Rimozione amianto, il Tar sospende la delibera contestata della giunta regionale

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Rimozione e smaltimento dell'amianto, il Tar blocca tutto dopo il ricorso di sei ditte escluse dal convenzionamento per aver presentato la richiesta fuori tempo massimo. Ma il tempo era realmente scaduto?

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l’Abruzzo ha sospeso in via cautelare l’efficacia della delibera di Giunta Regionale Abruzzo dello scorso 3 maggio riguardante l’espletamento del servizio di rimozione smaltimento di piccoli quantitativi di rifiuti contenenti amianto.

La Regione aveva già dato avvio al programma di concessione di contributi pubblici ai Comuni e ai privati per la rimozione di piccoli quantitativi di amianto da costruzione pubbliche e private. Ma adesso è arrivata l’ordinanza di sospensiva, emessa dal Tar Abruzzo a seguito del ricorso presentato da 6 ditte (Pavind S.r.l di Sulmona; Eco Consul S.u.r.l di Ancarano, O.G.M. Costruzioni S.r.l. di Atessa; Co.Ge.Pi S.a.s di Pescara; Milleniumcoop S.c.a.r.l di Carunchio; Consalvo Asfalti S.r.l di Casoli) che avevano partecipato all’assegnazione dei lavori di rimozione e smaltimento sia per conto dei Comuni che per i privati.

Appena verrà ripristinata l’efficacia della delibera regionale anche i Comuni potranno riaprire i bandi che al momento, in attesa appunto dell’esito dell’iter amministrativo del ricorso, sono sospesi.

Tra i punti contestati dalle ditte ricorrenti le scadenze di adesione: 60 giorni dalla pubblicazione del bando via web invece che la solita decorrenza a pubblicazione avvenuta sul Bura. Una anomalia che ha ingenerato nei partecipanti errori risultati fatali. Infatti, proprio questo fattore avrebbe precluso alla maggioranza delle imprese interessate di poter presentare una tempestiva domanda. Solo 3 imprese (la G.F.P. S.r.l di Pescara; Cericola Carlo di Mozzagrogna; D’Angelo Antonio S.n.c di Castelfrentano) sono riuscite a rispettare il parametro temporale senza sbagliare.

 In più nel bando non c'erano gli allegati tecnici ed economici: in pratica le ditte interessate avrebbero dovuto aderire senza sapere quanto sarebbe stato il guadagno. I prezzi si sono scoperti solo il 10 aprile 2010, quando Confindustria ha mandato il prezziario alla Regione.

Le ditte convenzionate per effettuare la rimozione dell'amianto in tutto Abruzzo sono 30 e si contesta il fatto di convenzionare solo alcune, mettendo a rischio la libera concorrenza tra ditte e la libertà di scelta dei cittadini. Del resto per fare bonifiche amianto occorre essere iscritti all'albo nazionale gestori ambientali, categoria 10 ma in questo caso anche le ditte già iscritte all'albo dovevano candidarsi in tempo per ottenere dei lavori. Come mai visto che tutti hanno già i requisiti per bonificare?  Perchè procedere con una ulteriore selezione e restrizione?

Nel ricorso che dovrà essere valutato nel merito dal Tar si contestano così la violazione dei principi di legalità, buon andamento, trasparenza, imparzialità e par condicio perchè la Regione avrebbe favorito alcuni degli imprenditori aspiranti al convenzionamento in danno degli altri.

 30/07/2010 17.45