Rifondazione: «Chiodi nel pantano dei rifiuti: scelte viziate da interessi privati»

Alessandro Biancardi

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Rifondazione: «Chiodi nel pantano dei rifiuti: scelte viziate da interessi privati»
ABRUZZO. Avanti tutta con i termovalorizzatori mentre non si dissipano le ombre sui conflitti di interessi del gruppo politico che amministra la regione.

Le inchieste sui rifiuti hanno svelato interessi e conflitti, rapporti poco “onorevoli” con imprenditori e presunte mazzette. In attesa dei processi però la trasparenza non aiuta a tranquillizzare i cittadini sulle scelte di campo che la giunta Chiodi si appresta a fare.

Intanto si cerca di far decollare (per ora senza successo) i processi sui rifiuti. L'inchiesta Re Mida che ha scandagliato il versante teramano dei rifiuti (ma visto da Pescara) e che ha portato all’arresto dell’ex assessore alla sanità Venturoni, insieme al monopolista dei rifiuti Rodolfo Valentino di Zio, è ferma all’udienza preliminare che è stata rinviata al prossimo ottobre per problemi di notifica. Non parte ancora nemmeno l’altro filone pescarese che vede coinvolti tra gli altri il sindaco di Montresilvano Pasquale Cordoma e Lorenzo Sospiri consigliere Pdl. Nel frattempo la Regione, dopo un momento di cautela dovuta alle indagini, è tornata ad essere chiara: «i termovalorizzatori sono inevitabili».

E proprio sui termovalorizzatori le indagini avevano svelato un intreccio di interessi  privati che inevitabilmente avrebbero condizionato le scelte pubbliche. Si parla di terreni di amici degli amici, di società riconducibili ad esponenti politici e nel caso di Venturoni di «socio ombra» dei Di Zio.  Un filone di indagine è stato intanto stralciato ed è partito per la procura dell’Aquila che dovrà verificare gli interessi sottesi alla creazione di altri termovalorizzatori nella zona della Marsica, zona di influenza del senatore Filippo Piccone (Pdl).

Nell’indagine, come già emerso, ci è finito anche anche Antonio Vercesi della ditta Ecodeco di Milano che però è controllata dalla A2a, la società partecipata anche da enti pubblici che in Abruzzo è nota anche per essere dentro il pool di aziende che si stanno occupando della costruzione del cavo sottomarino proveniente dal Montenegro per portare corrente elettrica

Conferme degli injteressi privati sono giunti anche dalla stessa bocca di una ex esponente del Pdl ed ex assessore della giunta Chiodi; Daniela Stati che davantio ai pm di Pescara ha fornito informazioni e particolari interessanti.

E mentre si discute e saltano fuori altri particolari continuano le emergenze legate ai rifiuti, si bandiscono nuove gare, affiorano segnali inconfutabili che la guerra dei rifiuti non è affatto terminata.

Nel caso dell’appalto revocato dal Tar al Comune di Spoltore si capisce l’intreccio di interessi tra ditte private, consorzi pubblici e società miste. Nel caso di Catignano invece si capisce chiaramente come le ditte della famiglia Di Zio continuano a vincere appalti  consolidando la loro posizione di monopolisti. A reagire nel mondo soporifero della politica locale è Rifondazione Comunista che contesta chiaramente la giunta Chiodi.

«E’ chiaro», spiega il segretario regionale Marco Fars, «che la volontà della Giunta regionale di modificare il Piano regionale Rifiuti appare come la volontà di favorire specifici imprenditori del settore più che tutelare gli interessi dei cittadini abruzzesi. Ricordiamo infatti che la norma regionale contiene il vincolo, fortemente voluto proprio da Rifondazione, del 40% di raccolta differenziata al di sotto del quale è impossibile procedere con l’incenerimento in Abruzzo».

La norma era già stata attenzionata anche dalla procura che aveva notato come proprio il cambio avrebbe favorito e fornito la pezza d’appoggio per la costruzione di addirittura 4 inceneritori.

«E’ altresì chiaro», aggiunge Rc, «come viene strumentalmente utilizzata “l’emergenza rifiuti” onde favorire i lucrosi affari (oltre i 100 milioni di euro) di chi intende realizzare l’inceneritore in Abruzzo. Il terzo aspetto è il chiarimento, per bocca dello stesso Di Zio, sulle sciocchezze relative alla necessità di inceneritori in Abruzzo. Infatti si evidenzia la diseconomicità nel realizzare più impianti e la necessità di grossi quantitativi di rifiuti per dare ritorno economico anche soltanto ad un solo impianto.  Ne consegue che la quantità di rifiuti prodotta in Abruzzo potrebbe essere tranquillamente gestita senza alcun ricorso all’incenerimento. Viceversa, oltre al danno ambientale, la realizzazione di un solo impianto non farebbe altro che aumentare i costi per i cittadini dovuti alla logistica e al trasporto dei rifiuti».

Rifondazione parla poi di «uno spaccato terrificante di come le decisioni non solo in merito all’incenerimento ma anche per lo smaltimento in discarica, così come nella scelta dei soggetti privati avvengano nell’assoluta mancanza di trasparenza, al di fuori delle sedi istituzionali e senza il ben che minimo coinvolgimento dei cittadini».

«E’ ora di dire basta», conclude Fars, «Chiodi esca dal pantano in cui si è cacciato nel perseguire la scelta dell’incenerimento e lasci stare la Legge regionale sui rifiuti così com’è. Si impegni, invece, nella realizzazione dell’impiantistica e negli investimenti dedicati alla riduzione dei rifiuti, alla raccolta differenziata, al riciclo e al compostaggio. Gli ex-consorzi la smettano di essere subalterni alla politica politicante degli inciuci e degli affari e facciano il proprio dovere senza ulteriori indugi».

20/07/2011 8.13