La segretaria di Angelini:«preparavamo tanti pacchetti di mazzette». Del Turco:«assurdo»

Alessandro Biancardi

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La segretaria di Angelini:«preparavamo tanti pacchetti di mazzette». Del Turco:«assurdo»
PESCARA. Penultima udienza del processo Sanitopoli prima della pausa estiva con ormai consuete contestazioni e colpi di scena. Per la prima volta hanno preso la parola anche l’ex presidente Del Turco e l’ex manager dell'Asl di Chieti, Luigi Conga.

Nel loro intervento i due imputati hanno utilizzato toni forti e sprezzanti verso le cose che stavano ascoltando in aula dalla testimone Katia Pace, una delle segretarie di Vincenzo Angelini, ex patron di Villa Pini.

Del Turco ha approfittato di un momento di incertezza della testimone che stava facendo l’elenco delle persone che aveva visto a Villi Pini o che avevano telefonato per parlare con l’allora proprietario della clinica. Ad un certo punto sembra abbia nominato anche l’ex presidente della Regione tra le persone che almeno una volta hanno chiamato al centralino della clinica per parlare con Angelini.

A quel punto Del Turco ha esclamato qualcosa che non è giunto nelle ultime fila, spalancando le mani e agitandosi. Poi il presidente del collegio, Carmelo De Santis, gli ha dato la parola per quelle che il codice chiama “spontanee dichiarazioni”.

«E’ un privilegio poter parlare dopo tanto con un magistrato che vuole  e sa ascoltarmi», ha detto, «mi è capitata una cosa che non avrei mai immaginato: ho visto un uomo 10 minuti prima dell'udienza scorsa, ho chiesto chi fosse e mi ha risposto che era Dario Sciarelli, l’autista di Angelini. E’ stata la prima volta che lo vedevo. Non ho mai visto quell'uomo in vita mia, non escludo che abbia accompagnato Angelini qualche volta ma lui non l’ho mai visto. Non ho mai chiamato a Villa Pini e  la procura sa che in vita mia non ho mai chiamato Angelini per un appuntamento perché non sono state intercettate solo le telefonate private, quelle con le signorine… io non c’entro niente con questa storia».

Il momento della spontaneità è proseguito con Conga anche lui tirato in ballo dalla testimone come telefonista incallito («chiamava anche una volta la mese, alcune volte chiamava anche con uno pseudonimo, “Rusticon”, ma io riconoscevo il numero… un 348…»).

 «Dico che non è possibile», ha detto Conga, «forse la signora si sta confondendo con qualche altra persona. Forse qualche volta ho chiamato ma solo per motivi istituzionali e sempre tramite le segreterie e per questo non mi sono mai sentito con la signora Katia. Non so nulla di buste e pacchetti… ma che stiamo scherzando? La dignità delle persone non va oltraggiata… se la signora sa qualche cosa la dica e sia precisa in modo che io mi possa difendere».

Ormai a questo punto, però, era già trascorsa molto lentamente una intera giornata che ha sballato per la seconda volta i piani: dei 13 testimoni ne sono ascoltati ben 2, di questo passo bisognerà prevedere almeno 50 udienze oppure riuscire a sentire almeno 10 testimoni per le 10 udienze programmate. Cosa impossibile visto che le cose da chiedere sono moltissime ed il contro esame è spesso farraginoso, non fosse altro che per il numero di parti in causa.

La mattinata è stata spesa per decidere sulle ultime questioni preliminari, l’ammissione degli atti, le controdeduzioni delle difese sulle intercettazioni.

La difesa Del Turco ha chiesto l'inserimento tra la documentazione processuale della consulenza del perito nel procedimento giudiziario di Chieti sul fallimento Agnelini, consulenza che  ricostruisce i movimenti bancari di Angelini: «a noi interessa limitatamente alle concussioni che ci vengono contestate e nei periodi indicati dal capo di imputazione», ha spiegato l'avvocato di Del Turco Giandomenico Caiazza lasciando intendere che quei dati riportati nel lavoro potrebbero fornire spiegazioni diverse da quelle ipotizzate dalla procura pescarese.

 Poi il difensore si è scagliato nuovamente contro la trascrizione delle telefonate “hot” dell’ex presidente con alcune donne che in qualche modo hanno poi anche avuto incarichi pubblici.

La prima sorpresa è giunta proprio su questo fronte perché il collegio giudicante dopo una camera di consiglio di oltre un’ora e mezzo ha dichiarato l’esclusione di quelle telefonate che dunque non finiranno nel processo contrariamente a quanto aveva deciso il gup.

Non si esclude però la loro ammissione nel corso del dibattimento nell’eventualità dovesse emergere come aspetto rilevante.

Per il resto i giudici hanno ammesso tutta la documentazione con poche eccezioni comunque condizionate all’andamento del processo. Anche la procura si era detta favorevole all’ammissione di tutta la documentazione.

«PACCHETTI DI MAZZETTE SEMPRE PIU’ SPESSO»

Nel pomeriggio e per oltre un’ora, come detto, è stata ascoltata la segretaria di Angelini, Katia Pace.

«Angelini ci diceva di preparare i vari pacchetti di importi vari, di solito 10 mila euro», ha raccontato, «e li mettevamo in una busta da lettera. Se la consistenza era più di 200mila le banconote venivano impachettate con fogli di carta A4 o A3 e nastro adesivo e venivano messi nelle buste di carta riciclata. Mi ricordo una volta che abbiamo fatto un pacchetto che abbiamo messo in una scatola di cartone: dentro c’erano 750mila euro, credo fosse l’estate del 2007»

Come venivano prelevate le banconote?

«In segreteria avevamo una cassaforte, nel momento in cui non vi era più disponibilità il dottor (Angelini ndr) si rivolgeva a Del Grosso, dell’ufficio contabilità, che allertava la banca e portava dei soldi da mettere in cassaforte, altre volte era la vigilanza che portava i contanti. Ci sono stati prelevamenti dalla cassa della clinica; è successo poche volte».

Ha saputo a chi dovevano essere consegnate?

«Angelini non lo diceva. E’ successo qualche volta che mi diceva “vado a Collelongo”, altre volte  “a Chieti scalo” o “a Pescara”. Qualche volta venivano portati da Angelini con l’autista qualche altra volta solo dall’autista».
Poi la segretaria ha raccontato come furono scattate le famose foto di cui si è parlato la scorsa udienza, grosso modo confermando molti dei dettagli già emersi.

«Venivano spesso Cesarone e Boschetti. Il dottore li faceva accomodare nel suo studio e dava indicazioni di preparare buste da 10-11mila euro e venivano consegnate. A volte ci faceva entrare nello studio e ci faceva appoggiare le buste sul tavolo mentre Angelini conversava con Boschetti e Cesarone. Poi noi la sera mettevamo a posto lo studio e le buste non c’erano più».

«Non ho mai visto consegne delle mazzette ma ogni qualvolta c’erano personaggi politici il dottore ci faceva preparare un pacchetto».

«Alcune volte c’era urgenza ed allora dicevamo a Dario Sciarelli di mettersi “in posizione da sparo” pronto a partire insomma…»

 «Abbiamo iniziato a preparare pacchetti dal 2004: all'inizio erano circa 3 pacchetti al mese poi anche 3 pacchetti a settimana».

Non sono mancati scontri tra il difensore di Del Turco, Gian Domenico Caiazza, e quello di Angelini, Sabatino Ciprietti, su presunti particolari discordanti tra deposizione e verbali di indagine.

Si è poi creato un “caso” su una presunta omissione della testimone che non avrebbe raccontato ai pm, quando venne sentita nel 2008, altri particolari emersi invece ieri.

La testimone ha spiegato che tre anni fa si trovava in uno stato particolare (aveva da poco partorito) mentre la procura ha sostenuto che quei particolari non erano emersi prima perchè non erano state poste domande sul caso.

La segretaria Pace ha anche raccontato delle telefonate di Bernardo Mazzocca (ex assessore alla Sanità) e Angelo Bucciarelli (ex segretario di Mazzocca), quest’ultimo molto interessato a segnalare persone da assumere in clinica.

Anche l’altra segretaria di Angelini, Valentina Di Giosaffatte, che spesso rispondeva al telefono, ha confermato in gran parte i contatti telefonici di alcuni indagati anche se ha raccontato di lavorare in un’altra zona della segreteria più distante dall’ufficio di Angelini e con compiti diversi.

 «A me non è mai stato chiesto di confezionare pacchetti. Non mi hanno mai detto nulla ma quando chiudevano la porta intuivo che qualcosa di delicato si facesse…»

Anche Di Giosaffatte ha confermato il particolare delle chiamate frequenti di Conga ed anche quello del soprannome “Rusticon”.

Alessandro Biancardi 07/07/2011 8.42

* TUTTO SUL PROCESSO SANITOPOLI