Soppressione Abruzzo Lavoro, i dipendenti smentiscono l'assessore:«aggravio di costi e nessun beneficio»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Mentre la giunta Chiodi approva una delibera per proporre la soppressione dell'ente Abruzzo Lavoro i dipendenti insorgono.

Secondo l'assessore il provvedimento produrrebbe un risparmio di circa 300mila euro l'anno «riportando le funzioni di Abruzzo Lavoro in capo all'assessorato ed i 23 dipendenti all'interno della struttura regionale».

Scetticismo arriva, però, proprio dai dipendenti che nelle scorse ore si sono riuniti in assemblea e sono contrari all'operazione, che dovrà passare ora al vaglio del Consiglio regionale.
«L'ente Abruzzo Lavoro», dicono i 23, «non ha mai avuto un Consiglio di Amministrazione e pertanto non ci sarebbero risparmi sui costi della politica».

I dipendenti pongono l'accento anche sull'attivo dell'ente e il fatto che la struttura abbia sempre garantito il conseguimento «nei termini previsti» dell'intera spesa delle risorse del Fondo Sociale Europeo, affidatogli dalla Regione. «Per servizi resi, tramite la realizzazione di Progetti europei abbiamo registrato introiti per oltre 500 mila euro negli anni e le attività svolte hanno consentito alla Regione di realizzare forti economie tramite la progettazione del Fondo sociale».

Per i dipendenti proprio alla base di questi dati, in pratica, al posto dei tagli l'amministrazione Chiodi dovrebbe pensare ad «aggiornare la legge regionale 76 del 1998 istitutiva dell'ente a nuovi e più impegnativi compiti alla luce della crisi in corso».

La riforma «dovrebbe essere, come per legge, concordata con le organizzazioni sindacali». Invece la decisione della giunta viene vista come «un aggravio di spese per la Regione stessa in termini di costo del personale, di possibilità di efficacia e utilizzo delle risorse del Fondo sociale e in termini di contenzioso con il personale.

I dipendenti sperano nell'apertura di un tavolo di confronto con le organizzazioni confederali, di categoria e la giunta «per riconsiderare la necessità di chiusura».

05/07/2011 12.02