Legge sui consorzi, ecco cosa cambia

Alessandro Biancardi

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Legge sui consorzi, ecco cosa cambia
ABRUZZO. La legge appena approvata indica una tempistica ben precisa degli adempimenti da compiere.

Entro quattro mesi dalla sua entrata in vigore, la Giunta regionale approverà il Disciplinare e lo invierà entro 15 giorni alla Commissione competente per il parere. Entro sei mesi, tranne il Consorzio Chieti-Pescara per il quale sono previste disposizioni a parte, tutti i Consorzi dovranno predisporre l'elenco dei soci tenendo conto degli apporti effettuati da ciascuno di loro. Entro i successivi sei mesi, poi, sulla base di uno schema-tipo approvato dalla Giunta, verrà costituita l'ARAP. Infine, entro i 180 giorni successivi alla costituzione dell'Agenzia, l'assessore allo Sviluppo Economico convocherà e presiederà l'Assemblea generale. Contestualmente si avrà la decadenza dei Commissari.

La legge prevede la fusione degli attuali consorzi industriali, in un unico Ente Pubblico Economico, Arap, Azienda Regionale Aree Produttive anche perché la dimensione quali-quantitativa del nostro sistema industriale lo consente.

L’Arap avrà sul territorio delle strutture periferiche di supporto (le attuali dei Consorzi industriali) ed avrà un ruolo di coordinamento generale sia sulle localizzazioni industriali che sull’erogazione di servizi alle imprese, avrà un consiglio d’amministrazione, con una rappresentatività anche del mondo imprenditoriale e delle forze del lavoro tramite una Consulta di affiancamento. Non si occuperà però di pianificazione territoriale (la fanno già le Province), ma gestirà tutti quei servizi che hanno una natura di intereresse pubblico e incidono sulla qualità della vita della collettività.

L’idea è quella che «la Regione manterrà un ruolo “strategico” di indirizzo e di politica industriale, favorendo con adeguate iniziative normative, insediamenti industriali che garantiscano oltre ai livelli occupazionali anche il rispetto delle aspettative di conservazione ambientale e l’integrità paesaggistica territoriale».

Ai Comuni verrà mantenuta la potestà delle aree e delle procedure d’esproprio.

«La logica alla base», secondo la Regione, «è quella della “Sostenibilità Globale” della nostra Politica Industriale, cioè sostenibilità economica delle iniziative come capacità di auto sostenersi e generare sviluppo e posti di lavoro, sostenibilità ambientale intesa come necessità di tutela del territorio e dell’intera collettività e soprattutto sostenibilità sociale, come volontà di mantenere e rafforzare i vincoli di coesione sociale del territorio stesso, riducendo la marginalità sociale, la dispersione demografica e l’esclusione delle classi svantaggiate dai processi di crescita economica».

La Regione dovrebbe creare, attraverso l’Arap, «le condizioni affinché nel tempo, tutte le aree produttive si riconvertano in Aree Ecologicamente Attrezzate, ciò con una specifica azione normativa e con l’inserimento di premialità e sussidi per le imprese insediate nelle Aree».

I Consorzi saranno tutti superati, (per Pescara – Chieti si avvierà il processo di liquidazione)  le funzioni passeranno subito in capo alla nuova Arap, ma senza alcun impatto nei confronti delle imprese e dei lavoratori dei consorzi stessi, in quanto, come detto,  la nuova  Azienda  accorperà immediatamente le funzioni dei consorzi stessi. Secondo il disegno della Regione il nuovo ente regionale dovrà essere funzionale all’intero disegno di sviluppo.

La legge prevede e riconosce inoltre «le Reti d’Impresa» che sono aggregazioni di imprese che per un periodo definito e limitato si riuniscono per raggiungere un obiettivo specifico, possono appartenere a filiere diverse e hanno in comune un progetto specifico, sono organismi esclusivamente privati, con un numero definito e limitato di componenti.

Vi sono poi i Poli d’Innovazione che sono organizzazioni molto ampie, al cui interno sono ricompresi anche centri di ricerca e università, hanno una struttura più flessibile, una durata molto lunga, servono sostanzialmente a infrastrutturale singole filiere e permettere una massa d’urto significativa su processi molto lunghi di ricerca e innovazione.

Diversi invece sono i «Cluster», entità ancor più ampie con una partecipazione diretta della Regione e dei suoi enti strumentali, al proprio interno si coordinano le politiche dei poli, si raccolgono i risultati delle iniziative di ricerca e si condividono e diffondono i risultati, con lo scopo di trasferire le conoscenze e le best practices.

15/07/2011 9.22