Chiodi, tutti gli uomini (indagati) del presidente

Alessandro Biancardi

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Chiodi, tutti gli uomini (indagati) del presidente
ABRUZZO. Puntare sugli uomini giusti può essere la via del successo. Al contrario puntare su quelli che vengono “bruciati” dalle inchieste penali può essere un problema.

Non in Abruzzo dove il presidente della Regione, Gianni Chiodi, potrà vantare diversi record tra i quali quello più importante di essere passato indenne attraverso i pesanti “bombardamenti” delle procure di mezza Italia. Nessun problema penale, da quanto sappiamo nemmeno lo status di indagato ma sempre più spesso citato negli atti di indagine a colloquio con questo o quell’indagato o imputato. Sempre un passo indietro rispetto a chi invece viene accusato formalmente di reati gravi per un amministratore. Chiodi è lì ma non sa e non vede mentre i suoi poteri di presidente e di pluricommissario sono amplissimi.

UN BUCO NERO CHIAMATO TEAM

L’altro ieri l’arresto di Giovanni Faggiano, amministratore di Enerambiente, la società privata che partecipa alla Team spa almeno fino a qualche mese fa quando si diffuse la misteriosa notizia di un cambio del socio privato con il subentro della Enertech, un cambio di nome ma non di sostanza, parrebbe.

Anche sulla effettiva proprietà della Enertech, per esempio, l’attuale sindaco Maurizio Brucchi non ha ritenuto di fornire spiegazioni e fare chiarezza: in pratica con chi lavora e gestisce milioni di appalti la società pubblica Team?

Faggiano è stato amministratore delegato dal 2008 della società la quale si occupa della nettezza urbana a Teramo (prima amministratore della Slia, la società privata che partecipa a Team) da prima che Chiodi fosse sindaco e che ha avuto il suo “massimo sviluppo” con la gestione Venturoni. Venturoni dentro la Team e Chiodi sindaco di Teramo: è quello il momento in cui sono successe moltissime cose e la società mista sembrava il fulcro delle maggiori attività, così come per la convenzione dei cimiteri proprio ieri contestata da Carlo Costantini (Idv) che ha svelato una serie di dati che meriterebbero qualche spiegazione documentata.

Uno sviluppo che la Team ha conquistato nell’ombra e senza molti controlli fin dai tempi di Vittorio Cardarella amministratore delegato. Poi nel passato recente è stata utilizzata -secondo quanto è emerso da alcune inchieste- come riempitivo di clientes da sistemare (la moglie dell’attuale sindaco Brucchi è stata la segretaria di Venturoni in Team, solo per fare un esempio). Sviluppo si fa per dire perché più di un bilancio è stato chiuso in perdita. E mentre le polemiche venivano sollevate sulla opportunità delle operazioni di scelta del socio privato della società municipalizzata, venivano fuori le notizie su Faggiano già coinvolto in una tangentopoli brindisina. Ma nessuno del centrodestra ha creduto opportuno reagire almeno dando spiegazioni convincenti. Si è voluto rischiare e così anche per Faggiano è stato chiesto il rinvio a giudizio nell’inchiesta Re Mida sui rifiuti e poi arrestato con l’accusa di corruzione e concussione, sempre in una inchiesta che riguarda il mondo della spazzatura (a Napoli).

Di tutto questo Chiodi non si è mai accorto e nemmeno mai ha letto le notizie dei giornali che lo avrebbero messo in guardia e suggerito qualche prudente consiglio. Faggiano si è dimesso solo a luglio del 2010.

COMMISSARIO NOMINATO E PERSO

Altra vicenda dimenticata sulla quale è sceso un silenzio tombale, con non pochi risvolti pubblici e amministrativi, è quella della nomina dell’ennesimo commissario in Abruzzo per il rischio idrogeologico. Nomina piombata dopo consulti anche romani su Gianfranco Mascazzini che non riuscirà mai nemmeno ad insediarsi perché pochissimi giorni dopo la nomina fu arrestato. Anche quello arrivato dopo indagini nel campo dei rifiuti a Napoli, ancora un legame con la Campania in emergenza. Dopo la notizia silenzio assoluto ma soprattutto buio totale su cosa si farà dei 40 milioni destinati al settore idrogeologico e da chi verranno amministrati. Forse un altro commissario?

PRONTO? E’ LA CRICCA

C’è la cricca a L’Aquila, Chiodi non se ne accorge e parla al telefono con uno degli imprenditori cardine del presunto «sistema gelatinoso», tale Riccardo Fusi, vertice della Btp, che vincerà qualche appalto nella ricostruzione sotto la gestione della Protezione civile di Bertolaso e proseguirà sotto il controllo del commissario straordinario alla ricostruzione (sempre Chiodi). Fusi gli viene passato al telefono da uno dei vertici nazionali del Pdl, Denis Verdini, anche lui pluri indagato che prova a raccomandargli un amico. Chiodi pare non conoscerlo bene eppure sono frequenti le incursioni ed i contatti di Fusi con l’Abruzzo almeno dal 2006 con personaggi ben noti alle cronache giudiziarie locali, segno che quel presunto sistema di favori e spintarelle in qualche modo ha lambito anche l’Abruzzo. Chiodi viene ascoltato dai magistrati ma non è indagato in fondo non ci sono elementi per una sua incriminazione giudiziaria e delle responsabilità politiche non importa a nessuno. Rapporti con l'Abruzzo ne ha avuti anche Angelo Balducci, arrestato a febbraio del 2010 con l'accusa di corruzione nell'ambito dell'inchiesta fiorentina sui Grandi eventi. Balducci nel 2003 ricoprì anche l'incarico di commissario per la situazione d'emergenza del Gran Sasso.

INCONTRI ED SMS

Nel bel mezzo dello scandalo dei rifiuti che portò all'arresto dell'assessore regionale Lanfranco Venturoni Chiodi si era definito un «cinghiale braccato» ma ancora oggi assomiglia sempre più ad una bella addormentata poichè continua a scommettere su uomini che prima o poi finiranno in un processo dove dovranno dimostrare la loro innocenza e confutare le prove delle procure. Si sono sprecate le dichiarazioni di solidarietà verso chi è stato tirato dentro l’inchiesta ed il Pdl ha fatto quadrato intorno a Venturoni. Nell’inchiesta dei rifiuti però quello che emerge è molto chiaro: Chiodi sapeva.

Per esempio sapeva dei problemi che l’ex assessore Daniela Stati gli aveva confidato, sapeva delle incursioni dell’assessore alla sanità, Lanfranco Venturoni nel campo dell’ambiente per far passare il suo termovalorizzatore. Chiodi ha incontrato imprenditori interessati nel progetto di Venturoni e Di Zio, ha ringraziato lo stesso Rodolfo Di Zio per l’assunzione di una persona che era vicino allo stesso presidente della Regione. Si tratta dell’assunzione di Antonio Di Pasquale, genero di Giuliano Gambacorta, segretario di Chiodi. Di caldeggiare l’assunzione se ne occupa Venturoni ma è Chiodi che ringrazia personalmente l’imprenditore monopolista dei rifiuti con un sms «Caro Rodolfo, Giuliano mi ha detto che vi siete sentiti. Grazie e buona domenica». Che c’è di male? Mica è un reato.

Parlare con imprenditori che poi finiscono indagati non è certo vietato così Chiodi riesce ad attraversare l’inchiesta che ha creato più guai alla sua giunta senza nemmeno essere indagato.

«VENTURONI INNOCENTE COME DEL TURCO E D’ALFONSO»

La vicenda dei rifiuti porta all’arresto di Venturoni, da sempre braccio destro di Chiodi fin dai tempi di quando era sindaco a Teramo, per questo lo ha sempre difeso («Stati e Venturoni, innocenti come D’Alfonso e del Turco»)

Talmente tanto difeso che dopo la fine delle misure cautelari il non più assessore alla sanità partecipò bellamente a riunioni amministrative sulla sanità proponendo come se fosse ancora lui il delegato di giunta, sconfinando ancora una volta. Vengono indagati tra gli altri anche il sindaco di Teramo, Brucchi (la sua posizione è stata poi archiviata), ma anche il fedelissimo senatore, Paolo Tancredi e Fabrizio Di Stefano (per i due è stato chiesto il rinvio a giudizio). C’è il sospetto di somme in chiaro versate che avrebbero potuto distogliere dall’interesse pubblico alcune amministrazioni. Solo il sospetto e poche prove.

PICCONE E I TERMOVALORIZZATORI

Un filone è finito all’Aquila per verificare l’interessamento da anni del responsabile regionale del Pdl, Filippo Piccone, nel campo dell’energia che sarebbe per la procura fortemente interessato alla costruzione di un termovalorizzatore nella Marsica.  Possibile che Chiodii non sappia di questo interesse privato del collega di partito e senatore quando spinge a tutti i costi i termovalorizzatori e li fapassaree come «scelta inevitabile»?

Un po’ diversa la questione sul coinvolgimento di Daniela Stati, pure assessore della giunta Chiodi, che in un primo momento tenta di coprire e salvare “la squadra” fornendo risposte poco veritiere ai pm e poi ritrattando e raccontando la sua verità in un verbale che nessun esponente del Pdl ha mai commentato. Diverso il caso di Stati anche perchè si è allontanata dal Pdl che non l’ha protetta come Venturoni (famoso l'appello della signora: «venga Berlusconi a salvarmi»). La Stati è poi finita dentro l’altra inchiesta, appunto quella sul “gruppo Stati”  che lambisce anche Abruzzo Engineering e portò all’arresto lo scorso 2 agosto al padre dell’ex assessore, Ezio Stati.

Chiodi non si era accorto nemmeno che il vecchio esponente del Pdl e di Forza Italia, già accusato di corruzione dieci anni prima, non solo frequentava abitualmente l’ufficio della figlia assessore ma secondo il gip era proprio lui il vero assessore ombra.

ABRUZZO ENGINEERING, CHIODI SA MA NON FA

“A latere” pure la posizione di Chiodi nell’affaire Abruzzo Engineering, un buco nero che potrebbe riservare ulteriori brutte sorprese e sul quale il presidente della Regione ha voluto puntare fin dall’inizio del suo mandato in perfetta coerenza con il suo predecessore, Del Turco. Solo dopo le notizie sull’inchiesta e dopo alcune perquisizioni (con la consegna del relativo mandato di perquisizione) Chiodi ha raccontato in un consiglio straordinario un paio di episodi di presunta truffa che avrebbe scoperto nella gestione della società a cui partecipa la Selex, la società di Finmeccanica (oggi dentro una serie di inchieste per reati di corruzione, appalti truccati, fondi all’estero).

Una denuncia isolata quella di Chiodi finita nel nulla che, prima, ha generato una contestatissima liquidazione della società della Regione e, poi, un brusco rallentamento. Oggi non si parla più di cancellare Abruzzo Engineering mentre si preferisce cancellare altri enti strumentali e limitare le partecipazioni nella società.

Chiodi non ha mai neppure spiegato il ruolo del consulente incaricato per valutare la gestione di Abruzzo Engineering, il suo socio di studio, Carmine Tancredi, né a numerose richieste formali ha mai fornito il contratto di incarico o la relazione finale che ha giustificato l’incarico stesso, pagato con soldi pubblici.

a.b. 22/07/2011 8.22

Qui sotto il lungo discorso di Chiodi sulla richiesta di sue dimissioni, gli scandali giudiziari e quelli di Abruzzo Engineering