Ato, Codici ancora contro Caputi: «non risponde alle nostre domande»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Continua lo scontro a distanza tra l'associazione Codice e il commissario Pierluigi Caputi.

Nei giorni scorsi l'associazione di consumatori aveva presentato un rapporto dettagliato sulla gestione del servizio idrico da parte del commissario. Codici aveva messo in luce una serie di problemi che sarebbero riusciti anche «nell’arduo compito di rendere ancor più acute le criticità endemiche legate al business dell’acqua».

Qualche giorno dopo Caputi ha replicato alle contestazioni (non citando mai di fatto Codici), sostenendo che da quando la gestione è stata commissariata c'è stato «il ritorno a procedure regolari».

Ma proprio quella risposta non piace a Codici che oggi interviene nuovamente e contesta il fatto che la replica di Caputi «non ci è stata mai recapitata» ed è stata scoperta «solo tramite il quotidiano on-line PrimaDaNoi.it».

«In ben quattro cartelle autocelebrative», contesta il segretario provinciale, Domenico Pettinari, «l'ingegner Caputi non risponde a nessuno dei numerosi interrogativi da noi posti».

Pettinari parla di un «silenzio omertoso» su «inefficienze amministrative (alla base dei licenziamenti presso l'Ato Pescarese), su doppi e tripli incarichi dirigenziali, su dirigenti e funzionari pagati per presiedere strutture inesistenti, su assunzioni di personale subalterno (Ato pescarese) e di figure apicali (Ato teramano e Aquilano) in palese violazione delle vigenti normative e degli statuti regionali degli Enti d'Ambito. Nessuna risposta su consulenze esterne, mancanza di trasparenza, contratti di servizio inesistenti e stabilizzazioni irregolari».

«Non solo ai professionisti», continua Pettinari, «ma anche all´uomo della strada, il commissario Caputi dovrebbe far sapere perché nonostante la presenza di un consulente legale (privo del titolo di avvocato) e il supporto gratuito dell´Avvocatura regionale (legittimata ad esprimersi in materia di contratti di lavoro di strutture afferenti alla Regione Abruzzo), non si è riusciti a scongiurare quell´aborto giuridico con il quale l´ex commissario Valeri (formalmente indagato) ha mutato lo status dei dipendenti dell´Ato Pescarese facendone, a tutti gli effetti, dei dipendenti pubblici senza concorso e senza i requisiti minimi di accesso (almeno per 11 dipendenti su 13) previsti dalla Costituzione italiana e dal Tuel».

L´associazione Codici, ritenendo «illegittimi e defatigatori» i «“per quanto a conoscenza” omissivi del commissario Caputi», annuncia che «continuerà a denunciare, anche al fine di individuare specifiche responsabilità personali, eventuali irregolarità ed anomalie nella gestione degli Ato regionali affinchè né il velleitarismo gattopardesco né le più remissive politiche dello struzzo prevalgano su di una governance del servizio idrico trasparente e condivisa».

05/07/2011 10.05