Spesa farmaceutica eccessiva? I dati dicono di no

Alessandro Biancardi

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Spesa farmaceutica eccessiva? I dati dicono di no
ABRUZZO. Sette regioni italiane, con giustificazioni diverse, per il momento non applicheranno il ticket aggiuntivo di 10 euro sulle visite specialistiche e sulle analisi.

L’Abruzzo deciderà stamattina, durante la riunione di giunta che affronterà l’argomento: la parola d’ordine – riferita da alcuni assessori contattati telefonicamente – è «prudenza», perché nulla è stato deciso, nemmeno se appellarsi al terremoto, un pretesto che fino ad oggi è risultato utile a vari scopi.

L’altro pretesto è che siamo in pieno Piano di rientro dai debiti e quindi sarà difficile parlare di sconti, visto anche che uno dei leit motiv del Programma operativo pluribocciato e poi resuscitato era ed è la «compartecipazione» dei malati alla spesa dell’assistenza, dai ticket sulle medicine alle rette per gli anziani ricoverati. Proposte già presenti nel Programma operativo del 2010 e riproposte di peso in quello del 2011-2012 con la solita tecnica: creare un nemico, un falso problema e poi lanciarsi contro per far vedere che solo l’Ufficio commissariale combatte contro questi mostri. Stavolta l’ostacolo da superare, il nemico da abbattere per l’Ufficio commissariale è lo sforamento della spesa farmaceutica, su cui quindi si deve intervenire.

Non è così e lo abbiamo già spiegato più volte.

Intanto perché la spesa per le medicine acquistate in farmacia è nella norma, poi perché si insiste nel mescolare i dati di questo consumo a quello dei consumi ospedalieri. Ma come fanno notare i farmacisti che dirigono le farmacie negli ospedali, al massimo gli sprechi si verificano nella distribuzione per conto, cioè nelle medicine che vengono consegnate al paziente al momento delle dimissioni, perché tante di questa scatole prendono direttamente la via del secchio dell’immondizia, una volta giunti a casa. La vera spesa fuori controllo è quella per i farmaci antitumorali, per le malattie del sangue e per l’Aids. Un dato emerso recentemente, in occasione della giornata dedicata a questo virus, è che in Abruzzo vengono attualmente curati 200 malati di questo tipo e le loro cure sfiorano o superano i 100 mila euro a testa. Importi inferiori, ma sempre elevati, ci sono per i malati oncologici e del sangue. L’unico modo di risparmiare sarebbe quello di non curarli più. Se quindi le maggiori spese per i farmaci derivano dalle prescrizioni ospedaliere di questo tipo, sembra riduttivo e allarmistico prendersela con l’inappropriatezza prescrittiva dei medici di famiglia. Che ci siano alcuni medici insensibili al problema spesa è probabile, anzi sicuro, ma invece di bloccare questi irresponsabili, si spara nel mucchio e si penalizzano tutti i malati. E poi non si può più credere nemmeno alla favoletta che la Regione voglia risparmiare, incentivando l’uso a costo zero per il malato dei farmaci generici o equivalenti. Dal 15 aprile scorso, con la pubblicazione delle liste di trasparenza Aifa, si pagano ticket e differenza di costo su molte medicine generiche, che non si sono allineate ai prezzi governativi. Alcune addirittura vengono a costare quasi quanto quelle brevettate, con buona pace della concorrenza ai farmaci che costano di più e dell’immagine della Regione che si preoccupa dei cittadini. Non è così. Intanto perché è stata annullata la norma di salvaguardia, che tutelava il cittadino dal maggiore pagamento, poi in altre regioni la quota se l’è accollata la regione stessa. Qui in Abruzzo, invece, si paga, anche se si è esenti totali: un malato invalido al 100%, con colite ulcerosa, paga 23,13 euro per una scatola di supposte di Asacol da 1 g e ben 19,85 per un generico corrispondente. Un betabloccante per la pressione arteriosa, che costa 4,54 euro, paga 2,66 di ticket. Un antibiotico diffuso, l’Augmentin, paga 2,78 di ticket, il generico paga 1,30. Dov’è la politica regionale che incentivava l’uso dei generici per risparmiare? Le favolette sono come le bugie: hanno le gambe corte. A meno che il tutto faccia parte di un progetto a più ampio raggio, se sono vere le notizie di alcuni “dimissionamenti” dalla Commissione regionale per il farmaco: sarebbero stati allontanati i componenti più scomodi, quelli che si sono opposti a certe scelte imposte dall’alto e senza validi supporti scientifici. Ma questa è un’altra storia, quella del consenso a tutti i costi.

Sebastiano Calella  18/07/2011 9.25

SPESA FARMACEUTICA 2011--FEDERFARMA