuncio soddisfatto in Abruzzo per un risultato storico: deficit azzerato, conti in equilibrio e 2,7 milioni di euro di avanzo, che potevano essere anche di più se non ci fossero stati di mezzo «gli ammortamenti non sterilizzati».

 Discorso lungo e complesso quello con cui Chiodi ha annunciato lo storico risultato, soffermandosi a lungo sulle cifre dei vecchi debiti e sui provvedimenti adottati per recuperare: ha imparato subito le furbizie del vecchio politico navigato (le colpe tutte degli altri) e ha sfoggiato abilmente le sue capacità professionali da commercialista, ad esempio spiegando «che sì, il bilancio della Asl di Teramo era ben fatto dal punto di vista civilistico, ma al Tavolo romano chiedono altre cose e quindi lo abbiamo modificato al volo. Inoltre abbiamo insistito ad anticipare gli ammortamenti, che comunque dal prossimo anno saranno obbligatori, perché così le Asl si ritrovano in cassa i soldi per nuovi investimenti sui macchinari».

Annuiva il sub commissario Giovanna Baraldi, spesso chiamata a confermare le parole di Chiodi, così come il direttore Maria Crocco, l’assessore Alfredo Castiglione, i quattro manager Asl, tutti sul palco a far da corona a Chiodi nella sala del Consiglio regionale di Piazza Unione a Pescara, al cospetto di direttori sanitari e amministrativi delle varie Asl lì convenuti. C’erano però anche alcuni esponenti della Giunta regionale, come Carlo Masci, al quale il presidente-commissario ha riconosciuto i giusti meriti per l’abilità con cui ha condotto questa partita della sanità, e Lanfranco Venturoni, arrivato invece tardi, perché la convocazione gli è arrivata per e-mail e lui era fuori e «non smanetta in giro con il computer, mandatemi un sms». Tra i consiglieri regionali erano presenti Antonio Prospero, Nicoletta Verì, Riccardo Chiavaroli, Emidio Nasuti e Alessandra Petri. Il senatore Fabrizio Di Stefano, presente all’inizio, si è poi defilato.

DOPO LO SFORZO DI RISANAMENTO, PROMESSA UNA SANITÀ MIGLIORE

Finalmente euforico dopo le brutte notizie degli incontri precedenti, il presidente-commissario ha annunciato una stagione di inaugurazioni per le dotazioni tecnologiche degli ospedali, la regolarizzazione entro l’anno di 200 medici ora precari, cococo o a contratto, la fine dell’ingerenza della politica nella sanità («io i manager li ho conosciuti solo al momento della firma del contratto»), un accordo con i Medici di medicina generale, un «passaggio morbido» e graduale per il pagamento del ticket (ora si chiama compartecipazione) per chi è ricoverato nelle Case di riposo («nella altre Regioni si paga già da tempo e con l’assegno di accompagnamento si riesce a pagare»).

«E’ questo l’Abruzzo 2.0 (due punto zero) che è già partito – ha concluso Chiodi – la nostra Regione diventerà un punto di riferimento per l’eccellenza sanitaria, non solo del Sud, ma di tutta l’Italia». Insomma il futuro è roseo: i conti in equilibrio sbloccheranno 255 milioni che il Governo tratteneva, così come saranno erogati altri 40 milioni per il terremoto. E poi le Asl già sono uscite dal tunnel e i conti sono sotto controllo: Pescara ha un segno + di 4 milioni, Teramo è in equilibrio, Chieti è a meno 11 (ne perdeva 46), L’Aquila segna ancora meno 28, rispetto però al meno 80 programmato.

CHIODI: «ABBIAMO RISPARMIATO SU TUTTO E TAGLIATO GLI SPRECHI»

Un libro dei sogni o l’abilità del politico che cerca di sfruttare un momento positivo? La sanità così come la percepiscono e la vivono gli abruzzesi non è quella patinata andata in scena ieri: lo dicono la mobilità passiva che aumenta, le liste d’attesa interminabili, i piccoli ospedali chiusi, l’assenza di servizi sanitari efficienti sul territorio, il personale medico e paramedico carente ed ormai allo stremo, le tante criticità che è inutile ricordare, visto che sono presenti nella vita quotidiana di tutti. Lo dice soprattutto la mancata contestualità di tanti provvedimenti di taglio con l’attivazione dei servizi sanitari sostitutivi sul territorio.

In realtà Chiodi ha rifiutato e contestato la definizione di «tagliatore» che gli viene attribuita: «Mi sono stufato: io non ho tagliato niente, ho segato solo spese inutili e privilegi, dai primari ai reparti doppioni. I costi operativi della sanità nel 2008 erano di 2 miliardi e 181 milioni – ha chiarito Chiodi - I costi operativi del 2010 sono di 2 miliardi e 181 milioni. Sono aumentate le entrate perché non abbiamo speso in più dei soldi che ci ha dato lo Stato. Abbiamo disinvestito sui piccoli ospedali e investito sul territorio. Tutto qui. E il percorso virtuoso continua: abbiamo fatto gare uniche per l’acquisto dei vaccini, risparmiando il 25 %, cioè 4 milioni, stiamo facendo una gara per 319 milioni sui farmaci e a settembre sicuramente risparmiamo anche qui. Per l’informatizzazione abbiamo risparmiato 4,5 milioni, un 40% in meno di spesa pur essendo l’aggiudicatario lo stesso».

 Insomma una buona amministrazione rispetto a quando ha preso in mano la sanità lui: «prima non c’erano controlli sui privati, non c’erano contratti, c’era un aria di malaffare, la fuga dei medici, i conti fuori controllo: abbiamo rischiato il destino della Grecia. Ma siamo riusciti a centrare gli obiettivi del Piano di rientro, tra i 160 milioni dei fondi Fars, i 200 anticipati dallo Stato e senza aumentare le tasse abbiamo coperto le “distrazioni” dei fondi che c’erano state in passato da parte di altri che forse non si rendevano conto della loro scellerataggine. Tutto merito del Commissariamento, piaccia o non piaccia. Il Commissario è più veloce nelle decisioni rispetto ai tempi dei processi democratici, delle discussioni, degli emendamenti, dell’ostruzionismo». Allora adesso finirà il Commissariamento?

«Finirà quando ci meriteremo la fiducia di tutti e rimuoveremo le cause che loro hanno provocato».

IL MESSAGGIO POLITICO SULLE RESPONSABILITÀ DEI DEBITI PASSATI

Loro chi? Su  questo aspetto e sul rispetto della legalità (cioè delle sentenze del Tar) Chiodi è stato meno efficace. A denti stretti ha dovuto ammettere che il risultato positivo raggiunto è l’applicazione del Piano di rientro elaborato dal centrosinistra ed in particolare dell’assessore Bernardo Mazzocca (mai citato) e non è stato chiaro sulle responsabilità del passato. Cioè l’aspetto politico dell’annuncio è stato annacquato da un eccesso di prudenza, forse per non irritare i suoi alleati. Chiodi sarebbe stato più credibile se avesse detto: in passato il centrodestra ha “sfrusciato” i soldi della sanità, il centrosinistra pure ci ha messo del suo, io sono il centrodestra che risana, almeno dal punto di vista dei numeri. Perché altrimenti ci raccontiamo favolette: i controlli non ci sono ancora (all’assessorato alla sanità c’erano i Cip, poi diventati Noc, mai entrati in funzione), il personale medico manca (denuncia Anaao- Assomed e Intersindacale medica), l’edilizia sanitaria è al palo (i 4 ospedali nuovi da tempo promessi sono rimasti sulla carta), la vendita degli immobili Asl è ancora ferma, insomma si è invertito il trend di spesa, ma la sanità è anche assistenza e questo trend va indietro invece che avanti. E su questo c’è ancora molto da fare.

«Mi dicevano che dovevo prima investire sul territorio – ha spiegato Chiodi – ma non si poteva fare se prima non si chiudeva la partita dei debiti. Sono state scelte dolorose, ma inevitabili. Ed anche sul mancato rispetto delle sentenze del Tar sono stato attaccato ingiustamente. Finché ci sono diversi gradi di giudizio, io vado avanti ed infatti ho già vinto due volte al Consiglio di Stato, facendo risparmiare 30 milioni alle casse della Regione».

 Torna così la duplice veste del presidente commercialista e politico. Chi sta male ha difficoltà a capire l’importanza degli «ammortamenti non sterilizzati»: la politica servirebbe a venire incontro alle domande di assistenza. Dagli anziani ai bambini, dai malati cronici a quelli mentali, dalle donne agli uomini abruzzesi finora ridotti solo a numeri statistici sale una domanda inevasa e per buona parte trascurata di assistenza. Chiodi ha ben operato dal punto di vista contabile, e lo debbono riconoscere anche i suoi critici. Ma non era necessario ricorrere al Consiglio di Stato quando il Tar, in tutte le numerose sentenze, lo ha bocciato per la mancata contestualità dei suoi provvedimenti di risparmio con la tutela del diritto alla salute. Per completare l’opera di risanamento si dovrebbe tornare a parlare di assistenza sanitaria.

Almeno ora non c’è più l’alibi del debito.

Sebastiano Calella  23/07/2011 11.06