Ambientalisti: «attacco» al Parco Nazionale: «rischio procedura infrazione»

Alessandro Biancardi

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Ambientalisti: «attacco» al Parco Nazionale: «rischio procedura infrazione»
ABRUZZO. L’altolà del Ministero dell’Ambiente: progetti megalomani e milionari. Italia a rischio procedura di infrazione europea.

Da un lato ci sono gli amministratori regionali, alcuni sindaci del cratere, sostenuti dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri Gianni Letta, che nelle scorse settimane hanno annunciano nuovi progetti che si svilupperanno nei pressi delle ricchezze ecologiche delle aree di maggior pregio ambientale della Regione.

Dall'altro lato ci sono Wwf, Lipu, ProNatura, Mountain Abruzzo, Rifondazione, Italia Nostra, Altura Abruzzo, Cgil Abruzzo, Circolo Valorizzazione Terre Pubbliche, Comitato acqua pubblica, Comitatus Aquilanus , Fare Verde onlus, Forum Ambiente e Territorio Sinistra Ecologia e Libert, Gruppo Naturalisti Rosciolo che lanciano una serie di azioni coordinate per contrastare i progetti programmati e delineare uno scenario alternativo di sviluppo duraturo e valorizzazione delle risorse naturali.

Il Ministero dell’Ambiente, in una recente ed esaustiva nota di risposta alle richieste di alcune associazioni ambientaliste, ricordano il Wwf e gli altri, ha ammonito la Regione Abruzzo e agli Enti Parco interessati, allertando nel contempo la Commissione Europea: secondo il Ministero, nessuna nuova opera può essere autorizzata in deroga alle norme in vigore su Valutazione di Impatto Ambientale, VAS e Valutazione d’Incidenza, giacchè i territori coinvolti sono tutti compresi nella Rete UE Natura 2000. Sono in corso di predisposizione, a cura di esperti del mondo scientifico ed accademico delle linee guida per la tutela e valorizzazione delle risorse ecologiche dell’area aquilana.

«Molti» i progetti che gli ambientalisti definiscono «devastanti e anacronistici» e che sono stati presentati lo scorso febbraio con il Protocollo d’Intesa sottoscritto a Roma, a Palazzo Chigi, il 17 febbraio 2011. «Si tratta – protesta l'associazione - di progetti già visti, tirati fuori da vecchi cassetti, a scapito della biodiversità e del paesaggio di zone di particolare pregio del territorio aquilano». «Devastanti» perché prevedono prioritariamente la modifica permanente del territorio con infrastrutture sciistiche, funiviarie, campi da golf, lottizzazioni nel cuore del sistema delle aree protette dell’Appennino, in aree ricchissime di biodiversità e risorse ecologiche e per questo ricadenti in zone SIC e ZPS. «Anacronistici», spiegano sempre i comitati, «perché in tali progetti non vi è alcuna novità o analisi delle reali condizioni ed esigenze del territorio, ma solo vecchi progetti più volte bloccati e che oggi si vuole far approvare con procedure di urgenza».

LE CRITICITÀ RILEVATE

Le ipotesi di “sviluppo” delineate nel Protocollo appaiono «in palese contrasto» dicono associazioni, partiti e comitati, «con il quadro programmatico e pianificatorio vigente a tutti i livelli istituzionali: dalla Legge 394/91 (Legge quadro sui Parchi) ai Decreti istitutivi delle aree protette, dalla Regione alle Provincie ed agli stessi strumenti urbanistici comunali. Tutti gli interventi, ancorché appena delineati, sono in palese contrasto con gli strumenti vigenti; per il loro devastante impatto abbisognano, inoltre, di una Valutazione Ambientale Strategica (VAS) preliminari».

Molti sono gli interventi dati per “cantierabili” che secondo gli oppositori non sono stati sottoposti a nessuna verifica tecnico- ambientale specifica, come ad esempio il collegamento sciistico tra le stazioni invernali di Ovindoli e Campo Felice, nel Parco Regionele Sirente Velino o la “Cittadella della Montagna” che si vuole far nascere in pieno Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. A rischio sarebbero ambienti di importanza prioritaria, specie di fauna e di flora particolarmente

protette a livello nazionale e comunitario nonchè i corridoi ecologici di grande importanza per alcune specie di animali particolarmente protetti, tra cui, prima di tutto, l’orso bruno marsicano, a causa di interventi in evidente contrasto anche con le raccomandazioni del Piano di Azione per la Tutela dell’Orso Marsicano. Alcuni interventi, come i campi da golf in quota, sottolinea ancora il direttivo, «sono stati più volte bocciati perché incompatibili con la vocazione ambientale dei luoghi e palesemente distruttivi delle unicità floristiche e faunistiche presenti sugli altopiani delle Rocche e di Piani di Pezza». In più, secondo gli oppositori, il protocollo delinea uno sviluppo che privilegia pochi comuni, senza prendere in considerazione una piattaforma diffusa di interventi ordinari, più moderati e rispondenti al rilancio ed all’incentivazione di quelle poche “resistenze produttive” sopravvissute e alla ripartenza di iniziative autoctone. «I progetti, se realizzati, comporterebbero la cancellazione dei valori ambientali e paesistici grazie ai quali l’Abruzzo è stato definito la Regione dei Parchi e che costituiscono, se correttamente gestiti, la principale risorsa economica di questi territori».

22/07/2011 14.25