Decreto Tremonti, pronto il ricorso alla Corte costituzionale, arrivano nuovi ticket

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Non si placano le polemiche dopo la manovra economica del Governo che penalizza soprattutto l’Abruzzo ed espropria le competenze del Tar e del Consiglio regionale.

ABRUZZO. Non si placano le polemiche dopo la manovra economica del Governo che penalizza soprattutto l’Abruzzo ed espropria le competenze del Tar e del Consiglio regionale.

Nasce il coordinamento dei sindaci interessati alla chiusura dei piccoli ospedali, da Guardiagrele è in arrivo la prima impugnazione alla Corte costituzionale del decreto Tremonti, in fibrillazione il Consiglio regionale per quello che sembra un vero e proprio commissariamento da parte del Governo per l’obbligo di approvare il Programma operativo “taglia ospedali” così com’è, pena l’intervento sostitutivo del Governo stesso.

Il day after della manovra economica Tremonti è ricco non solo di polemiche, ma anche di sorprese e l’impressione è che – come al solito – si alzano polveroni per nascondere i contenuti reali che avranno una ricaduta pesante sui singoli cittadini. Cioè un drenaggio di risorse economiche che ridurranno sempre di più gli euro a disposizione per i consumi, con buona pace dei commercianti o dei produttori vittime distratte di questi provvedimenti adottati mentre le loro associazioni sembrano rassegnate, visto il silenzio che accompagna questa manovra.

«Ci siamo incontrati tra sindaci ed abbiamo deciso di metterci in rete per ogni iniziativa futura – spiega Sergio De Luca, sindaco di Casoli – siamo tutti determinati a contestare anche in via giudiziaria questi tagli ingiustificati, ma per il momento dobbiamo attendere che siano pubblicati i decreti attuativi. Solo dopo potremo ricorrere alla Corte costituzionale».

 Chi brucia le tappe è invece la lista civica “Guardiagrele il bene in comune”: dopo aver scritto per prima al Presidente della Repubblica, stasera in una manifestazione pubblica e lunedì in una conferenza stampa annuncerà che è pronto il ricorso per l’incostituzionalità delle norme approvate dal Governo in quanto vanno a ledere il diritto costituzionale alla salute. Sul versante della Regione, silenzio assoluto – e forse un pò imbarazzato – della presidenza del Consiglio, chiamato a gestire il diktat del Governo. L’imbarazzo deriva certamente dalle due possibilità che si presentano: se il Consiglio approva il Programma operativo su “ordine” dall’alto, di fatto è esautorato dai suoi compiti e dalla sua autonomia. Se il Consiglio non lo approva entro 60 giorni, interviene il Governo che con i suoi poteri sostitutivi approverà lo stesso, dimostrando che il Consiglio regionale non serve. Su tutto lo scenario l’infelice comunicato di pochi giorni fa, quando il presidente Pagano rispose alla diffida della lista civica di Guardiagrele sostenendo che «il Consiglio non aveva competenza in materia», non si sa se sulla sanità o sui poteri del Commissario. Ora invece il risveglio sulla dura realtà dell’intervento a gamba tesa di Tremonti e Berlusconi, che ha già prodotto notevoli contraccolpi all’interno del Pdl.

 ARRIVA IL TICKET AGGIUNTIVO SULLE MEDICINE

E mentre si discute su questi aspetti di schieramento e sulle strategie da adottare, la bozza del decreto Tremonti di cui poco si è conosciuto attraverso i dibattiti (e che ancora non appare nella sua stesura definitiva sul sito del Governo), riserva ancora sorprese amare per i cittadini. A pagina 23 del provvedimento che è andato all’approvazione del Consiglio dei ministri e di cui non sono state annunciate modifiche, si legge con chiarezza di aumento dei ticket per le medicine e poco prima si legge anche che sono modificati i parametri per i dispositivi medici e per le protesi. Per questi ultimi, saranno adottati i costi standard e le quantità previste dai decreti attuativi del Federalismo, per il ticket si legge con chiarezza che a partite dal «2014 saranno introdotte misure di compartecipazione sull’assistenza farmaceutica e sulle altre prestazioni erogate dal sevizio sanitario nazionale».

In realtà nulla di nuovo rispetto al Programma operativo Chiodi-Baraldi, che già prevedevano questa compartecipazione. La novità semmai è questa: «le misure di compartecipazione sono aggiuntive rispetto a quelle già disposte dalle regioni e sono finalizzate ad assicurare l’appropriatezza, l’efficienza e l’economicità delle prestazioni».

 Una pietosa bugia, quasi il pudore di ammettere le “mani in tasca” ai cittadini, perché il ticket serve solo a fare cassa e non certo ad assicurare l’appropriatezza delle prescrizioni. Non bastava il ticket, adesso siamo al ticket sul ticket. Che aggiunto alla “compartecipazione” per le visite specialistiche e per il Pronto soccorso già adombrano l’imitazione completa del sistema liberista americano: ti curano solo se hai l’assicurazione privata e se porti con te la carta di credito.

Sebastiano Calella  02/07/2011 11.19