Quote latte: l’Abruzzo interroga il Ministero. Mascitelli (Idv): «dure conseguenze per allevatori»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Sull’inchiesta quote latte l’Abruzzo vuole vederci chiaro.

E’ per questo che il senatore Alfonso Mascitelli, coordinatore Idv Abruzzo, Lucia Proto dell’Idv Abruzzo Donne e il presidente Cospa Abruzzo Dino Rossi si sono fatti avanti, nei giorni scorsi, con un’interrogazione al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali sull’alterazione dei dati produttivi di latte che ha procurato non pochi danni ad allevatori e produttori nazionali.

A muovere i fili della maxi truffa sarebbe stata l’Agea (agenzia per le erogazioni in agricoltura), responsabile del Sian (Sistema informativo agricolo Nazionale) che avrebbero modificato l’algoritmo utilizzato per il calcolo del numero dei capi da latte e dei numeri di giorni di lattazione, in modo tale da far risultare un numero di capi compatibile con il livello produttivo dichiarato dalla stessa agenzia europea.

Obiettivo? Italianizzare il latte proveniente dalla Romania che pur non essendo soggetto a controlli di qualità e sicurezza veniva regolarmente acquistato, importato dalle grandi catene di distribuzione, lavorato dai colossi del latte e spacciato per latte italiano.

«A causa di questa concorrenza sleale (dovuta all’alterazione delle quote latte)», spiega Mascitelli nell’interrogazione, «le aziende vere chiudono. E a subirne le conseguenze sono gli allevatori e lo Stato». Perché agli allevatori sono state comminate pesantissime sanzioni (in molti casi tali da costringere le aziende zootecniche interessate alla chiusura), sebbene le loro produzioni non avessero mai complessivamente superato la quota nazionale assegnata dall'Unione europea.

A farne le spese di questa prassi “illegale” sarebbe stato anche lo Stato italiano che, in virtù delle sanzioni comminate e non versate alla stessa Unione, si è visto decurtare i previsti finanziamenti comunitari per la Pac (Politica Agricola Comune).

Al centro dell’inchiesta arrivata sul tavolo di 70 procure italiane vi è anche l’istituto zooprofilattico di Teramo “G. Caporale” dove vengono custoditi archivi di elenchi che si riferiscono alle quote latte.

Non meno critica la coordinatrice donne Idv Lucia Proto che ha preso parte all’interrogazione sottolineando come l’approvviggionamento di latte da Paesi in cui i controlli scarseggiano, possa provocare seri problemi di salute.

«Il consumo di latte vaccino che non viene controllato a livello sanitario può generare l’effettivo aumento che si sta verificando, delle patologie di intolleranza e allergia al lattosio e alle proteine del latte, sia nei bambini, sia negli adulti», ha detto, «queste truffe atte a far risparmiare solo alcuni grossi produttori, arrecano un danno ingentissimo all’allevamento, alla produzione di tipo non industriale e alla filiera corta, che l’Italia dei valori invece propone di incentivare economicamente proprio perché garanzia di bontà, di salute e di esportabilità dei nostri prodotti all’estero».

Marirosa Barbieri 11/07/2011 10.33