Daniela Stati: picconate su Piccone, l’inchiesta Re Mida cresce e si dirama

Alessandro Biancardi

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FILIPPO PICCONE

FILIPPO PICCONE

ABRUZZO. Quegli interessi sottesi alla riconversione dello zuccherificio che parlano “celanese” e le autorizzazioni arrivate in tempi record.

Giorno dopo giorno dissemina sassolini che toglie dalle scarpe Daniela Stati, l’ex assessore all’Ambiente che veniva pressata da destra e… da destra, il suo Pdl, anzi il suo ex partito dal quale è uscita non senza fare rumore. Si dice umiliata e delusa da quella politica, una politica troppo legata agli affari e agli affarismi di cui forse però non aveva ben chiara la portata anche se non può non aver subodorato intenzioni e spregiudicatezze.

Oggi Daniela Stati è tornata a parlare in conferenza stampa, ufficialmente non aggiungendo nulla di più di quanto detto a Pescara all’uscita dalla procura (anche perché non potrebbe).

Lei è indagata per favoreggiamento, per aver coperto durante le indagini fatti rilevanti: ai pm non avrebbe raccontato tutto. Si è rifatta dopo gli arresti ed i guai per l’altra inchiesta dove è indagata per aver ricevuto un anello di diamante dall’imprenditore Vincenzo Angelone. Nel secondo incontro avrebbe fornito «elementi interessanti» ed in gran parte chiarito la sua posizione, una posizione marginale e fuori dai due gruppi di potere che volevano un inceneritore a Teramo ed uno ad Avezzano.

Stamattina Stati ha però posto l’attenzione sul progetto di riconversione dell’ex zuccherificio della Sadam, una riconversione che potrebbe aprire le porte ad un impianto biomasse da costruire sul territorio di Avezzano in località borgo Incile. Un comitato spontaneo di cittadini si è costituito per cercare di capire ed avere risposte concrete sul progetto che non vedono di buon occhio.

Il filo dominante della sua conferenza stampa di questa mattina è stato, comunque, quello legato alla esclusione del Comune di Avezzano da ogni decisione riferita alla costruzione della centrale a biomasse. «Stranamente l'intesa preliminare per la riconversione dello zuccherificio di Celano», ha chiarito la Stati, «firmata il 2 agosto 2007, per la costruzione dell'impianto ad Avezzano non ha visto la presenza al tavolo delle trattative dell'amministrazione comunale. Stranamente era presente Benito Marcanio, consigliere provinciale di Celano ed Evelina Torrelli, presidente del nucleo industriale di Avezzano e Filippo Piccone, sindaco di Celano». Ha ricordato che il Consiglio comunale di Avezzano aveva manifestato la propria contrarietà alla costruzione dell'impianto e che c'era stato anche il parere negativo del comandante Guido Conti della Guardia Forestale di Pescara, interpellato personalmente proprio dalla Stati.

Tra agosto e settembre però sarebbero arrivate le autorizzazioni della Regione.

Dalle informazioni a disposizione del progetto si sa che la centrale a biomasse dovrebbe bruciare tonnellate di pioppi che però in zona non sono presenti.

LA CONVINZIONE DI DANIELA STATI

Le convinzioni di Daniela Stati sono ferme e al telefono le ha ribadite più volte. Nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Guido Campli si fa riferimento ad alcune intercettazioni nelle quali l’ex assessore parla di un presunto accordo elettorale tra Piccone ed il sindaco di Avezzano, Antonio Floris. Il coordinatore del Pdl avrebbe promesso al primo cittadino di candidare il figlio alle prossime elezioni. La notizia viene data da Stati a Mauro Febbo ma sulla fondatezza nulla si può dire. Piccone dal canto suo smentisce adirato, se la prende con i giornalisti che pubblicano le intercettazioni e sollecita il premier Berlusconi ad andare avanti con la legge che ne impedisce la diffusione.

Sta di fatto che diversi particolari la Stati potrebbe averli forniti già ai magistrati che avrebbero anche potuto verificarne la veridicità seduta stante, cioè mettendo insieme gli elementi già in loro possesso.

Il filone avezzanese-celanese ha già preso corpo nella maga inchiesta “Re Mida” e sarà approfondito nelle prossime settimane, il quadro sarebbe chiaro ma la procura di Pescara vuole andare a fondo per capire tutte le possibili implicazioni dell’altro «gruppo affaristico» rappresentato da Piccone rispetto a quello Venturoni-Di Zio sul fronte teramano.

Nell’affare della centrale a biomasse rientra una società già al centro di alcune vicende di cronaca, al Rivalutazione Trara, di cui è socio Ermanno Piccone, padre di Filippo, Venceslao di Persio e Sabatino Aracu, deputato azzurro di cui la procura aveva chiesto l’arresto nell’inchiesta Sanitopoli. Niente misure cautelari per Aracu in quel caso perché il gip Di Fine notò la lontananza nel tempo dei reati contestati nella pubblica amministrazione (2003-2005) e bollò come «comune delinquenza» i fatti contestati circa una serie di irregolarità nella gestione di società a lui legate.

Fatti che potrebbero avere nuovamente un peso corroborati da una serie di prove già in mano alla procura. Ma Stati avrebbe anche raccontato nel dettaglio altre dinamiche che potrebbero in qualche modo spiegare meglio interessi, pressioni, richieste e coordinamento dei diversi centri di interesse.

FRONTE VENTURONI: SI INDAGA SUL CASTELLO, SUI CONTI. DOMANI L’INTERROGATORIO

L’assessore ombra all’Ambiente, Lanfranco Venturoni, ufficialmente non ha ancora presentato le dimissioni dall'incarico di assessore regionale alla Sanità. E’ probabile che vorrà attendere l’esito dell’interrogatorio fissato per domani mattina alle 9.30. Tuttavia appare difficile che il gip Campli possa cambiare idea senza nuovi elementi sul tavolo. Venturoni è agli arresti domiciliari dal 22 settembre.

Inoltre gli accertamenti non sono terminati e si allargano su più fronti: quello di maggior interesse riguarda le compravendite di immobili di Venturoni. Per esempio l’acquisto per circa 600mila euro del castello che fu di Malavolta, un immobile che però per la procura avrebbe un valore di almeno 2mln di euro.

Venturoni ha fatto un affare, ha versato la restante quota in nero o ha pagato in altro modo? E’ quello che la Squadra mobile di Pescara sta cercando di appurare. Nel frattempo sono state avviate numerose verifiche bancarie.

I filoni da approfondire tuttavia sono molti e riguardano diversi aspetti: il versante Pescarese della gestione dei rifiuti, il ruolo dei pubblici ufficiali e dei funzionari regionali troppo morbidi con Di Zio, ed altri filoni che sono emersi dall’ascolto di numerosissime conversazioni (si dice circa 50mila) e che delineano un quadro di incredibile commistione e illegalità diffusa.

a.b. 27/09/2010 14.58

*TUTTO SULL'INCHIESTA "RE MIDA"