Pale eoliche: il caso Puglia ed i possibili effetti sull’Abruzzo

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Stavolta non si tratta direttamente dell’Abruzzo ma le conseguenze del contenzioso tra un’azienda eolica di Altamura e la Regione Puglia potrebbero avere effetti indiretti anche sul problema dell’energia eolica abruzzese (che vanta una decina di strutture).

ABRUZZO. Stavolta non si tratta direttamente dell’Abruzzo ma le conseguenze del contenzioso tra un’azienda eolica di Altamura e la Regione Puglia potrebbero avere effetti indiretti anche sul problema dell’energia eolica abruzzese (che vanta una decina di strutture).

Perché il giudice che è stato chiamato in causa a dare un parere sulla vicenda non è un togato qualunque ma appartiene alla Corte europea di Giustizia. Che il problema della costruzione di impianti eolici da realizzare nelle riserve naturali (con conseguenze devastanti per uccelli e altre specie, sottolineano sempre gli ambientalisti) sia una spina nel fianco, ormai non è un mistero. E anche l’Abruzzo ha dovuto fare i conti con questa realtà. Oggi la Regione conta 13 impianti disseminati sul territorio e altri progetti in cantiere. Alcune delle conseguenze delle pale, se realizzate in aree delicate dal punto di vista ambientale e naturalistico, sono le morti di uccelli e pipistrelli che si schiantano contro le strutture in cemento. 
 Stefano Allavena, delegato regionale della Lega Italiana Protezione Uccelli ha più volte spiegato che «a livello scientifico internazionale sono ormai numerose le pubblicazioni che testimoniano come per alcune specie la mortalità da eolico sia del tutto insostenibile». In Abruzzo i progetti in via di realizzazione andrebbero ad occupare aree di pregio paesaggistico ed ambientale, territori di caccia di specie rare quali Aquila reale, Nibbio reale, Nibbio bruno e Grifone. «Questi impianti, che trasformano il territorio in aree industriali a tutti gli effetti, vengono localizzati in aree economicamente marginali – sottolinea sempre Allavena- ma di alto valore naturalistico invece che essere concentrati in territori già fortemente antropizzati».
E a volte, la determinazione di alcune amministrazioni comunali ha evitato che  si costruissero queste strutture, come nel caso del Comune di Introdacqua che ha bocciato in tronco  il progetto dell’impianto eolico sul monte Genzana

LA VICENDA PUGLIA E LE RIPERCUSSIONI

 Anche la regione Puglia si trova alle prese con il problema dell’eolico. E’ infatti aperto un contenzioso tra l’ azienda eolica di Altamura che ha acquisito i diritti relativi ad un progetto per la realizzazione di un parco eolico su suoli della Azienda Agro-Zootecnica Franchini (inclusi nel Parco nazionale dell'Alta Murgia, sito di interesse comunitario) e la Puglia che si oppone al progetto.

Una legge regionale la n. 31/2008 vieta di costruire nuovi aerogeneratori non finalizzati all'autoconsumo(come quello che ha in mente l’azienda eolica in questione) senza che venga espressa prima la valutazione di impatto ambientale (Via).

La norma regionale ricalca quelle comunitarie, le direttive  92/43/Cee (habitat) e 79/409/Cee (uccelli selvatici) che consentono allo Stato membro di vietare l'installazione di impianti eolici a finalità commerciale, in un sito Natura 2000, senza valutazione preliminare dell'impatto ambientale sul sito specifico purché siano rispettati i principi di non discriminazione e proporzionalità. La questione portata davanti al Tar (tribunale regionale amministrativo) pugliese è diventato un affare comunitario dal momento che i giudici regionali hanno chiesto il parere della  Corte di Giustizia europea. Dopo aver esaminato le carte la Corte ha stabilito che «spetta alla regione Puglia decidere sul caso dal momento che  la legge regionale non è contraria a tutte le forme di energia rinnovabile ma solo a quella eolica e visto che le direttive 2009/28/CE (fonti rinnovabili), 2001/77/CE (promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili), 92/43/CEE (habitat) e 79/409/CEE (uccelli selvatici) consentono allo Stato membro di vietare l'installazione di impianti eolici a finalità commerciale, in un sito Natura 2000, senza valutazione preliminare dell'impatto ambientale sul sito specifico purché siano rispettati i principi di non discriminazione e proporzionalità».

Questa pronuncia della Corte segna un importante passo avanti nell’annoso problema dell’eolico dal momento che  ogni regione che appartenga al sito natura 2000 (e quindi anche all’Abruzzo)  può decidere liberamente  se accettare o meno gli stabilimenti senza dover chiedere la verifica di impatto ambientale.

Marirosa Barbieri 21/07/2011 18.49